Famiglia distrutta a Carignano

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È quello che è successo nel Torinese, un padre uccide figli, moglie e poi si suicida, una relazione tossica che andava avanti da troppo tempo

A Carignano il capofamiglia: Alberto Accastello ha deciso di distruggere il suo nucleo familiare, lavorava in una ditta di cereali. Fino a poco tempo fa era considerato un uomo adorabile innamoratissimo della sua famiglia, egli la sera della tragedia chiamò il fratello, al quale dichiarò le sue intenzioni.  L’uomo decise di chiamare così subito i soccorsi, ma l’intervento di questi ultimi fu vano, dato che trovarono una famiglia distrutta.
Il marito, sparò con una pistola calibro 22 (detenuta legalmente), il primo colpo fu inflitto al cane, per evitare che abbaiasse. Seguì quello alla moglie Barbara Gargano, nel sonno e ai due gemelli, Aurora e Alessandro di appena due anni. La giovane è morta su colpo, il marito poco dopo l’arrivo dei soccorsi, anche per il fratellino non c’è stato più nulla da fare.
La tragedia non ha lasciato scampo neanche ad Aurora la più piccola, che ha invece lottato fino al giorno seguente. Purtroppo i danni inflitti dal proiettile, sono stati irreparabili.

Tragedia a Carignano (TO)

Si tratta di una relazione tossica, quella vissuta dalla coppia, il marito non accettava il divorzio che la donna voleva chiedere, dopo cinque anni di matrimonio. I due coniugi abitavano in mezzo al nulla, diceva la donna, lamentandosi, sarebbe stata questione di giorni e sarebbe scappata da quell’inferno nel quale era costretta a vivere. I genitori di Barbara, ne erano al corrente, il signor Gargano si era già mobilitato per cercare un’altra abitazione, dove la donna si sarebbe rifatta una vita, insieme ad un suo collega. Non potevano però immaginare che l’uomo potesse essere capace di compiere un gesto tanto crudele. Due bambini strappati alla vita troppo presto, insieme alla propria mamma, che le avrebbe dato tutto l’amore del mondo. Ma Alberto ha voluto che tutti insieme esalassero l’ultimo respiro.

Paura dell’abbandono. Famiglia distrutta

È forse questo il sentimento che ha colpito Alberto, la paura di una separazione, affrontare un processo dal quale gli sarebbero stati strappati via i due figli. Una famiglia felice che aveva costruito con la sua donna, una paura che l’ha “costretto” a compiere un gesto così crudele e folle.
Il timore di restare solo, messo di fronte alla realtà, avrebbe perso la sua donna e quindi privo di qualsiasi legame affettivo. Quella notte probabilmente fu irrequieta per il marito, il gesto fu infatti compiuto alle cinque del mattino. Ma abitando in una villetta da poco costruita, circondata dal nulla, gli fu fecondo terreno per distruggere la sua famiglia.

Il divorzio che distrugge le famiglie

Sebbene sia un evento sempre più frequente, il divorzio nell’intimo soggettivo è un evento traumatico, soprattutto se ad essere coinvolti sono bambini più piccoli. La casa in cui abitano i soggetti, diventa un territorio di attacco, non di mediazione; se la convivenza diviene intollerabile, uno dei due coniugi può chiedere la separazione. Un senso di smarrimento rappresenta una rottura così importante, sentimenti contrastanti, un’incertezza, un senso di smarrimento, che ha portato Alberto a distruggere la sua famiglia.

Una relazione tossica, come uscirne?

I figli probabilmente, furono i più colpiti dall’insofferenza di questo matrimonio, dai pianti continui che i genitori della donna hanno raccontato, che ascoltavano ogni giorno in silenzio. La separazione, in alcuni casi, rischia di fare esplodere aspetti talvolta psicopatologici in soggetti ritenuti in precedenza equilibrati. La frattura della famiglia, genera un turbamento negativo che porta disagi psicologici, divorziare psicologicamente e continuare a essere un genitore nel vero senso della parola, diviene troppo difficile quando prevalgono sensazioni quali rabbia, dolore o paura. Potrebbe essere quindi una psicopatologia quella vissuta da Alberto? Una paura di solitudine troppo forte? Ormai la famiglia è stata distrutta, forse da un gesto troppo crudele, compiuto da un padre che si rifiutava di accettare la realtà.