A caccia di solitudine: il mito di Narciso

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Spesso si pensa che il mito di Narciso parli di un cacciatore sempre alla ricerca di nuove prede per sfamare il suo ego. E se non fosse proprio così? Se chiunque di noi nascondesse un Narciso?

Nel nostro immaginario il mito di Narciso ha assunto grande valore, tant’è che è proprio da questo mito che deriva l’aggettivo narcisista. Treccani alla mano, il termine narcisismo recita infatti così: tendenza e atteggiamento psicologico di chi fa della propria persona il centro esclusivo e preminente del proprio interesse e l’oggetto di una compiaciuta ammirazione, mentre resta più o meno indifferente agli altri, di cui ignora o disprezza il valore e le opere. Tuttavia, un errore comune sta nel pensare che il narcisista sia sempre alla ricerca di qualcuno per saziare il suo ego, per vedersi migliore specchiandosi negli occhi di un altro. Si pensa che il vero oggetto del desiderio di Narciso sia infatti lo specchio, ma non è così. L’unica cosa che Narciso caccia è in realtà la solitudine. Ripassiamo il mito per capire perché.

Il mito di Narciso

Nato dalla ninfa Liriope e dal fiume Cefeso, Narciso suscitava amore sin dalla nascita. Quel giorno sua madre si recò dall’oracolo Tiresia e lo interrogò sul destino del figlio. Il veggente le rifilò una risposta sofoclea: vivrà fin quando non conoscerà sé stesso. Ritiratosi nei boschi e campagne fuori mano, Narciso aveva rifiutato ogni genere di avance e la sua unica occupazione era cacciare cervi. Un giorno venne intercettato da Eco, punita da Era per averla intrattenuta con pettegolezzi mentre il marito Zeus raggiungeva una sua amante: fu condannata a non potersi più esprimere e a ripetere, di ciò che ascoltava, solo le ultime parole.

Alla vista del bellissimo Narciso, Eco si infiammò d’amore e lo seguì tra i boschi. Quando si incontrarono il misunderstanding fu inevitabile: non riuscendo a interagire tra loro, Narciso la respinse. Quando si dice che non c’è amore senza comunicazione… In preda alla vergogna, Eco scappò e si nascose in una grotta. La sofferenza per il rifiuto finì per consumarla: divenne sempre più piccola, fino a scomparire. Di lei restò soltanto la voce: ancora oggi la sentiamo ripetere le nostre ultime parole.

La questione di Eco fece adirare Nemesi, personificazione della giustizia distributiva, che decise di vendicarla. In un giorno di caldo torrido, la dea provocò a Narciso una sete così implacabile da costringerlo a cercare un laghetto per estinguerla. Allo specchiarsi Narciso, che mai si era visto prima d’allora, scambiò il suo riflesso per un fanciullo dalla bellezza incommensurabile e se ne innamorò perdutamente. Quando si rese conto che quello non era l’amato bensì la sua immagine riflessa, si disperò e morì. Secondo alcune interpretazioni cadde nel fiume e annegò nel tentativo di raggiungere l’altro, secondo altre si pugnalò. Altre ancora affermano che venne consumato dal dolore. In ogni caso, al suo posto sbocciò un fiore, il narciso.

Narciso secondo noi

Nella nostra cultura il mito di Narciso ha assunto un’importanza e un ruolo rilevanti. Tuttavia, ciò ha causato un’inflazione per via delle numerose reinterpretazioni e rielaborazioni, generando confusione sui fatti. Tant’è vero che è abbastanza comune pensare che Narciso trascorresse tutto il tempo ad ammirare la propria figura. Ricordate la scena della festa di Hercules, quando Hermes afferma “Non vedevo tanto amore in una stanza da quando Narciso ha scoperto sé stesso”? Beh, quel Narciso che bacia la sua immagine allo specchio riflette la credenza comune che stesse sempre ad adorarsi, quando in realtà non poteva né voleva farlo perché aveva paura della morte.

Il mito di Narciso nella psicanalisi: la caccia alla solitudine

In termini del rapporto con sé stessi e gli altri, in psicanalisi il mito di Narciso è uno dei concetti chiave per la comprensione delle patologie della personalità. Freud infatti collegava il narcisismo alla teoria duale delle pulsioni, secondo cui ne esiste una sessuale, che mira alla conservazione della specie, e una dell’Io, che punta invece alla preservazione dell’individuo. Narciso rifiuta qualsiasi amore perché dipendente dalla seconda. Egli è interessato a un’unica attività, la caccia ai cervi. Metaforicamente, con la caccia egli insegue qualcosa che lo fa sentire vivo – il cervo è simbolo dell’immortalità – perché ha paura della morte. Narciso cerca la solitudine e la preferisce alle relazioni perché da soli ci si può proteggere, si scampa alla morte, si sopravvive insomma. Un atteggiamento poi non così infrequente… Narciso è infatti in ognuno di noi, dipendendo da inclinazioni e declinazioni. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto paura di una relazione, perché attraverso questa si arriva a conoscere sé stessi – ci si specchia – e si annulla il proprio Io. Si muore, come aveva previsto Tiresia.

La fine del narcisista

In conclusione e citando Il mito dell’analisi di James Hillman, possiamo dire che in questo caso è impossibile riuscire a conoscere sé stessi riflessivamente. L’autorivelazione avviene solo grazie all’incontro con l’altro, attraverso il matrimonio, la famiglia e gli amici. Più che il suo riflesso, ciò che Narciso vede sono speranza di poter essere qualcosa di diverso e ombra, la sua controparte. L’unico modo possibile per rompere una dinamica narcisistica è infatti il gesto a cui è obbligato da Nemesi: specchiarsi per conoscere il proprio Io e guardare la propria ombra.

Fonti

Ovidio, Le Metamorfosi, Einaudi, 2015.
Sigmund Freud, Introduzione al narcisismo, Bollati Boringhieri, 2012.
Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, 2012.
James Hillman, Il mito dell’analisi, Adelphi, 2012.

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