Sei proprio sicuro di essere empatico?

Se provassimo a chiedere ad ognuna delle persone che ci circonda se si definisca o meno una persona empatica, con elevata probabilità otterremmo una risposta positiva. Eppure, con altrettanta probabilità, ciò non corrisponderebbe al vero.

Si tratterebbe di una bugia, forse. Effettivamente, il timore di essere giudicati in maniera negativa potrebbe distorcere la risposta che forniamo ogni qualvolta ci viene posta questa domanda. Eppure, gran parte di noi, nutre sinceramente questa convinzione.

Quindi siamo davvero tutti empatici?

Non proprio. Piuttosto, è probabile che il significato stesso della parola “empatia” sia distorto. Proviamo a capirne il motivo.

Comunemente si tende a definire l’empatia come la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” o “immedesimarsi nel suo vissuto”. In realtà l’empatia è una capacità molto complessa, il cui sviluppo richiede una certa maturità.

Il contagio delle emozioni

Il contagio emotivo è la forma più semplice ed immediata di condivisione emotiva. Esso si manifesta attraverso una fusione con le emozioni sperimentate da un altro individuo. Con queste non solo ci si identifica, ma ci si fonde, fino a sentirsi totalmente immersi nella pelle dell’altro.

Una tipica manifestazione di contagio emotivo può essere riscontrata nel pianto del bambino che, in collera per il giocattolo che gli si è rotto tra le mani, innesca in tutti gli altri bambini presenti esattamente la stessa reazione.

Ma anche gli adulti non sono esenti da questo fenomeno. Il contagio emotivo, seppur tipico dell’infanzia, può tornare ad emergere anche nell’adulto. È normale, per esempio, che durante la fase iniziale dell’innamoramento ci si senta come un tutt’uno con il partner e non ci si senta pienamente padroni di sé. Come è altrettanto normale che, nel bel mezzo di un concerto, si avverta la sensazione di smarrire se stessi, diventando parte di un unico corpo che si muove e canta a squarciagola.

Ed è proprio il contagio emotivo ad essere confuso con l’empatia: uno studio realizzato su un campione di adulti lo dimostra. Ad ognuno dei partecipanti, a cui sono state mostrate 12 diapositive raffiguranti varie situazioni di vita quotidiana, è stato chiesto di indicare per iscritto la propria reazione, l’intensità ed il grado di approvazione del comportamento dell’individuo raffigurato. Dallo studio è emerso che non solo il contagio è la forma di partecipazione emotiva più frequente, ma anche che questo è fortemente influenzato dal grado di approvazione. Maggiore era l’approvazione nei confronti del comportamento raffigurato, maggiore era il contagio emotivo.

L’empatia egocentrica

Ma persino quando riusciamo a percepirci come essere distinti e separati l’uno dall’altro quello che siamo soliti definire empatia potrebbe rivelarsi qualcosa di diverso. Per esempio una manifestazione mascherata di egocentrismo. Come è possibile?

Una diversa forma di empatia è proprio l’empatia egocentrica (Hoffman, 2000). Essa si manifesta con la tendenza ad interpretare il vissuto dell’altro sulla base dell’esperienza e della prospettiva personale. In altre parole, riusciamo a considerare l’altro come dotato di una propria esperienza emotiva ma tendiamo ad assimilarla a quanto noi stessi abbiamo sperimentato in situazioni analoghe: è il classico “io penso che tu pensi”.

Questo potrebbe indurci a riflettere sulle ragioni per le quali se siamo pronti ad immedesimarci così rapidamente nel vissuto di quell’amico che tanto ci somiglia, non siamo ugualmente rapidi nell’immedesimarci nella sofferenza di quell’amico che sentiamo così radicalmente diverso da noi. Specie se di quest’ultimo non si condividono esperienze o idee.

E come è possibile, dal momento che siamo empatici?

Forse perché non lo approviamo, quindi non ci è familiare: potremmo solo accoglierlo in quanto diverso e questo può essere difficile, persino spaventare.

L’empatia vera e propria è caratterizzata dalla capacità di cogliere il vissuto di un altro individuo a partire dalla sua prospettiva; nonché dalla capacità di essere ricettivi nell’accogliere quanto l’altro sta esprimendo. Una competenza, insomma, che non tutti posseggono naturalmente e che, soprattutto, non tutti desiderano sperimentare.

Siete ancora certi di saper essere empatici ed essere disposti ad accettarne il rischio?

Bibliografia

https://lamenteemeravigliosa.it/contagio-emotivo-emozioni-altri/
Hoffman, Martin L. (2000). Empathy and Moral Development: Implications for Caring and Justice. Cambridge: Cambridge University Press.
Bonino, S; Giordanengo B. (1993). L’empatia: condividere, ma non troppo. Ricerche di psicologia, 17, 101-116.