Donald Trump: la strategia comunicativa del Presidente USA

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Donald Trump dal 20 Gennaio 2017 è il Presidente degli Stati Uniti d’America, ovvio coronamento di anni passati a sconfiggere i cattivi, i toupet e la grammatica

Tra l’ottantacinquesima e la quindicesima strada di Jamaica Estates, quartiere nel Queens gradevole sobborgo di New York, si trova una umilissima villa in stile Tudor Revival, dai mattoncini marroni, il giardino ben curato e le imposte in legno. Il 14 Giugno del 1946 è una giornata soleggiata, quasi a suggellare un momento importante per la storia dell’uomo. Dalla villa un bambino esterna i suoi primi vagiti, quel neonato è Donald John Trump. Il papà del nostro piccolo eroe è Fred Trump, ricco imprenditore immobiliare che lo avvierà a lavorare nello stesso campo. Donald è il quarto dei cinque figli avuti da Mary MacLeod, ed è quello amorevolmente apostrofato “la piccola peste” dal fratello, oggi deceduto, Fred Jr.

Internet e le librerie sono ricchi di ottime biografie sulla personalità del supereroe Donald Trump, avrei piacere nel condividere con voi alcune delle gesta imprenditoriali maggiormente mirabili, ma non è il momento né il luogo adatto. Ma con una sovrumana ricerca nei meandri del web durata circa 3 minuti e 23 secondi, ho trovato 7 magnifiche citazioni che ci rendono una prospettiva su cosa significhi essere Donald Trump.

Donald Trump il saggio plenipotenziario

“Come ho già detto in precedenza, giusto per ribadire, se la Turchia fa qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliabile saggezza, considero oltre i limiti, distruggerò completamente e annienterò l’economia della Turchia (l’ho già fatto in passato!)”

È una citazione attualissima, recente e che pare uscita dalla bocca di Machete, protagonista della serie di film “Machete Kills”, regia di Robert Rodriguez che dirige una pellicola marcatamente trash e spudorata. Machete kills, Trump annienta. Un intervento del genere sulla situazione curda poteva farlo solo un paladino come il presidente USA, che dispensa serenità e sicurezza. D’altronde, uno dotato di saggezza ineguagliabile, cos’altro poteva fare?

Donald Trump il bravo ragazzo

“Non sono un bevitore: posso dire con sincerità di non aver mai bevuto una birra in vita mia. È uno dei miei pochi pregi. Non bevo. Non ho mai bevuto un bicchiere. Non ho mai bevuto alcool. Qualunque sia il motivo. Immaginatevi se fossi un bevitore. Sarei un disastro. Sarei la peggiore persona del mondo”

Come tutti gli eroi è un uomo tutto d’un pezzo. Non è vittima dei vizi di un comune mortale, di uno di quelli senza qualità. Il nostro eroe vola basso e non ne fa un vanto, ma ne evidenzia la vocazione: lo fa per noi, perché l’alcool è la linea da non varcare altrimenti sarebbe “un disastro” e diverrebbe “la peggiore persona del mondo”. Donald non cede ad un piacere perché sarebbe una catastrofe per noi tutti. È l’eroe che non meritiamo, ma quello di cui abbiamo bisogno. E ci invita a immaginare. Ma ho paura. Temo un mondo distopico e barbaro fatto di un Trump alcolizzato, che sarebbe stato un ottimo spunto per Aldous Huxley, ma non per me. Non bere mai Donald, il mondo è così un posto migliore.

Donald il femminista: lui sì che ne capisce di donne!

“Penso che far lavorare una moglie sia molto pericoloso. […] Se hai un tuo business, penso proprio che sia una cattiva idea far lavorare la moglie per te. Penso che sia davvero una cattiva idea. Penso che sia la maggiore causa di ciò che è accaduto al matrimonio con Ivana. Ivana si arrabbiò con qualcuno al telefono, all’improvviso, al casinò, e cominciò ad urlare. E mi dissi: “Non voglio che mia moglie urli alla gente in questo modo, non lo voglio affatto.” E la tenerezza scomparve. Ivana aveva molta tenerezza, e ne ha ancora, ma in quel periodo era diventata una dirigente, non più una moglie”

Conquistatore, saggio, astemio ma anche fine psicologo e uomo dotato di grande empatia. Tutte queste qualità non possono far altro che di un grande uomo un grande e ineccepibile marito. Ivana lo sa bene, e sa anche di non poter perdere quella tenerezza da regalare al maritino quando il presidente torna a casa. Trump va oltre il desueto concetto sessantottino di “donna-in-carriera” perché sconfigge la realizzazione del gentil sesso. La donna in quanto moglie non può lavorare, perché perderebbe l’essenza femminea. Donald è l’argine tra l’esser donna e il non esser più donna. Una missione deontologica a cui tiene e sa come portarla al termine.

Donald il generoso revisionista

“Ho lasciato il Texas, la Florida e la Louisiana e sono andato a Puerto Rico dove ho incontrato il presidente delle Isole Vergini”

Trump spicca per la sua generosità, per essere un dotto e per l’attitudine naturale ad interessarsi a diverse culture. Tutto ciò gli permette di avere una consistente base culturale tale da permettergli di avere una mente libera ed equa, tanto da revisionare la storia delle Isole Vergini: le 53 isole mesoamericane sono territorio politico statunitense dal 1917. Trump ha incontrato se stesso a Puerto Rico, direbbero le malelingue. La realtà è che Trump vuole fondare un partito per l’indipendenza delle Isole Vergini, cosicché possano godere della propria sovranità. Guerrillero heroico.

Donald Trump il meteorologo

“A New York nevica e si gela, noi abbiamo bisogno del riscaldamento globale!”

MA COME DARGLI TORTO? Chi non vorrebbe l’estate tutto l’anno? Il Sole, il caldo, il mare, gli aperitivi sulla spiaggia, gli amori estivi, la salsedine, le scottature, le zanzare, il sudore, la siccità, Giusy Ferreri con la sua nuova hit. CHI? E Donald lo sa. Donald sa che le stagioni sono soltanto una fregatura sinistroide, che non servono a nulla e che tutti vorrebbero solo il caldo. Greta è svedese e soffre il caldo, perciò rompe le palle con il clima. Donald vuole abolire il freddo.

Donald Trump il virologo

“[Parlando del coronavirus] C’è un modo di farne qualcosa, non so, un’iniezione o dei lavaggi? In modo che il disinfettante arrivi ai polmoni perché se arriva ai polmoni può avere un impatto tremendo molto forte sui polmoni…”

Mentre il teatrino scientifico fatto di virologi, ricercatori e medici si esibiva in improbabili e noiose soluzioni per combattere la pandemia, proponendo cose assurde tipo la ricerca di un vaccino o il rispetto di norme quali il distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il lavarsi spesso le mani, l’uomo Donald predilige la soluzione diretta: disinfettante endovena. Chissà cosa ne pensano i personaggi di Trainspotting.

Donald Trump il critico cinematografico

“[sulla vittoria agli Oscar di Parasite] Avete visto? Il vincitore è un film della Corea del Sud! […] gli danno il miglior film dell’anno?! E’ stato bello? Non lo so!”

Noi tutti vorremmo il grande cinema americano di una volta: Make american Cinema great again!

L’impatto di Trump

Alle spalle dell’imprenditore statunitense lavorano una serie di tecnici e professionisti della comunicazione che garantiscono una forte presa sull’elettorato (si ricordino i volontari errori grammaticali inseriti nei tweet). L’immagine di potenza e strafottenza che è stato in grado di costruirsi gli permette di calarsi perfettamente nel modello personologico descritto da Theodor Adorno noto come “personalità autoritaria”. Questo modello personologico permette all’elettorato di trasferire paura e disprezzo di se stessi in un tramite autoritario, questi ne assorbe le paure tramite l’oratoria. È un effetto catartico. Più certezze riuscirà ad esprimere e ad infondere tanto più efficace sarà l’impatto su chi ascolta. La personalità autoritaria è, sostanzialmente, l’opposizione dell’autorità tradizionale fondata su effettive competenze. L’ars oratoria di Trump, non dissimile da quella dei coevi sovranisti, si sta rivelando la strategia vincente nel mercato dell’elettorato. Ed è la prova di quanto sia cambiata la comunicazione in una società massificata e mediatizzata.

La comunicazione cambia, la politica si adatta

Innanzitutto bisogna considerare la mole umana che ha accesso al web: circa 1/6 sesto della popolazione mondiale. Considerando che in Italia il 92% della popolazione dichiara di avere e seguire la TV, e che nel resto dei paesi industrializzati le stime non siano dissimili, possiamo renderci conto di quanto sia vasto il bacino d’utenza dei media, senza restrizioni socio-culturali. Questi dati portano ad una considerazione necessaria: l’industria mediatica, potendo sfruttare canali alla portata di tutti, ha avuto la necessità di munirsi di un codice largamente compreso. Allo stesso modo la politica con i suoi rappresentanti, e per fini simili. Banalmente, si può dire che la qualità di forma e di contenuti si sia impoverita perché il messaggio potesse giungere facilmente a chiunque, senza paletti. In quest’ottica rientrano le citazioni che ho riportato e che, credo, possano dare un’idea di quanto Trump sfrutti questa realtà comunicativa.