Covid e tamponi: le giornate di un cittadino in attesa

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In un anno e mezzo tra covid e tamponi, persistono problematiche che sembrano volute: l’attesa del tampone dell’ASL è una di queste

C’è bisogno di raccontare una storia seria di un luogo strano. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente voluto. Un qualsiasi individuo non residente su Marte, si sarà certamente imbattuto in una storia molto simile a quella che sto per raccontare. Infatti, questa proviene dal bagaglio di esperienze personali che – per comodità e fini – vorrei universalizzare nei nomi e nei luoghi. Il protagonista della storia si chiama Aldo, vive in un paese tra le montagne, durante l’esperienza della pandemia 2019-2020, tra covid e tamponi.

Esterno primo: in giro con gli amici

É domenica 25 aprile 2021. Da un anno e mezzo l’umanità ha a che fare con covid e tamponi, la quarantena e le zone multicolori. C’è il Sole, ma non la scuola, la zona è arancione e c’è tanta voglia di prendere un po’ d’aria fresca.
Aldo ha 15 anni, ed è un esponente della fascia d’età che, con ogni probabilità, più ha sofferto la chiusura necessaria. Allora, Aldo si arma di mascherina e gel disinfettante per raggiungere i suoi amici. Bisogna andare sulla fiducia sul fatto che rispetterà pedissequamente ogni misura preventiva al fine di evitare il contagio. Lui sa che ci sono scarse probabilità di contagiarsi all’aria aperta e che corre pochi rischi. Quello che non sa, è che una sua amica tre giorni prima ha avuto la febbre. Con questa sua amica ci esce, passa una bella giornata, mangia un gelato e, in serata, torna a casa.

Interno primo: a casa

Aldo sta per addentare una pizza appena comprata da sua madre, quando riceve un messaggio dai suoi amici.
La ragazza che aveva visto poche ore prima deve sottoporsi al tampone il giorno dopo, poiché un suo contatto stretto è risultato positivo. É lunedì 26 aprile, la ragazza effettua il tampone. Una volta processato, l’esito è positivo. Comunica agli organi competenti i suoi contatti diretti, tra cui compagni di classe e amici. Nel frattempo, Aldo si chiude in camera, tra qualche timore e un po’ di sano scazzo. A biasimarlo: dopo tanto tempo in casa, alla prima uscita si torna dentro.

Interno secondo: in camera

Iniziato il suo confinamento nella camera da letto, si prepara come meglio può: cibo-spazzatura, Fortnite e cuffie da gamer. Poteva andargli peggio. Martedì 27 aprile sente suonare il citofono: sono i vigili urbani che ufficializzano l’isolamento fiduciario. Il vigile, un po’ guardingo e intimorito fa firmare qualche scartoffia, ma si dimentica di rilasciare la documentazione per iscriversi al sistema dell’ASL utile per effettuare il tampone con esigenze prioritarie. Ma questa è un’altra cosa che Aldo non può sapere; intanto, nell’attesa di una chiamata dall’ASL di riferimento per fare il tampone covid.

Interno terzo: ancora in camera

Se telefonando, io potessi dirti… “Sig. Aldo le verrà fatto il tampone a domicilio domani”. Ma non è andata così.
Perché aprile è finito ed è iniziato maggio. Il 5 maggio, ad ormai quasi dieci giorni dalla visita dei vigili urbani, Aldo non ha ancora ricevuto alcunché. Sua mamma, preoccupata, chiama chi può per capire il da fare. Venuta a conoscenza di questo documento che non ha, immagina dunque che l’ASL probabilmente non sia a conoscenza della situazione di suo figlio. Ottiene e compila il documento, sperando che questo tampone possa andare in porto il prima possibile.
Una persona di fiducia che lavora nell’amministrazione pubblica, per velocizzare la questione le suggerisce di andare direttamente ad effettuare un tampone a pagamento in uno studio privato. Peccato che Aldo, fortunatamente asintomatico, al decimo giorno di isolamento può definirsi non contagioso. Siamo al 6 maggio. L’isolamento fiduciario è terminato. Ma Aldo ha mai contratto il virus?

Covid e tamponi: qualcosa non torna

Intanto Aldo si è rinchiuso per dieci giorni. Giorni che si vanno ad aggiungere a quelli già trascorsi. E bisogna chiedersi il perché. Può essere tutto ricondotto ad una leggerezza individuale? Se gli organi competenti si allarmano per un possibile cluster, non è lecito chiedere la massima attenzione?
Ma se la leggerezza appare sistemica, forse non si tratta di una casualità. La documentazione che il vigile doveva rilasciare, gli sarà stata fornita da qualcuno? E perché costui, alla mancata ricezione, non ha provveduto ad informare il diretto interessato? E perché la soluzione più logica sembra sempre quella di rivolgersi ad un centro privato? Ma, ancora: c’è il timore che, processando più tamponi covid, ci siano troppi positivi?

A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.