Dieci anni dalla scomparsa e dalla morte di Yara Gambirasio

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Sono orami passati dieci anni dalla scomparsa e dalla morte di Yara Gambirasio, una ragazzina di 13 anni, un caso che sconvolse l’Italia

Dieci anni fa, la giovane Yara Gambirasio veniva data per scomparsa, solo alcuni mesi dopo si scopriva la sua morte; un caso che sconvolse l’Italia intera.

La scomparsa e la morte di Yara Gambirasio

Yara era una tredicenne che faceva ginnastica ritmica, la sera del 26 novembre del 2010 si recava al centro sportivo di Brembate di Sopra. Esce dalla palestra tra le 18:40 circa e da lì se ne perdono le tracce.
Una ragazzina così giovane scomparsa ha un enorme impatto mediatico e da allora forze dell’ordine, carabinieri, vigili del fuoco e volontari la cercarono in tutta la Val Brembana.

Il ritrovamento

Il 26 febbraio 2011 un aereomodellista, Ilario Scotti, aveva perso il suo aereoplanino telecomandato in un campo incolto di Chignolo d’Isola.
Durante le sue ricerche si imbatte nel cadavere della piccola Yara, affermò che non era possibile vedere il corpo a meno di un metro di distanza dato lo stato di incuria del campo.

In poco tempo il luogo si riempì di forze dell’ordine ed entrò in campo  la polizia scientifica.

Le indagini e l’ignoto 1

Quasi subito venne isolato da gli slip di Yara un profilo genetico maschile, che poi sarà identificato come l’INGNOTO 1.

I riscontri con le banche dati, diedero esito negativo e così le indagini vennero svolte seguendo alcuni studi sperimentali; questi studi hanno permesso di capire che l’ignoto al 94,5% aveva gli occhi chiari.

Vennero fatti circa 2000 confronti di campioni salivari; tra questi Damiano Guerioni, il suo aplotipo Y corrispondeva a quello del’ ignoto 1, ma i marcatori lo escludevano, così le indagini si incentrano  sui parenti in linea diretta, fino ad arrivare a Pierpaolo Guerini deceduto e senza figli, figlio di Giuseppe Benedetto.

Giuseppe Benedetto viene riesumato e dalle indagini si scoprì che l’ignoto 1 è al 99,99999987% suo figlio illegittimo. Si indagò così sulla vita di quest’uomo fino ad arrivare ad Ester Arzuffi che aveva vissuto nel suo stesso paese e si scoprì che effettivamente l’ignoto 1 era suo figlio.

Massimo Giuseppe Bossetti venne fermato per un alcol test; in questa occasione il suo DNA venne prelevato e la corrispondenza risultava perfetta con l’ignoto 1.

Altri indizi

Circa i suoi spostamenti nel giorno della scomparsa Bossetti non sa rispondere, mentre la moglie conferma che era casa, in ogni caso non esclude di poter essersi recato a Brembate di Sopra. L’analisi dei tabulati telefonici poi però confermò che il suo cellulare si era collegato alle celle compatibili con il luogo della scomparsa.

Inoltre vengono ritrovate ricerche di materiale pornografico su ragazzine, teenager, vergini e simili.

Durante alcune intercettazioni ambientali, si apprendo i primi dubbi della moglie circa gli spostamenti del marito nella giornata del delitto.

A sua discolpa durante un interrogatorio, Bossetti dirà che qualcun altro avrebbe potuto mettere il suo DNA su gli slip di Yara e dirà di aver visto film pornografici solo con la moglie ma escludendo di aver cercato ragazzine.

Il processo

Il 26 febbraio 2015 vennero chiuse le indagini e la procura indicò Bossetti come unico colpevole.
Il 1º luglio 2016 la Corte d’Assise di Bergamo condannò Massimo Bossetti all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, aggiungendo l’aggravante della crudeltà.
Il processo in appello iniziò il 30 giugno 2017 e la pena dell’ergastolo venne confermata, in quanto il corpo della piccola Yara era stato seviziato e sottoposto a crudeltà atta ad appagare la volontà di arrecare dolore.

La difesa però ha avallato la possibilità che non siano state valutate piste alternative e il 29 novembre 2019, la corte d’assise di Bergamo ha autorizzato al riesame dei reperti.

Photocredits: @YaraGambirasio