Le fiabe popolari: l’origine delle più amate storie per bambini (e adulti)

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Nell’anniversario della morte di Wilhelm Grimm affrontiamo un viaggio nella storia della fiaba: dalle fiabe popolari tramandate oralmente, alle odierne trasposizioni cinematografiche della Disney. E adesso mettetevi comodi che inizia la storia di papà castoro o (se preferite) di Sheherazade

Le prime fiabe popolari, favole e racconti

Che le fiabe fossero una tradizione orale, è chiaro a tutti (o quasi).
Difatti, l’usanza di leggere storie ai figli per farli addormentare non è delle più recenti. Le prime fiabe popolari (scritte) risalgono al 400/500 a.C. e si tratta dei racconti arabi di “le mille e una notte” e delle favole greche di Esopo. Ovviamente, fiaba e favola non sono esattamente lo stesso genere, ma il concetto è lo stesso. Vi lascio dunque immaginare quanto antica sia la tradizione orale di queste storie.

Cenerentola era Napoletana (ed era una gatta)

Non tutti sanno che Cenerentola, prima di giungere alle versioni moderne, fu scritta dal napoletano Giambattista Basile nel Pentamerone -o cunto de li cunti. Anche se alcune attestazioni vedono l’origine della storia risalente all’antico egitto. Lo cunto de li cunti fu scritto da Basile nel 1634 sul modello del Decameron boccaccesco. Il libro è una raccolta di fiabe e racconti raccolti in un altro racconto (letteralmente, lo cunto de li cunti, si traduce infatti come “il racconto dei racconti”). Al suo interno sono presenti diversi racconti che sono poi stati d’ispirazione per i successivi scrittori di fiabe (tra cui Andersen e i fratelli Grimm); oltre alla storia di Cenerentola, possiamo trovare le storie alla base della bella addormentata e del gatto con gli stivali. È il caso di dirlo: certe storie non smettono mai di stupirci!

I fratelli Grimm e le fiabe popolari tedesche

Come già detto nell’introduzione di questo articolo, 161 anni fa moriva Wilhelm Grimm. Ma chi era Wilhelm Grimm?
Wilhelm e suo fratello Jacob sono stati dei grandi linguisti. Il loro lavoro è alla base del più grande vocabolario tedesco e degli studi di filologia e linguistica germanica. Il loro studio linguistico si allargò, inglobando anche lo studio delle fiabe popolari. Questo li portò alla stesura del Kinder und Hausmärchen (o più semplicemente: Fiabe per bambini e adulti).
Dopo un primo insuccesso, Jacob abbandonò il progetto, mentre Wilhelm continuò a lavorare alla (più fruttuosa e amata da tutti) seconda edizione.

Hans Christian Andersen

Tra i padri della fiabistica e della favolistica è impossibile non citare Hans Christian Andersen, creatore della Sirenetta, della regina delle nevi e del brutto anatroccolo. Andersen nasce a Odense, in Danimarca, nel 1805.
La sua importanza nella fiabistica è dovuta, più che altro, alle sue innovazioni. Andersen fu promotore di una fiabistica più legata alla favola, una fiabistica parodica fondata su animali dalle caratteristiche (vizi e valori) dell’uomo, rendendolo più vicino a Fedro ed Esopo dei suoi “colleghi” contemporanei. Le sue fiabe sono oltretutto scarsamente popolate da fate ed altri elementi caratteristici della fiaba, riprendendone però i temi. Hans Christian Andersen potrebbe rappresentare, quindi, il ponte tra due generi così diversi e così simili: fiaba e favola.

La fiaba moderna e Italo Calvino

Già dal 1800 la fiaba ha iniziato a scostarsi dalle raccolte per creare veri e propri romanzi. È il caso di Peter Pan, Pinocchio, Alice nel paese delle meraviglie e tanti altri. Le motivazioni di questa evoluzione potrebbero essere molteplici: l’assenza di nuove fiabe popolari, la volontà degli autori di scostarsi dal genere, una nuova richiesta da parte del pubblico.
Sta di fatto che la fiabistica (come genere), si è lentamente trasformata nel romanzo per bambini. A proseguire la tradizione della fiabistica ci ha pensato Italo Calvino. Italo Calvino, nato all’Avana nel 1923, è stato uno scrittore italiano. Tra le sue numerose opere possiamo trovare le Fiabe italiane (da lui intitolato “Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino”), una raccolta di fiabe popolari italiane pubblicata nel 1956.

Le fiabe contemporanee e il fenomeno Disney

Giungiamo dunque alla fine di questo percorso storico: l’epoca contemporanea. A circa sessant’anni (sessantaquattro, per la precisione) dalla pubblicazione delle Fiabe di Calvino, ci ritroviamo con numerosi lungometraggi animati e non di genere favolistico e fiabesco.
Questo fenomeno mediatico (che a me piace definire “fenomeno Disney”), ha contribuito alla trasformazione del genere in un genere per bambini. Conosciamo tutti bene il modus operandi della Disney: decisamente family friendly (ovvero adatto ai bambini). Ed è questa la fondamentale differenza con le fiabe della tradizione. Come ci hanno insegnato i fratelli Grimm, le fiabe sono per “adulti e bambini”. Le fiabe sono storie per adulti? Ebbene, sì! Molte (forse tutte) delle storie narrate da Andersen e dai Grimm sono macabre e cupe, decisamente un mood differente da quello dei racconti per bambini e dei film Disney. Tuttavia, le fiabe odierne non sono solo quelle che vediamo al cinema o in TV. Anche se quelle scritte non sono propriamente definibili fiabe. Di quali fiabe parlo? Di racconti di vita di persone famose, scritti in modo tale da essere raccontate anche ai più giovani. Due esempi? Storie di sfigati che hanno spaccato il mondo e Storie della buonanotte per bambine ribelli.
La fiaba è nata come racconto di fate e di maghi; oggi è l’incredibile biografia di qualcuno, domani potrebbe essere qualunque cosa, ma solo il tempo ce lo dirà.

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