Tra “Favolacce” e “Ligabue. Volevo nascondermi”

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Elio Germano e i suoi ultimi lavori

In questi ultimi anni si sta assistendo ad una “riaffermazionedel talento italiano nel mondo artistico.

Esempi lampanti sono il successo della tetralogia della Ferrante “L’amica geniale“, con successiva trasposizione in serie tv, amata e seguita in Italia quanto nel mondo; ed ancora le ultime fatiche di attori quali Alessandro Borghi (recentemente “visto” nella serie tv Diavoli con Patrick Dempsey) ed Elio Germano.

Quest’ultimo ha lavorato a due importanti progetti quest’anno, uno è il film “Favolacce” dei fratelli D’Innocenzo, l’altro è “Ligabue. Volevo nascondermi” del regista Giorgio Diritti, nel quale interpreta l’artista semisconosciuto (per lo meno al grande pubblico) Antonio Ligabue.

Due lavori che in qualche modo testimoniano l’interesse di Elio Germano nei confronti di tutto ciò che per la collettività rappresenta i margini.

In “Favolacce”, lo spettatore segue le vicende di un gruppo di famiglie della periferia di Roma. La normalità, rappresentata dalla quotidianità, viene costantemente resa attraverso immagini disturbanti volti a capovolgere sistematicamente i ruoli e metaforicamente la “favola” che l’uomo si racconta su concetti dati per universalmente riconosciuti come quello della famiglia e i ruoli declinati in essa.

“Quanto segue è ispirato ad una storia vera. La storia vera è ispirata a una storia falsa. La storia falsa non è molto ispirata”

Favolacce

In questa pellicola Elio Germano interpreta in maniera egregia un padre che punta alla perfezione sua e dei figli: casa perfetta, una splendida piscina che i suoi vicini odiano ed una moglie impeccabile. Apparentemente tutti elementi che possono essere definiti “normali” ma che, sommandosi, formano un quadro grottesco della personalità di questo capo-famiglia.

Svestendo i panni di padre entra in quelli dell’artista Antonio Ligabue nella pellicola del regista Diritti.

Questa pellicola si aggiunge a tutta una serie di docufilm che nell’insieme hanno lo scopo di far “conoscere” al grande pubblico, in modalità differenti dalla fruizione di una mostra, artisti e personalità che hanno contraddistinto e contraddistinguono il bagaglio culturale italiano ed internazionale.

Ma chi è Antonio Ligabue e quanto ne sapeva Elio Germano prima di entrare nelle sue scarpe?

Assolutamente niente se non a grandi linee generali cioè che fu un pittore e scultore italiano del XX secolo. Come afferma ironicamente lo stesso attore in più di una intervista.

Ligabue, la sua produzione artistica ed ancor di più la sua intera esistenza, avvalora la tesi secondo cui:

Tutta l’arte è contemporanea

In particolare la scelta da parte del regista di “porre sotto i riflettori” proprio questo artista su tutti è un chiaro volere di accendere l’attenzione sul valore della diversità e sopratutto sulla capacità di riscatto, d’identità e dell’essere coerenti con quello che si sente malgrado il mondo dica che tu sia pazzo.

Cosa ha maggiormente colpito Elio Germano di Ligabue ?

Più degli aneddoti, della tecnica particolare con il quale dipingeva e scolpiva, ad Elio Germano ha affascinato il rapporto che Ligabue aveva con le sue opere.

Un rapporto di necessità ossia la modalità imprescindibile del suo stare al mondo, del suo riuscire a comunicare la sua interiorità e dunque non l’atto del dipingere, dello scolpire per “vendere” ma azioni necessarie per esprimersi.

Non ha mai fatto qualcosa su commissione. Per inseguire il gusto del pubblico. La sua arte è sempre stata qualcosa di necessaria a se stessa nella pratica stessa.

Elio Germano
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