Quando Miss Mondo 1970 fu sabotato delle femministe

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Nel 1970 il concorso per Miss Mondo fu sabotato dal Movimento per la Liberazione delle Donne

Cosa accadde e quale esito ebbe Miss Mondo?

Londra, 1970.
Siamo negli anni delle rivolte, due anni dopo il 1968, anno della rivoluzione per eccellenza.
Sono anni cruciali per l’emancipazione delle donne.
Cambia il modo di vestirsi, il modo di approcciarsi al sesso, agli uomini.
Ci si inizia a chiedere come sarebbe la vita senza il patriarcato, come ci si vestirebbe, come si lavorerebbe, come si farebbe sesso e con chi.
Questo fermento di animi, apparentemente innocuo, dimostra la forza delle sue idee durante la celebrazione della finale di Miss Mondo 1970.
Durante il discorso del presentatore Bob Hope, ritenuto sessista per gli apprezzamenti fatti al lato B delle Miss, il Movimento di Liberazione delle Donne intervenne lanciando sacchetti di farine e pistole ad acqua.
Dopo che lo show in diretta mondiale fu interrotto, venne eletta la prima Miss di colore: Jennifer Hosten.

Il film “Il concorso”

La regista Philippa Lowthorpe – già regista della seconda stagione di The Crow – ha messo in scena una commedia dal tono piacevole e precisamente realistica, che racconta gli eventi del  1970, quando il Movimento di Liberazione delle Donne si ribellava per le strade delle città, in questo caso Londra.
L’ottica adottata dal film non è quella di scagliarsi contro i concorsi di bellezza o contro le femministe, ma di far riflettere adottando due posizioni differenti, entrambe ragionevoli.
Da un lato le femministe che ribadiscono più volte la logica della mercificazione e di come “gli unici mercati in cui un essere viene pesato prima che gli venga assegnato valore, sono i mercati del bestiame”.
Dall’altro, la Lowthorpe da voce anche alla Miss Jennifer Hosten, prima vincitrice di colore del concorso e come questa sia un’occasione personale e per donare un briciolo di speranza a centinaia di bambine.

Per tutto il film si sussegue una bipartizione di queste posizioni differenti: il movimento femminista che mette in discussione la cultura della bellezza e le forme classiche 90-60-90 definite come “le misure della perfezione estetica” e le prime Miss di colore che vedono Il concorso come la possibilità di un riscatto, di occupare un posto nel mondo, di valere qualcosa.

Quando si parla di mercificazione del corpo?

La mercificazione del corpo della donna predomina nella moderna comunicazione di massa. Basti pensare all’ultima trovata pubblicitaria per sponsorizzare il servizio di pulizie dal titolo “Ve la diamo gratis” o all’azienda petrolifera che diffuse adesivi di Greta Thunberg violentata.

Si tratta del processo con cui muta la condizione di qualcuno in qualcosa, secondo criteri di quantità o di numerazione.
Si è soliti associare una merce ad un corpo – spesso femminile – per veicolarne la vendita.
Con lo sviluppo dei social, abbiamo la possibilità di avere tante piccole finestre personali sul mondo, scardinando la consueta idea di mercificazione.
Comunicare un messaggio attraverso il proprio corpo, non è automercificarsi.
Quando la scelta di esporsi fisicamente è consapevole, vengono scardinati i meccanismi di corpo-merce.
Comunicare con il corpo è possibile, anche per il puro scopo di svelarlo, senza avere un messaggio morale. Questa libertà di espressione fisica è proprio uno dei cardini sovversivi del femminismo.
D’altro canto socializzare il proprio corpo, non dà il diritto a sessualizzarlo.

Perche dovremmo ripensare ai concorsi di bellezza?

Questo corollario ci porta a chiederci a cosa servono ad oggi i concorsi di bellezza.
Innanzitutto, essere bell* non dà il diritto di poter fare ciò che si vuole con quel corpo, come nel caso Diletta Leotta.
Potrebbero nascere concorsi maggiormente inclusivi, in cui la misura dei propri fianchi non è motivo di esclusione. Ma anche una maggiore inclusività non ridurrebbe i problemi relativi allo stress da competizione.

Se ampliassimo lo sguardo andando a ritroso, sin da bambin* e poi da adolescenti, esiste questa sorta di educazione alla competizione del* più bell*, soprattutto tra le ragazze. Si viene educate ad essere femminili, eleganti ed il metro di paragone è proprio un’altra donna, quel modello femminile a cui ambire.
Miss Mondo e tutti i concorsi di Miss più in generale, potrebbero essere un’amplificazione di quei meccanismi a cui veniamo educat*?
Per chi sostiene che questi concorsi siano una vetrina come tante altre, perché escludono alcune fisicità?
E di conseguenza, qual è la scala di misura della bellezza?
Anche qualora esistesse un misuratore, sarebbe poi possibile votare un corpo escludendo qualsiasi interferenza soggettiva?

Forse si è idealizzata la perfezione più di quanto già essa non lo sia, escludendo la possibilità di un difetto di essere parte della bellezza.
Ci chiediamo: ha ancora senso parlare di bellezza come sinonimo di perfezione oggi?
Hanno ancora senso i concorsi di bellezza nell’era della bellezza non convenzionale?

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