Finché il caffè è caldo: l’importanza del presente

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Il romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi pone l’accento sul presente, unica vera occasione che abbiamo per vivere come vorremmo

Quante volte abbiamo desiderato di tornare indietro nel tempo per cambiare qualcosa? Magari per modificare un comportamento, per andare o non andare in quel luogo, vedere o non vedere quella persona… e sperare in un presente migliore. Fin troppe volte. Finché il caffè è caldo lo racconta e si inserisce nel filone della letteratura necessaria per capire che a volte l’anima dell’essere umano è appesantita da rimorsi e rimpianti, che però generiamo noi stessi. Trasformiamo un attimo in un’occasione persa, in un treno che ormai è passato e di cui non ci siamo accorti della fermata. Quando, in realtà, si vince quando il passato non è realmente passato.
Il segreto è godersi il presente, proprio come una buona tazza di caffè.

La trama

A Tokyo c’è una caffetteria che non è come le altre. Non perché è lì da più di un secolo. Non perché, vantando un solo ventilatore, resta tuttavia sempre fresca, anche con quaranta gradi all’ombra. Nemmeno perché vi troviamo sempre una donna fantasma vestita di bianco, seduta allo stesso posto e sempre sulla stessa sedia, ogni giorno. E neanche perché al muro troviamo orologi che non segnano l’ora esatta. Ma perché in quel caffè si può tornare indietro nel tempo.

Sedendosi infatti sulla sedia occupata dalla donna in bianco – approfittando dell’unico momento della giornata in cui si allontana per andare in bagno – si può viaggiare direttamente nel passato e rivivere un momento in cui si è detta una frase sbagliata, o in cui non si è detto nulla e riparare.
Troviamo Fumiko, che non è riuscita a trattenere l’amore della sua vita. Kōtake che vuole riavere indietro il marito prima che l’Alzheimer lo portasse via. Hirai, il cui desiderio è quello di rivedere la sorella e di recuperare il rapporto con la sua famiglia. E infine Kei, la cui scelta di vita condizionerà il legame con la figlia.

Le regole

Quattro donne con un desiderio ardente di cambiare il passato per vedere modificato il futuro, ma il caffè è il viaggio nel tempo impongono delle regole fondamentali.

  1. Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè.
  2. Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente.
  3. Per tornare nel passato, bisogna sedersi solo e unicamente su quella sedia.
  4. Quando si torna nel passato bisogna restare su quella sedia e non ci si può muovere di lì.
  5. (E la più importante) C’è un limite di tempo. Bisogna bere tutto il caffè finché è caldo.

Qualora si trasgredisca all’ultima regola, cioè se non si riuscisse a bere tutto il caffè o se lo si facesse raffreddare, il posto della donna fantasma in bianco spetterà all’ultimo arrivato, per l’eternità.

Curiosità

Finché il caffè è caldo era stato inizialmente progettato per il teatro e l’insegna porta il nome di Funiculì Funiculà. Avete capito bene: l’autore si è ispirato all’omonima canzone napoletana di Peppino Turco.
Dal romanzo originale è stato tratto un film del 2018 che riprende la storia del caffè di Tokyo, Cafè Funiculì Funiculà.

Il viaggio nel tempo nel mondo del cinema e dell’editoria

L’argomento del tornare sui propri passi per cambiare qualcosa della propria vita o della vita di chi amiamo, è affascinante per molte persone e terreno estremamente fertile per prodotti cinematografici e editoriali.
Ci sono stati film che hanno fatto la storia dei viaggi nel tempo, dai più famosi Ritorno al futuro (ormai uscito nelle sale cinematografiche trentacinque anni fa… grande Giove!) e Butterfly Effect; ai più recenti come Predestination. Tra i romanzi spiccano i grandi classici come 22.11.63 di Stephen King che racconta l’omicidio di John F. Kennedy e da cui hanno tratto la serie tv con James Franco e – avvicinandoci al periodo natalizio – A Christmas Carol di Dickens.

Il tema del viaggio nel passato in Finché il caffè è caldo

Il tema del viaggio nel passato per cambiare il futuro è caro anche all’autore di Finché il caffè è caldo, Toshikazu Kawaguchi. La differenza però sta nel fatto che lo scrittore pone l’accento sull’importanza del presente. Il viaggio nel tempo all’interno del caffè, infatti, non modificherà gli eventi che si sono svolti a partire dal rimorso o rimpianto delle protagoniste, ma dà loro la possibilità di godersi il presente con occhi nuovi, diversi. Finché il caffè è caldo, è la possibilità che ogni tanto ci diamo di cambiare punto di vista quando il presente sembra costellato di delusioni, pericoli o insoddisfazioni.

Così come si può leggere nell’edizione Garzanti, per Kawaguchi “quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto”.

L’autore

Toshikazu Kawaguchi è nato nel 1971 in Giappone, a Osaka.
Qui lavora sia come sceneggiatore, che come regista. Con Finché il caffè è caldo, per mezzo del quale si sono consacrati il suo esordio e l’entrata nella scena letteraria, Kawaguchi ha vinto il Suginami Drama Festival.

La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.