L’anno dantesco, il 2021 ricorda il sommo poeta

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Si celebra a Ravenna l’anniversario della morte del sommo poeta, padre della lingua italiana

Nel 2021, dopo 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, si festeggia “l’anno dantesco”. Egli nacque a Firenze, tra il maggio e il giugno del 1265.
Egli condusse da giovane una vita da gentiluomo e come tale militò nella Cavalleria. Aveva studiato grammatica e filosofia, probabilmente presso i francescani di Santa Croce, mentre gli studi di retorica furono affrontati con Brunetto Latini. Tali studi possono affermare l’eccezionalità della sua lingua, infatti non è impresa da sottovalutare, soprattutto per la miriade di opere dal lui scritte. Cominciò a poetare ben presto: ai suoi 18 anni risale il primo sonetto databile che di lui ci rimane, in onore di Beatrice.

Un nuovo modo di fare poesia

Dante stesso, più tardi affermò di avere instaurato un nuovo modo di fare poesia, un “dolce stil novo”. Ma Dante si dedicò anche alla vita politica: esponente dei guelfi banchi, questi (sopraggiunta la vittoria dei Neri) probabilmente non tornò più nella sua città. L’ultima sentenza lo condannò all’esilio perpetuo, con minaccia di morte se fosse venuto in potere del comune. Muore a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, dove oggi si trova ancora la sua tomba.

La questione sulla lingua: la dantesca questione sulla lingua

Riguardo l’ampia diffusione della lingua, l’Alighieri è un personaggio da ricordare, riguardo molteplici ricerche sul “siciliano” che Dante stesso condusse. Nel volgare, egli vede lo strumento per diffondere un nuovo sapere. Nelle sue opere, una caratteristica è l’estrema varietà di toni e registri, in particolare nella sua opera più importante la Commedia (definita da Boccaccio Divina). Qui l’Alighieri tra il mondo terreno e ultraterreno, utilizza un “plurilinguismo”, che rappresenta un’ascesa, una purificazione dell’umanità, caratterizzata dal basso tono infernale al divino paradiso. Certo è che l’influenza che lascerà Dante nei secoli successivi e riguardo la norma linguistica, sarà decisiva; con Pietro Bembo nel 1500.

Nell’anno dantesco, l’iniziativa dell’accademia della Crusca

Per tutti i 365 giorni del 2021, l’Accademia della Crusca, mediante i suoi siti social, ha deciso di pubblicare: citazioni, latinismi, locuzioni, insomma espressioni utilizzate da Dante, nella sua Commedia. Tali pubblicazioni saranno inoltre accompagnate da un commento, per raggiungere anche il pubblico più “giovane”. Ha commentato il presidente:

“Anche in questo modo si intende sottolineare la capacità creativa, l’attualità e la straordinaria leggibilità del grande poeta. L’iniziativa si tiene nell’ambito delle celebrazioni dei Settecento anni dalla morte di Dante Alighieri”.

(Claudio Marazzini)

Le varie iniziative proposte

Per celebrare l’anno dantesco, sono già stati pubblicati diversi libri, le iniziative inoltre sono molteplici. Si contano più di 300, addirittura qualche giornale pubblicherà a puntate la Divina Commedia. Oppure basti ricordare la città di Ravenna, dove sono presenti le sue spoglie, un progetto organizzato nel museo della medesima città: “un’epopea pop”, la quale metterà in luce la grandiosità del sommo. Sempre a Ravenna, in collaborazione con gli Uffizi, vi sarà un ciclo di tre mostre: “Dante. Gli occhi e la mente”. Oppure “Le Arti al tempo dell’esilio”, che come il titolo stesso racconta, il poeta verrà celebrato nel marzo, durante il periodo lontano dalla sua amata/odiata Firenze.

Il “Dantedì”: un progetto già avviato

La Crusca, inoltre, vorrebbe istituire una giornata dedicata la poeta: il Dantedì. Quest’ultimo è stato già celebrato per la prima volta il 25 marzo 2020, durante un momento difficile per tutta Italia. Inoltre un gruppo di ricerca presieduto da Paola Manni, ha organizzato un progetto che dovrebbe accogliere l’intero patrimonio culturale dell’Alighieri, il “vocabolario dantesco”.