Addio a Franco Battiato: perché eri un essere speciale!

Franco Battiato

Franco Battiato si spegne a 76 anni nella sua Sicilia

Non è stato un risveglio semplice per l’Italia e per la musica. Franco Battiato se n’è andato questa mattina, nel silenzio che lo ha sempre contraddistinto, nel calore della sua Sicilia, nella sua residenza a Milo dove da tempo si era ritirato. Se n’è andato in quell’alone di mistero che ha sempre caratterizzato il suo personaggio, la sua persona. Da tempo era malato, ma la famiglia ed i suoi affetti più cari hanno avuto cura fino all’ultimo istante di proteggere il Maestro dal clamore dei giornali, dei fan. Battiato si era ritirato dalle scene nel 2019, quando già due anni prima, a causa di un incidente domestico, riportò la frattura di femore e bacino.

Le voci che si sono susseguite in questi anni sono state diverse. Qualcuna avanzava anche l’idea che il cantautore siciliano fosse stato vittima di Alzheimer, notizia prontamente smentita dalla famiglia. Solo pochi mesi fa la ristampa de “La voce del padrone” per il suo quarantesimo anniversario. Ultimissimo album invece, “Torneremo ancora”, pubblicato nel 2019, pubblicato insieme alla Royal Philharmonic Orchestra di Londra.

Tornerai Maestro, tornerai ancora.

Franco Battiato e la morte

Un Maestro come lui, non muore mai veramente. Franco Battiato nel suo libro “Attraversando il bardo. Sguardi sull’aldilà” parlava della morte non come di una morte reale, ma come un ritorno di una natura innata, tipicamente dell’uomo, che è oltre il tempo. Nulla può toccarci, ferirci, tutto è privo di sostanza: regna sovrana la vacuità. Franco Battiato parlava di un viaggiatore che ritorna a casa, che si sveste delle sue abitudini, paure ed illusioni. Senza essere tristi o depressi, perché non ve ne sarebbe motivo. Il ritorno alla natura divina è qualcosa di superiore e va accettato. Andarsene senza andarsene per davvero: l’ultimo grande paradosso di un uomo che di paradossi si nutriva.

Chi era Franco Battiato?

Difficile trovargli una collocazione, sarebbe forzato. Del resto la musica vive di etichette, la nostra stessa società vive di etichette. È un esercizio comune quello dell’etichettare e di trovare un posto a qualsiasi cosa, a qualunque persona.
In certi casi però, non è necessario, come nel caso di Franco Battiato. Il suo essere etereo lo giustifica ad essere probabilmente ovunque, ma da nessuna parte. Franco Battiato è esistito, ma nelle dimensioni che è riuscito a creare da solo, con la sua musica, con la sua ricerca personale al fine di scoprirsi in questo mondo. Al fine di scoprirlo, questo mondo. Alla costante ricerca di quel centro di gravità permanente, concetto utopistico quanto la musica dello stesso Battiato.

La musica di Franco Battiato

Franco Battiato non nasce cantautore, lo diventa. Il suo è un percorso che parte da lontano, che lo ha portato dall’avanguardia al pop senza che questo scombinasse più di tanto la sua anima e i suoi progetti, la sua musica.
Si è appassionato, nel corso del tempo, all’affascinante caos del pop, scoprendone non solo le possibilità espressive, ma anche la bellezza della forza comunicativa, la capacità di diventare lingua collettiva senza svilirla, senza perdere la sua anima. Dopo anni passati a sperimentare tra elettronica, musica contemporanea, l’avventura nel mondo della canzone è iniziata quindi un po’ per caso, un po’ per divertimento, un po’ per sperimentazione, diventando pian piano una passione vera e propria, portandolo al successo che oggi lo consacra come uno degli artisti della musica italiana e mondiale più influenti di sempre. Un uomo che nei suoi testi e nelle sue musiche ha saputo sposare l’esoterismo, la meditazione orientale e la filosofia.

La ricerca della spiritualità

Franco Battiato è stato soprattutto un accanito ricercatore di arte e spiritualità, non disposto a compromessi, rigoroso, coerente. Un uomo che aveva scelto la musica per raggiungere un obiettivo che andava molto al di là della musica stessa. Per questo il suono gli era sacro, per questo l’atto della composizione era per lui il più nobile dei gesti umani, l’unico in grado di elevarci, di portarci in prossimità di quella verità che ha inseguito per tutta la vita, fino all’ultimo dei suoi giorni. Sarebbe riduttivo citare solo alcune delle sue testimonianza più importanti. Franco Battiato non si può rinchiudere semplicemente nei titoli di quelle canzoni che hanno rappresentato per noi un porto sicuro nel quale trovare rifugio, dove speranzosi di essere capiti ci tuffavamo a capofitto.

E ti verremo a cercare, Franco. Anche solo per vederti o per parlare. Perché abbiamo bisogno della tua presenza. Continuerai a proteggerci dalle paure e dalle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontreremo per la nostra via.
Sempre alla ricerca del nostro centro di gravità permanente.
Perché eri un essere speciale, e noi, avremo cura di te.


Ciao Franco.

I momenti brutti che ho avuto nella mia vita sono stati solo di natura cosmologica. Una volta durante la notte mi sono alzato, sono venuto in questa stanza e ho guardato in faccia la mia paura, con attenzione, e la crisi si è risolta. Non è facile, perché in quel momento ti senti un essere sbattuto nel nulla, non hai legami con niente. È la notte oscura di San Giovanni della Croce, sofferenze che sembrano insormontabili, insopportabili, e che invece puoi superare in un batter d’occhio. Basta ricordare che siamo impermanenti. Noi pensiamo di essere eterni, questa è la nostra disgrazia. A scuola non c´insegnano a morire; sulla morte invece gli antichi egizi hanno costruito una civiltà”.

Franco Battiato

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.