Gli scrittori sentono davvero le voci dei loro personaggi?

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Il 60% degli scrittori afferma che riesce a sentire le voci dei propri personaggi mentre scrivono.

Alcuni addirittura dichiarano di riuscire a dialogare con i loro personaggi e che, qualche volta, questi “gli rispondono”. I ricercatori hanno cercato di spiegare perché si verifica questo fenomeno.

Molti autori famosi hanno dichiarato come i personaggi stessi, guidano lo svolgimento della trama, creano i dialoghi e “fanno di testa loro”, nei romanzi che scrivono.

Per analizzare questo fenomeno, è stato condotto uno studio tra il 2014 e il 2018; si è svolto durante il Festival Internazionale del Libro a Edimburgo: lì hanno chiesto agli scrittori la loro esperienza con i personaggi.

Più del 60%, su 181 partecipanti, ha ammesso di avere udito le voci dei loro personaggi e oltre il 60% ha affermato che, a volte, questi hanno anche preso l’iniziativa. Alcuni autori, addirittura, hanno dichiarato di dialogare e discutere con i loro personaggi.

Spesso, questi scrittori spiegano come tutte queste esperienze sono immaginate. Però, dall’altro lato, raccontano del loro “stupore” nel vedere cosa dicono e fanno i loro personaggi.

Questo fa emergere molte domande, sia per quanto riguarda il controllo, sia per quanto concerne l’agency (costrutto psicologico che sta ad indicare la capacità di agire attivamente e trasformativamente nel contesto in cui si è inseriti).

Il tutto perché, secondo quanto emerso, gli autori non si sentono sempre pienamente consapevoli, quando si tratta di compiere delle scelte sui risvolti della trama.

Chi sta parlando?

Questo fenomeno, spesso, viene spiegato ipotizzando che gli scrittori siano, in qualche modo, speciali o diversi e che la loro immaginazione sia più “vivida” o “potente”.

Nello studio condotto, però, vi sono più differenze rispetto alle teorie enunciate. Infatti, vi è una minoranza significativa di scrittori avulsa dall’esperienza in argomento.

In realtà, altri studi recenti sul “discorso interiore” possono aiutare a spiegare questo particolare fenomeno in modo diverso. Il discorso interiore non è altro che il monologo, o il dialogo, che avviene nelle nostre teste quando pensiamo.

A volte, addirittura, immaginiamo le parole di una persona a noi cara (con la propria voce) o un botta e risposta, quando immaginiamo come sarebbe potuta andare diversamente una conversazione.

Dunque, non è del tutto irragionevole chiedersi fino a che punto siamo consapevoli di poter controllare queste versioni immaginarie di persone reali. Dopotutto, si tratta di un fenomeno piuttosto irrazionale, che avviene in maniera intuitiva ed immediata.

Non decidiamo razionalmente cosa potrebbe rispondere un nostro caro, specialmente quando lo conosciamo molto bene. Questo, quindi, è diverso dall’immaginare consapevolmente una risposta, nel modo in cui noi vorremmo.

Questione di confronti

Secondo questa corrente di pensiero, molti hanno davvero dei “personaggi” indipendenti e capaci di agire, sentendone le loro voci. Questo però è spiegabile perché questi personaggi hanno la stessa identità delle persone che conoscono nella vita reale.

Infatti, alcuni scrittori hanno confrontato esplicitamente i loro personaggi alle “altre persone” dei loro dialoghi interiori:

“È come quando vedi un vestito in un negozio e senti la voce di tua madre nella testa che dice: “Non si laverà bene”. È involontario ma non intrusivo.”

La questione, pertanto, non riguarda molto lo sperimentare personaggi indipendenti, ma capire perché è così impressionante l’agency di questi personaggi fittizi. Una possibile spiegazione risiede nel modo in cui questa esperienza sia collegata ad altre esperienze, sia reali che immaginarie.

Infatti, possiamo notare una somiglianza, quando osserviamo l’evoluzione dei personaggi nel corso del tempo. All’inizio lo scrittore stabilisce cosa devono dire e fare i loro personaggi.

Poi, quando si familiarizza maggiormente col personaggio, si verifica lo stesso tipo di intuizione immediata che si ha quando si immagina la risposta di un proprio caro.

Queste teorie hanno fatto sì che venissero ampliati altri aspetti riguardanti questi fenomeni. Più i ricercatori scavano nei pensieri e nella immaginazione, più diventa difficile capire quanto controllo si abbia davvero sui propri pensieri e/o azioni e quanto la percezione del controllo sia illusoria o meno.

Bibliografia

https://neurosciencenews.com/writer-character-voice-16749https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_sociale_cognitiva https://psycnet.apa.org/record/2004-16205-004 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7068700/

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