Francesco Aquila: la nostra intervista al maître che ha spiccato il volo con Masterchef

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Francesco Aquila è il decimo Masterchef italiano e oggi, a due mesi della vittoria, racconta ai lettori di Ambasciator la sua esperienza e i suoi progetti futuri

Francesco Aquila, dall’ingresso in stile Nusret al podio della decima edizione di Masterchef Italia

Giacca bianca, cravatta nera, occhiali scuri e mossa alla Nusret.

Già dalla sua prima apparizione alle selezioni del talent show culinario più famoso al mondo, era chiaro il ruolo che Francesco Aquila avrebbe ricoperto all’interno del programma.

Talento in cucina, “vista da aquila” e leggerezza carismatica sono stati i suoi “ingredienti” vincenti. Così, Francesco si è aggiudicato un premio di 100mila euro e la possibilità di pubblicare un suo libro di ricette, rigorosamente dal titolo: “My way: zio bricco che ricette!”

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Oggi, a due mesi dalla vittoria, abbiamo chiesto ad Aquila di raccontarci la sua esperienza e i suoi progetti per il futuro:

Quattro chiacchiere con Aquila:

Ciao Francesco, come stai? come ci si sente ad essere il vincitore della decima edizione di Masterchef Italia?

Ciao Valeria, tutto bene grazie.

Finalmente ho realizzato il tutto, è una bella cosa! Guardando indietro mi rendo conto di aver fatto una bella scalata, un bel percorso e di essere arrivato all’obiettivo.

Quando nasce la tua passione per la cucina, qual è stato il tuo primo piatto?

Ero molto piccolo, quindi un piatto molto semplice: la pasta in bianco, che tra l’altro, era anche cruda o scotta, adesso non ricordo!

Alle selezioni hai detto di avere “un orto immaginario da ampliare piantando ogni giorno nuova verdura”; oggi a che punto è il tuo orto?

Oggi ho costruito delle strade, una zona dove si raccoglie la verdura e dove c’è lo stoccaggio per la vendita, quindi siamo a un buon punto, stiamo costruendo una farm!

Il tuo approccio alla cucina si può definire più tecnico o più intuitivo?

Sicuramente è un bel connubio; c’è la tecnica ma anche molta intuizione nelle varie preparazioni, anche perché io vengo dal mondo del bar, che in un certo senso è molto simile, la combinazione del gusto è la medesima.

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Una volta entrato nella Masterclass che rapporto si instaura con i concorrenti, oggi chi vorresti in una tua ipotetica “brigata”?

Sicuramente c’è rivalità perché vince solamente uno!

Per prendere persone con me in una brigata, dovrei ponderare bene i vari caratteri e le varie personalità. Sicuramente mi piacerebbe lavorare con Antonio perché è un ragazzo molto tecnico e in un lavoro di team ci può star bene. Anche Edward, che è un ragazzo molto volenteroso e che si dà da fare. Porterei Giuseppe, un ragazzo che è uscito presto, ma che si informa molto, è uno che legge, si dà da fare, è molto serio.

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Se i tre chef: Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli fossero un piatto quale sarebbero?

[Ride] Allora, sicuramente Barbieri un piatto raffinato, un piatto con il caviale, un finger, ecco!

Cannavacciuolo invece un piatto ruspante, un piatto della tradizione, verace, magari anche piccante.

Invece lo chef inglese, il nostro Locatelli, sarebbe anche lui un piatto abbastanza raffinato, elegante, caratteristico: lo Yorkshire Pudding, quello che ha portato lui, con un filetto alla Wellington.

Ho visto che hai un canale Youtube in cui prepari delle ricette in diretta con vari ospiti, come si porta la cucina nei canali digitali, pensi siano un buon veicolo?

Assolutamente si! ad oggi la gente legge sempre meno, ed è un vero peccato!

Credo che quello che può regalare un libro non possa farlo internet. Purtroppo si sta perdendo il vero fascino del libro; una persona che vuole una ricetta al volo, va su google e compare subito, non c’è più la voglia di stare a cercare, c’è il computer che cerca per noi, quindi tocca adattarsi.

Una volta vinto Masterchef quali sono i tuoi progetti?

Sicuramente ne ho tanti, sto cercando di strutturarli tutti e poi vedrò quale sarà la strada da prendere, perché ad oggi sono veramente troppe!

Un tuo ipotetico ristorante come dovrebbe essere? Qual è il piatto che non dovrebbe mai mancare?

Dovrà essere un percorso unico da quando il cliente entra a quando esce.

Accompagnerò sia con food che con drink, quindi food barring, con l’abbinamento delle varie pietanze che offro e dei vini, dunque darò importanza anche all’aspetto enogastronomico.

I piatti che non dovrebbero mai mancare, sono quelli stagionali, della tradizione, che grazie all’innovazione possono prendere un’altra piega.

Ti piacerebbe condurre un programma di cucina? Se si, come si chiamerebbe?

Assolutamente si! Mi rendo conto che una telecamera e delle persone attorno possono suscitare imbarazzo a molti, a me invece non cambia niente, anzi potrei trarne vantaggio!

La telecamera per me è normale, è come se fosse una persona, non mi imbarazza per niente.

Se fosse in diretta si potrebbe chiamare: “Zio bricco che ricette, buona la prima!”

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Consigliami tre piatti: per un primo appuntamento, una proposta di matrimonio e una rottura

Porca miseria! [ride]

Allora, per il primo appuntamento una roba semplice, dato che non conosci bene la persona, direi una pizza! Se è celiaca fai una gaffe oppure può scegliere quella che vuole, ecco!

Per una proposta di matrimonio, se ad esempio è amante di un ristorante stellato, la porto lì e le propongo un menù, un’esperienza.

Una rottura niente, piatto vuoto! “Oggi mangi questo -perché?!- Perché è finita!”

Perché comprare il tuo libro “My way: zio bricco che ricette”?

Perché non è un ricettario di cucina, è un’esperienza di vita, un percorso; tant’è vero viene chiamato “my way” (la mia strada).

Ci sono sconfitte, vittorie, emozioni, esperienze di viaggi e per questo la conoscenza di piatti anche non italiani.

Il libro parla di me a livello enogastronomico ma lo fa attraverso esperienze di vita, anche perché la cucina diventa diversa soltanto quando ci metti dei veri sentimenti dentro!

Noi di Ambasciator, ringraziamo Francesco Aquila per la disponibilità e speriamo di incontrarlo presto nel suo ristorante!

MasterChef Italia, il cooking show di Sky prodotto da Endemol Shine Italy, sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.