Nell’epoca della flessibilità abbiamo ancora bisogno di stabilità?

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Parola d’ordine: flessibilità

Con il passare del tempo cambiano gli ideali trainanti della società.
Oggi ci troviamo in un’epoca in cui la flessibilità è presentata come un valore supremo.
Vuoi prenotare un viaggio? Assicurati che sia flessibile nei pagamenti o nelle date!
Vuoi scrivere un curriculum? Assicurati di sottolineare quanto tu sia una persona flessibile.
Ma la flessibilità è davvero una promessa di felicità? Rende veramente più facile la vita?

Flessibilità e incertezza

La più grande paura dell’essere umano è da sempre l’incertezza.
Ogni giorno è un salto nel vuoto. Alzarsi al mattino significa, per forza di cose, non sapere cosa potrà accadere nel corso della giornata.
Nel mondo contemporaneo, la naturale incertezza della vita si radicalizza nel concetto di flessibilità.

Si dice che oggi bisogni essere in grado di reinventarsi in ogni momento, che non bisogni mai fare progetti a lungo termine. La routine, in questo senso, è assolutamente da abolire.
I percorsi di vita, soprattutto per i giovani, sono tutt’altro che lineari:
è diventato impossibile immaginarsi in una posizione che resti fissa nel tempo.
La regola della flessibilità sembra aver permeato ogni ambito della vita, a partire da quello lavorativo per finire a quello sentimentale.
Tutto può essere precario, tutto può e deve essere sostituito o modificato all’occorrenza, persino un partner.

Adottare uno stile di vita flessibile, secondo molti porterebbe alla libertà.
La verità è che spesso si creano invece nuove forme di controllo e di ansia.
Soprattutto in questo particolare periodo, si nota come l’impossibilità di visualizzare e progettare il proprio futuro – anche solo quello immediato – abbia incredibili ripercussioni dal punto di vista psicologico.
Quest’impossibilità, è una condizione con cui molti fanno i conti da ben prima della pandemia da Covid-19.

“Il futuro mi spaventa”

Sono soprattutto i giovani ad elaborare con maggiore difficoltà la mancanza di punti fermi. Se la gioventù è da sempre una fase della vita in cui si fatica a capire quale sia il proprio posto nel mondo, ora questo problema sembra essere decisamente più urgente. Oggi più che mai, pensare al futuro è diventato per molti fonte di grande preoccupazione.

La flessibilità intesa come estremizzazione della capacità di adattamento, impatta sicuramente sul carattere delle persone, modificando il loro modo di percepire il mondo e di vivere la vita.
La cosiddetta Generazione Z, formata da coloro che sono nati dopo il 1995, è figlia prediletta di questa tendenza alla precarietà, insieme ad una consistente fetta dei millenials.
La visione del terreno accidentato che sembra pararsi davanti a questi ragazzi, genera spesso stati d’ansia e di paura che finiscono per svuotare le menti di determinazione e stimoli.
È molto probabile che una buona parte del disagio giovanile imperante, derivi proprio da questa condizione. Fare progetti a lungo termine, rappresenta quasi un sogno proibito ed inarrivabile.

Desiderare stabilità oggi

Spesso subentra una sensazione di inadeguatezza quando si capisce di desiderare una vita stabile, piuttosto che una vita all’insegna della flessibilità.

Questo desiderio non è un male, non significa essere migliori o peggiori di altri. Soprattutto, non è fuori tempo.
Il disagio che deriva dall’incertezza che la società contemporanea produce, non è un sentimento privato per cui colpevolizzarsi. Comprenderne la natura sociale e condivisa è il primo passo per ridurlo.

Come soddisfare, quindi, questo bisogno?

Ognuno può dare sicuramente la propria personale risposta.
Quella proposta da questo articolo è che, nel proprio piccolo, ognuno può costruire dei “punti fermi”.
Creare delle piccole routine, delle piccole abitudini che non siano, però, uno scoglio dove si arena ogni volontà di miglioramento ma un porto sicuro dove rifugiarsi quando imperversa la tempesta.