Perché il femminismo fa bene agli uomini?

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La narrazione femminista

Nel corso della storia c’è stata una lenta crescita di quello che abbiamo imparato a chiamare femminismo.
Le donne, a differenza della popolazione afroamericana, della comunità ebraica – cito alcune tra le minoranze che più hanno pagato il conto di essere considerate tali – non hanno mai avuto una storia.
Non esiste una storia delle donne perché i movimenti di lotta femministi sono sempre stati sparsi nel tempo, in fasi e momenti storici differenti, non permettendo la creazione di un racconto lineare. Sono sempre stati soffocati e cancellati dalla memoria storica.

Il femminismo di cui parliamo oggi sembra ricomporre i tasselli di questa narrazione, cercando di riagganciare i movimenti del passato a quelli del presente.

Perché la quarta ondata femminista spaventa il patriarcato e il maschilismo?

La quarta ondata del femminismo ha un potere enorme tra le mani.
Il motivo è uno: è universale.
Non è più circoscritta ad un Paese, ad un tempo storico. Non è neanche un movimento rivolto solo alle donne.

A differenza di molti altri movimenti, non nasce da una ingiustizia legata ad un preciso avvenimento.
Il femminismo prende come punto di partenza di ogni ingiustizia Adamo ed Eva, la Creazione, perché è dal racconto di essa che nascono le disuguaglianze, per poi susseguirsi nel corso della storia.
Collocare questo momento come inizio, significa accettare come anche la narrazione favolistica e tradizionale sia intrisa di patriarcato.

La quarta ondata del femminismo, quella che stiamo vivendo oggi, è una forma sui generis, perché se prima le donne combattevano per se stesse, adesso le cose cambiano.
La lotta che sta compiendo questo movimento, ha come principio fondante l’intersezionalità.
C’è stata una apertura che ha portato a combattere verso tutte le forme di oppressione.

Il femminismo intersezionale

Rimane la radice femen e quindi donna, ma il movimento non è più solo per e verso le donne.
Combatte la subordinazione, l’oppressione, come frutto di posizioni di potere che si sono imposte nel tempo.
Un potere che nel caso delle donne si è accentrato nel maschilismo; nel caso della razza nel razzismo; nel caso del genere nel sessismo, nell’omotransfobia e così via.

Il presupposto di base è l’identità: l’età, la razza, il genere, la classe sociale, la sessualità, l’abilità o disabilità, la fede, lo stato civile, il paese d’origine o la cittadinanza, possono essere tutti fattori di discriminazione, alla base dei quali ritroviamo i tanto radicati stereotipi.

Perché il femminismo fa bene anche agli uomini?

Nella società esiste un solo prototipo di uomo: forte, sicuro di sé, razionale, che non può mostrare le proprie emozioni, piangere o essere fragile.
Di qui l’abitudine diffusa tra gli uomini di non parlare o mostrarsi deboli, soprattutto davanti ad altri uomini.

E poi fisicamente: con muscoli ben in vista e di conseguenza in forma.
Di qui l’idea che un uomo deve a tutti i costi proteggere la sua donna, come se non fosse in grado di farlo da sola per via della loro ‘debolezza fisica’.

Stiamo parlando per stereotipi. Di una narrazione tossica, ormai sedimentata nelle società che vuole un uomo forte al potere.
Difatti tutti i movimenti politici estremisti, sono soliti raffigurarsi con uomini forti. Potrebbe essere questa la vittoria di quegli stereotipi che puzzano tanto di machismo e tossicità?

Al di là del potere, lo stereotipo dell’uomo forte si è imposto così bene nella società, che gli uomini credono di essere liberi. Consapevoli della loro posizione di potere, frutto di anni di storia, credono che gli stereotipi non li riguardino e che questa lotta non gli appartenga.
Ed invece, femminismo invita gli uomini a combattere.

Distinguere il femminismo da cosa femminismo non è

É altrettanto nocivo l’ideale di una donna forte a tutti i costi, che non perde la dignità per un uomo e crede nel femminismo come rivendicazione di potere.

No, questo non è abbattimento degli stereotipi, non è femminismo.

Nel femminismo non esistono uomini forti e donne deboli, non esistono donne forti come ideali da raggiungere e soprattutto il femminismo non è un pass d’ingresso per essere più forti degli uomini.

Nel femminismo non esiste la concezione del potere legata ai sessi.
Esiste l’essere umano in quanto complesso.
Siamo forti sì, ma tutti siamo anche fragili, tutti siamo stati o siamo deboli.
In questa continua altalena di momenti up and down, siamo semplicemente complessi.
Siamo un’architettura di pezzi distorti, a volte anche poco armonici.
Il femminismo non è donne al potere contro uomini deboli, è parità.
Non è donne isteriche e arrabbiate che combattono, sono esseri umani che non si riconoscono più nella dualità e conflittualità del: o sei uomo o sei donna.

Perché il femminismo è vitale per gli uomini?
Poiché questa idea di uomo sempre performante, che deve essere sempre il meglio di sé stesso, non funziona più.

Perché il femminismo combatte anche per gli uomini?
Giacché anche gli uomini sono oppressi. Anche loro vivono stereotipi radicati nella loro identità. Essendo un movimento paritario, il femminismo crede che anche l’oppressione, seppur in misure oggettivamente diverse, colpisce gli uomini.

Qual è l’obiettivo del femminismo?


La cessazione degli stereotipi, lo sradicamento. Non si possono abbattere milioni di anni di patriarcato all’improvviso.
La parità non è un cambiamento che vedremo da vivi, ma parlare di un mondo in cui gli individui si porgono la mano per aiutarsi nella corsa per la parità, potrebbe essere una vittoria per una vita libera.

Parlare di uomini educati alla consensualità e di donne che non devono più apparire esclusivamente forti o deboli, è sintomo che il terreno del patriarcato sta subendo piccole scosse di sfaldamento.