Il Coronavirus ha portato alla fine del mito italiano?

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Ipotizziamo che l’Italia sia una classe e le regioni siano gli alunni. Nel giorno della foto di gruppo, il primo della classe non ha il colletto come gli altri, mentre anche il più sbadato sembra pronto col suo colletto per farsi la foto. Attualmente l’alunno senza colletto è la Lombardia.
Il Coronavirus ha messo in ginocchio tutti, dalle persone alle aziende, dalle regioni alle nazioni. In questo disastro però c’è, come in ogni evento, chi ha avuto la peggio.

I problemi nell’affrontare il Coronavirus iniziano sin da subito perché la Lombardia si trova impreparata e non sa a cosa andrà incontro.
È la ​prima a​ negare la pericolosità del Covid-19 con i vari slogan social, si ricordi: #Milanononsiferma / #Bergamononsiferma. Le zone arancioni nel mentre diventano rosse. Si decide ​poi​ di chiudere i confini della regione.

L’epidemia ha ormai colpito tutti, a macchia d’olio. Il virus però per quanto si possa estendere su tutto il territorio italiano, unge sempre di più la Lombardia, la quale pericolosamente cerca​ il mal comune mezzo gaudio​ con le altre altre città d’Italia. Le altre regioni però avranno solo la sfumatura del virus. La macchia rimane tutta lombarda.

Ad aggravare questa situazione è la cattiva gestione da parte del presidente della Regione Lombardia, attento a difendersi dalle critiche piuttosto che agire dinanzi a tutti quei segnali di pericolo che hanno portato la sua regione, tra le prime, a superare per numero di contagi, la stessa Wuhan.
Una Lombardia efficiente ma non soddisfacente, interessata a mostrarsi più che a essere.

La regione che sembra essere eco solo per gonfiare il proprio ego.

Tutto questo può trovare in disaccordo molti, del resto sulla gestione della Lombardia è continuo il ricredersi e il sorprendersi ma su un punto ci troveremo in accordo tutti: privatizzare la sanità non ha aiutato e non aiuterà i suoi cittadini.

Questo discorso sarebbe da fare, del resto, anche con le università milanesi, la maggior parte delle quali privatizzate o di privati.
Una regione che vuole essere inclusiva ma che esclude, il più delle volte, dalle possibilità che propone di offrire. Una regione che ha dimenticato l’importanza di una sanità universalistica e di territorio.

Le campagne social, portate avanti soprattutto dal buon sindaco di Milano, sembrano risuonare come semplice appannaggio, in questa situazione, per nascondere carenze più profonde e importanti. Ci si chiede come sia possibile che sindaci e regione promettano ai cittadini un futuro certo, non comunicando tra loro, se non per incolparsi.

Ci si chiede quale sia la necessità di un video-messaggio quotidiano sui social in cui si parla degli assembramenti o del Seveso, piuttosto che essere concreti e chiari spiegando che la Lombardia non è capace di venirne fuori adesso, ma che non si arrende.

La speranza può esistere solo nell’incertezza, far finta che sia tutto sotto controllo indispettisce, irrita, fa sentire incompresi. Sarebbero messaggi forse con pochi like e meno trendy per gli strategist, ma quanto meno onesti.

La Lombardia ha bisogno di chiarezza, ora che è l’ultima, la più debole, quella da additare forse come la più disorganizzata. L’alunno intelligente che non si è più applicato.

Certo, ora non bisogna fare troppe analisi e le critiche sono già troppe, compresa questa. È il momento per noi italiani di dare man forte a questa Lombardia che tanto si elevata, questa Icaro che ora sembra vagare nell’incertezza del suo domani.
In questo caso la solidarietà farà la forza e non avremo intenzione, noi italiani, di fare la foto di classe se il nostro compagno Lombardia non ha il colletto. Se non è pronto.
La classe deve rinviare la foto, perché un nostro compagno ha bisogno d’aiuto e deve essere aiutato.

L’Italia deve ripartire, ma deve tenersi bene dal cantar vittoria, perché uno di noi ha rallentato la sua corsa.

Oggi più che mai dobbiamo riflettere su come rialzarci tutti insieme e ciò significa ripartire comportandosi da bravi cittadini. ​Non strafate, non abbiate fretta, non siate incoscienti.​ Significa non proporre l’idea del ​chi è senza contagi scagli la prima pietra​, o peggio pensare ad una città senza contagi come la vincitrice.

Fin quando tutte le regioni non saranno salve, nessun italiano deve esultare per la propria. La vittoria contro la pandemia deve essere universale, nazionale, italiana, ma mai non regionale o personale. I traguardi raggiunti dalle regioni singole serviranno a ben poco, se un nostro amico nel frattempo non riesce ad alzarsi.

La classe ITALIA non deve dimenticarlo.
La foto non possiamo ancora farla. Aspettiamo il nostro amico Lombardia.