I Millennial, la generazione di mezzo

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Il futuro dei Millennial, una generazione destinata ad ammalarsi

La generazione dei nati tra il 1980 e il 1995 è definita Millennial. È a loro che la Blue Shield – fornitrice di piani sanitari in America – ha dedicato una ricerca. Questo studio descrive le ragioni secondo cui i giovani americani sono destinati ad ammalarsi di più rispetto alle precedenti e successive generazioni. Le conclusioni di questo report sono state che la nostra generazione, rispetto ai nostri predecessori e successori, sarà più povera, riscontrerà maggiori malattie a carattere psicologico e un elevato tasso di mortalità in fasce giovani. Nostra perché questo triste destino, ahimè, sembra coinvolgere anche me, classe ‘91.

Noi siamo la generazione di mezzo; quelli che in TV facevano zapping tra una puntata di Ken il Guerriero e le pubblicità di Chef Tony e i suoi Miracle Blade; quelli la cui adolescenza oscillava tra un Bacardi Breezer e un paio di scarpe Hogan. Siamo i sognatori, gli idealisti. Siamo coloro che hanno ballato sia con il lettore CD portatile sia con l’mp3. Abbiamo vissuto due crisi in 10 anni. Siamo la generazione definita dei nullafacenti e mammoni, la cosiddetta snowflake generation (giovani adulti considerati emotivamente fragili e incapaci di affrontare il mondo) e ora, secondo la scienza, siamo anche destinati ad una triste fine.

Paradossalmente siamo una delle generazioni più interessate e attente all’alimentazione e alla salute fisica, soprattutto rispetto ai nostri genitori; ciò nonostante siamo maggiormente predisposti a sviluppare depressione, disturbi d’ansia e abuso di sostanze.

“Ok, boomer.”

Gli anziani hanno una tendenza, quasi genetica, a considerare la generazione futura come inetta e peggiore rispetto alla propria. Quasi come se appena scoccati i 40 anni nel nostro cervello si attivasse una nuova componente dedita alla critica dei più giovani. Sarà perchè questi ultimi rappresentano chi si era un tempo, sarà perché riportano alla mente i bei tempi che furono o semplicemente perché rappresentano individui in contrasto di ideali, questa tendenza a criticare è fortemente radicata negli “anziani”.  

Chlöe Swarbrick è un membro del parlamento della Nuova Zelanda dal 2017.  Nel novembre 2019 stava discutendo, a soli 25 anni, dei benefici dello Zero Carbon Bill; questo disegno di legge avrebbe cancellato le emissioni di anidride carbonica nel suo Paese entro il 2050. Si è però vista sopraffare più volte da un altro membro più anziano del Parlamento che la attaccava non tanto sulla sua proposta di legge, bensì per la sua età. “Ok, boomer” è stata la sua risposta, composta ma di effetto, che ha messo a tacere nel silenzio generale della Camera il suo rivale politico. 

L’espressione è divenuta poi una sorta di manifesto generazionale; uno slogan di ribellione che esprime tutto il senso di frustrazione dei più giovani verso i più anziani.

La crisi da COVID-19

La generazione Y – i millennial appunto – già schiacciata da precarietà, dopo questa pandemia riverserà in condizioni ancora più disastrose. Lo studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, condotto su 48 Paesi (tra cui anche il nostro) ha elencato le conseguenze della pandemia da COVID-19 sull’educazione, sul lavoro e sulla salute mentale dei Millennial. 

Le nuove generazioni si trovano davanti ad una già difficile situazione con redditi e livelli di occupazione più bassi rispetto ai loro predecessori; con l’avvento di questa nuova crisi, circa il 17% dei giovani lavoratori ha perso il proprio lavoro durante il lockdown. Questo ovviamente si è riflesso sulla salute psicofisica dei Millennial: stress, disturbi del sonno, disturbi d’ansia, stati depressivi sono solo alcuni degli effetti riscontrati sulla nostra generazione. Tuttavia picchi più alti sono stati registrati soprattutto tra le fasce dei più giovani, in particolar modo tra i 25 e i 35 anni.

Noi nati tra gli anni ‘80 e ‘90 siamo la generazione di mezzo, quasi non sappiamo dove collocarci (un po’ come Balto) e nessuno sembra invogliato a darci una mano; ovviamente ciò non significa sperare che qualcuno ci indori la pillola, ma tracciare una strada fatta di fiducia da parte dei più anziani, che giovani lo son stati prima loro.

Sitografia

https://www.bcbc.com/sites/default/files/file-attachments/health-of-america-report/HOA-Moodys-Millennial-10-30.pdf

https://www.oecd.org/coronavirus/policy-responses/youth-and-covid-19-response-recovery-and-resilience-c40e61c6/#boxsection-d1e37

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