Filtri stravolgi-viso: dismorfia da Snapchat

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I filtri ci fanno desiderare di essere bambole o persone?

Un’indagine condotta nel 2017 dall’accademia Americana di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, afferma che il 55% dei medici ha riferito che molte richieste di intervento, sono volte a migliorare il proprio aspetto per le foto da far circolare sui social. Ormai ricorrere alla chirurgia plastica, non vuol dire apportare una piccola modifica al proprio corpo, bensì significa stravolgere i connotati, esagerare nel cambiamento per assomigliare sempre più al modello proposto dai cosiddetti filtri stravolgi-viso.

Ma chi decide le caratteristiche necessarie per definire un viso “perfetto”? Chi stabilisce i canoni di bellezza nel ventunesimo secolo?

A stabilire chi sia bello e chi no sono le vetrine social, dove a contare è solo l’ostentazione di una vita che non ci rispecchi, ma che ci dia fama e ci faccia sentire integrati. Tra i tanti espedienti che hanno alimentato questi tristi stereotipi, troviamo la nascita dei filtri stravolgi-viso. Con un solo tocco sul display, possiamo trasformarci in bambole dalle labbra carnose, occhi grandi, nasino all’insù e zigomi pronunciati, ovvero tutto ciò che devi avere per sentirti bella ed essere accettata.

Postare una foto: dalla scelta dei filtri all’orario “tattico”

“Mi fai una foto?”. All’apparenza sembra una richiesta normale, in realtà dietro c’è molto di più di quanto si possa immaginare. Si tratta dello studio preciso della posa, delle luci, dello sfondo, dell’outfit, dell’orario più adatto per postare ed altre tattiche “acchiappa-likes”. Postare una foto sui social nasconde un lavoro meticoloso, finalizzato al raggiungimento di più likes possibili, e se ne hai pochi automaticamente credi di non valere nulla.

Non esistono solo i filtri, se qualcosa non ti convince interviene il fotoritocco

In secondo luogo, intervengono le app come Photoshop e FaceTune, specializzate nella modifica delle foto. Se hai i fianchi troppo pronunciati o il seno troppo piccolo non devi preoccuparti, ci pensano loro a risolvere il problema. È grazie a questi nuovi mezzi che aprire un social come Instagram, vuol dire assistere a una mostra di opere falsate, tanto belle quanto ingannevoli. Le conseguenze sono ormai disastrose soprattutto negli adolescenti  che rincorrono disperatamente un modello di bellezza fittizio, capace di ossessionarli a tal punto da spingerli a ricorrere alla chirurgia plastica ancora giovanissimi.

L’utilizzo dei social in modo intelligente è quanto di più all’avanguardia ci sia nel 2020. Ma cosa succede quando questi stravolgono il nostro contatto la realtà?

Un fenomeno che ritrae il problema è la dismorfia da Snapchat, una sindrome che riguarda coloro che sono ossessionati dall’immagine distorta di se stessi ottenuta con filtri e ritocchi. Dinanzi a una criticità talmente evidente fu proprio Mark Zuckerberg, fondatore di Instagram e Facebook, ad affermare:

“I filtri fotografici esplicitamente associati alla chirurgia plastica che simulano l’esito di un ritocco saranno abbandonati”

Ma ancora oggi questi ultimi ricoprono un ruolo più che centrale sui nostri social e continuano a stravolgere la realtà in modo spaventoso.

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