Accadde oggi: il crollo della Borsa di Wall Street

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Passata alla storia come Martedì nero, la data del 29 ottobre 1929 segna una sorta di spartiacque nel modo di intendere l’economia.
Il crollo della borsa valori di Wall Street – sede di uno dei mercati finanziari più importanti al mondo – avvenuto in tale data, darà avvio ad una crisi economica e sociale senza precedenti.
Essa, tramite uno stretto sistema di interconnessioni fra paesi, finirà per coinvolgere non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa.

Con le borse in ribasso a causa dei contraccolpi economici derivanti dalle nuove limitazioni, in questi giorni più che mai è importante ripercorrere queste vicende.

Paura a Wall Street. Alle origini del crollo

Nei giorni precedenti al 29 ottobre 1929, il nervosismo era ben palpabile all’interno del mercato azionario. Negli ultimi anni, infatti, la borsa di Wall Street aveva aumentato il suo valore, spingendo molti piccoli risparmiatori ad investire su alcune azioni.
Tuttavia, ai loro occhi era ben nascosta una crisi già strisciante; si produceva molto di più di quanto poi si consumasse, soprattutto nel settore agricolo. I prodotti restanti, inoltre, non potevano più essere esportati a causa delle nuove politiche protezioniste di molti paesi europei.

Nel mese di settembre il mercato diede i primi segni di cedimento.
Si iniziarono, quindi, a verificare una serie di transazioni non gestibili che portarono ad un ribasso dei prezzi di milioni di azioni, con perdita in valore di oltre 14 miliardi di dollari nel solo 29 ottobre.
Il panico travolse i risparmiatori: li portò a ritirare immediatamente i propri soldi dalle banche, causando la crisi di esse e, conseguentemente, anche delle industrie.

In un certo senso, si può pensare agli eventi di quei giorni come un lampante esempio di profezia che si autoadempie; la sfiducia dei cittadini nel mercato li indusse ad adottare comportamenti che ne accelerarono il collasso, rendendo certo un possibile disastro.

Gli effetti

Il crollo della borsa di Wall Street non avrebbe certamente condotto ad una crisi tanto grave da essere definita Grande Depressione se di base l’economia non fosse stata già malata.

Le sue conseguenze sociali furono innumerevoli. Molti si ritrovarono a vivere in condizioni di estrema povertà mentre la mancanza di lavoro ne piegava l’animo e il fisico.
È a partire da questo momento, infatti, che la disoccupazione comincia ad essere percepita come un dramma sociale con cui fare i conti. Essa inizierà a configurarsi come un fenomeno di massa che dipende strettamente dallo stato generale dell’economia.

Diventa presto chiaro che la disoccupazione – che finisce per durare per lunghi periodi e che coinvolge sempre più spesso  non solo i giovani ma anche maschi adulti capofamiglia – non può essere ricondotta alla mancanza di volontà del singolo individuo.
Il povero non è più stigmatizzato, non è più uno sfaticato da disprezzare ma semplicemente una vittima di crisi più ampie. In un certo senso, si incrina il mito tipicamente americano del Self-made man.
Ma l’eredità più importante di quegli anni riguarderà il ruolo dello Stato. Se fino ad allora si credeva che il mercato fosse capace di autoregolarsi, dopo tali eventi si paleserà la necessità di predisporre sistemi di assistenza statale che accompagnino il cittadino dalla culla alla tomba e lo sostengano nei momenti di difficoltà.

Interpretare il presente attraverso il passato

La portata della crisi è facilmente intuibile dando uno sguardo alle ricerche sociali condotte in quel periodo, molte delle quali volte ad indagare gli effetti della prolungata mancanza di lavoro sulle persone e sulle loro famiglie.
Per esempio, una ricerca condotta in California a più riprese su alcuni soggetti, che furono giovani durante la Grande Depressione, mostra come il corso della loro vita sia stato enormemente influenzato da quell’esperienza, molto spesso spingendoli a posticipare alcune importanti tappe della vita adulta.

Non bisogna credere che sia inutile ricordare questi avvenimenti.
Forse, saperne di più in merito alle crisi passate, potrebbe aiutarci a far fronte in maniera migliore alle crisi presenti, ricordandoci che, per quanto sembrino insormontabili, ci sarà sempre qualcosa da imparare da esse.

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