Io Diserto: Mocciola e Sommaripa portano in scena l’insensatezza della guerra

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Il 15 e il 16 ottobre – a ridosso della pubblicazione delle nuove disposizioni per fronteggiare la seconda ondata di emergenza da coronavirus – è andato in scena alla Casa della Musica uno spettacolo teatrale avvincente.

Io Diserto: un’esibizione che già dal titolo preannuncia la meta-intenzione degli autori: Disertare. Disobbedire. Scommettere tutto, provarci.

IO DISERTO – morire per la Patria, morire per niente” non è solo uno spettacoletto del fine settimana. Nel delicato momento storico in cui ci troviamo, è soprattutto una sfida. Tanto gli ideatori, quanto i responsabili del teatro, hanno deciso di sfidare la prevedibile poca affluenza.
È un tentativo di ridare vigore e dignità al comparto dello spettacolo e ai suoi addetti ai lavori in un momento tanto sfavorevole:  il mantra era “resistere”. E la resistenza ha portato i suoi frutti la sera successiva, con un buon numero di spettatori e una performance se possibile ancora più apprezzabile.

Ma la resistenza sta agli antipodi rispetto alla disertazione. Ed è proprio su questa contrapposizione, solo apparentemente serrata, che si esprime la vena creativa di autore e regista, nonché il talento dei giovani interpreti.

Autori e interpreti

Quella alla quale abbiamo assistito la sera del 15 ottobre alla Casa della Musica, era l’anteprima nazionale di uno spettacolo teatrale inserito nella rassegna “Controvento – il teatro dei talenti Under 35”. Questa era rivolta, per l’appunto, alle performance delle giovani promesse del panorama teatrale partenopeo e nazionale. Scritto da Antonio Mocciola (autore napoletano da sempre attento e sensibile nell’esporre tematiche sociali e storiche, delicate quanto scomode) e diretto da Diego Sommaripa (già protagonista di diversi ruoli in tv e al cinema, nonché regista di corti, spot pubblicitari e spettacoli teatrali), “Io Diserto” è, per l’appunto, una storia di contrapposizioni. Racconta la sofferenza e l’insensatezza basale che accompagna ogni guerra, ogni conflitto a fuoco che ha come ragion d’essere la conquista di territori e ricchezze. Tesori dei quali probabilmente nessuno dei giovani martiri che l’hanno conquistati avrà la fortuna di godere.

È la storia di due persone, due giovani, di estrazione sociale diversissima. Accomunati, apparentemente, dal solo fatto di appartenere a uno stesso Stato, che a loro richiede sangue e sacrificio. Lo scenario è quello della guerra del Carso, l’anno è un indefinito tra il 1915 e il 1918. I due attori protagonisti, Alfonso D’Auria e Vincenzo Coppola, interpretano rispettivamente Furio Sbarnemi (calabrese anarchico e pacifista, ispirato alla figura di Bruno Misefani, personaggio realmente esistito e autore del libro “Il diario di un Disertore”) e un giovane Giuseppe Ungaretti, che ha davvero partecipato da interventista in prima linea sul Carso. Detto questo, la vicenda specifica (del dialogo tra i due) narrata nella rappresentazione teatrale, è però frutto di un falso storico, uno stratagemma narrativo comune nel mondo dello spettacolo.

E già qui le contrapposizioni di certo non mancano. La prima grande antitesi che salta all’orecchio sin dalle primissime battute, è quella tra il patriottico Giuseppe Ungaretti, interventista della prima ora, poeta e giovane intellettuale filo-autoritario e il disertore Furio Sbarnemi, meridionale anarchico e pacifista, suonatore di chitarra.

La trama

In questa elaborazione alternativa di vicende storiche realmente accadute, Ungaretti e Sbarnemi sono compagni di trincea. Entrambi sopravvissuti all’ultimo attacco della baionetta nemica. Ungaretti ha avuto la peggio, giace ferito su un giaciglio. La gamba, martoriata da una granata, sanguina.
I due si ritrovano a discutere sulla condizione che li ha portati lì, in quella terra per entrambi straniera. La notte è lunga e il medico non arriverà all’accampamento prima dell’alba. Si spera che la gamba non vada in cancrena.

Ed è in questo scenario che prende vita il dialogo, serrato e schietto, ma anche poetico e riflessivo, tra i due protagonisti della vicenda. Furio Sbarnemi è un anarchico, o almeno è questo l’aggettivo che gli viene rivolto. Non indossa il corredo militare e non ha voluto manco gli consegnassero l’arma. È un calabrese, figlio dell’umile miseria del meridione. I suoi compaesani vivono ancora nelle baracche di fortuna, a seguito del violento terremoto del 1908. Le ferite dell’annessione forzata del Sud Italia al regno sabaudo erano ancora vive e sanguinanti. Gli impegni nei confronti del Meridione e dei meridionali erano già stati abbondantemente disattesi.

Ungaretti, invece, era davvero un convinto interventista. Nato in Egitto da genitori toscani, la sua fede nella patria aveva il sapore di una religione di Stato di comtiana memoria: la cieca ubbidienza e la fiducia incondizionata nei confronti della razionalità strategica e organizzativa dello Stato e della nazione. Ungaretti credeva nella grandezza dell’ideale nazionalista. Ascoltava i discorsi di un giovane Mussolini, durante l’ascesa di quest’ultimo e l’affermarsi della compagine fascista. Credeva che la guerra fosse un lecito strumento di espansione, e che quest’ultima dovesse essere legittima pretesa di ogni stato sovrano.

Già in questa prima e sommaria descrizione dei protagonisti, è evidente la pesante opposizione tra due mondi differenti, solo legalmente mantenuti con la forza sotto lo stesso tetto, quello del Regno d’Italia, della lingua italiana e forse della cultura cattolica. La provenienza geografica e sociale dei due ne segnerà profondamente le idee, come differenti sono gli atteggiamenti di chi proviene da contesti radicalmente opposti.

Una storia di contrapposizioni

Ed è proprio su questo schema di opposizioni che si gioca la vicenda oggetto dello spettacolo: i due giovani soldati combattono la stessa guerra, con la stessa carica ideologica. Ma per l’anarchico Furio, l’ideologia si esprime partendo dal rifiuto delle armi e della divisa, arrivando sino al diniego della nazionalità che gli è stata ascritta alla nascita. Le ragioni della sua ritrosia al combattimento, viaggiano quindi su un doppio binario: da un lato si tratta di questioni prettamente ideologiche (il rifiuto della guerra, il pacifismo), mentre dall’altro troviamo una componente estremamente pratica e spicciola, ovvero la mancanza di fiducia in uno Stato che, coscientemente, ignora le istanze di aiuto dei popoli meridionali.

Ungaretti, al contrario, è mosso proprio dalla fiducia incondizionata nei confronti dell’autorità, sotto forma di Patria. Questa benevola genitrice, dispensatrice di ricchezze e sicurezza, è per lui il faro di un’esistenza dignitosa e sensata. Perde il padre in giovane età, occupato nella costruzione del ponte tra i due mondi, lo stretto di Suez. Dell’Italia, non ha conosciuto che le efficienze delle regioni settentrionali. Può ancora permettersi di credere nello Stato e nei suoi rappresentanti.

Furio aspetta che la morte lo liberi dalla schiavitù dell’Autorità, Giuseppe la cerca invece come via per la consacrazione sull’altare della Patria.

Ed è sullo sfondo di queste vicende che si muove il dialogo tra i due protagonisti. Ungaretti spezza i toni leggeri dei dialoghi con la lettura di alcune sue composizioni. Mentre Furio, serafico, spesso accompagna i propri pensieri con le note di una chitarra.

Il testo asciutto, la recitazione tonale, l’espediente della radiocronaca degli eventi e le strombazzanti canzonette dell’epoca (frutto di un intenso lavoro di ricerca da parte del Mocciola) restituiscono immediatamente, senza esitazione, quell’atmosfera e quei suoni che producono l’angoscia, oppressione dello spirito, che doveva essere comune nelle trincee di inizio novecento, come in quelle dei giorni nostri. Ma sono proprio le vicende di quel periodo a scorrere sullo sfondo della narrazione: il terremoto di Messina, l’ascesa del Fascismo, la Questione Meridionale, il futurismo. Tutto riassunto in 55 minuti di intrattenimento, storia, e contro-narrazione.

Uno spettacolo”, quello di “Io Diserto” come scrive Mocciola, “dedicato a chi ebbe il coraggio di dire no”.

SITOGRAFIA:
Casa della Musica – Palapartenope https://new.palapartenope.it/casa_strut-2/
Eventi e date: https://www.facebook.com/teatro.palapartenope/

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