Il caso Palamara. Quando l’Italia onesta vinse sulla magistratura mafiosa

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La criminalità di magistrati, il caso Palamara

C’è una verità innegabile in riferimento al caso Palamara: che in Sgarbi l’Italia onesta ci si è riconosciuta quel 25 Giugno.

Perché se nel paese che si ama e che si difende a spada tratta si presenta un polverone epocale, con un urgente rifondazione della magistratura, un po’ la pazienza comincia a desistere.

Il caso

Luca Palamara, ex membro del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), è indagato per compravendita di sentenze.
Questa riguarda la nomina di un altro magistrato come consigliere di Gela per circa 40.000 euro.

Le accuse riguardano anche denigrazione e delegittimazione sistematica, attivata su più fronti verso alcuni colleghi e si chiede, a gran voce, di valutare la particolare gravità dei fatti e non di averne un mero giudizio etico.

Ed il caso è stato un po’ come la solita goccia che fa traboccare il vaso.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Il dibattito in Parlamento

Da tempo si guardava con un occhio di riguardo la magistratura italiana, che sulla carta è completa sotto tutti i punti di vista.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un abisso: puoi dare il copione perfetto a degli attori incapaci, la recita risulterà ridicola e faziosa.

Sgarbi, in parlamento, parla di una fetta della magistratura definendola mafiosa: “che un criminale delinqua è normale, che lo faccia un Magistrato è un terremoto istituzionale”, queste le parole dell’onorevole Sgarbi.
Queste sono seguite dalla richiesta di una formazione di una commissione d’inchiesta urgente contro la criminalità di magistrati che fanno l’opposto del proprio lavoro, definendola “Palamaropoli”, con un chiaro riferimento allo scandalo tangentopoli del 1992.

Lo afferma con rabbia, data da un’onestà intellettuale che non gli si può contestare e che lo contraddistingue da sempre.

Quello che a Sgarbi si può contestare, sono i modi.

Al suo intervento risponde immediatamente dopo l’onorevole Giusi Bartolozzi, esponente di Forza Italia.

Ella, dimostrando un buonismo insensato e decontestualizzato, risponde strumentalizzando le parole di Sgarbi: afferma che avesse incluso, nel suo discorso, tutta la magistratura italiana. Prontamente Sgarbi risponde, con i suoi modi che tutti conosciamo.
Inveisce, insulta e s’incazza. E l’Italia onesta un po’ ci si riconosce.

Perché se si tenta di affrontare un discorso così importante che comprende un gran lasso di storia della Repubblica Italiana, sottolineando come un pezzo della magistratura sia di presunto stampo “mafioso”, non si va a ledere la dignità di coloro che hanno dato la vita per il bene di questo paese, ma la si eleva.
Si difendono i loro interessi e i loro ideali seguendo il pensiero che loro stessi avevano contribuito a impartire nella mentalità dell’Italia onesta.

Sgarbi cacciato dalla camera

Sgarbi fu successivamente cacciato di peso dall’aula, dai commissari di Montecitorio per aver insultato esplicitamente l’On. Bartolozzi durante il suo intervento.

Lo scandalo, il gesto di Sgarbi ed il suo lascito sostenuto dall’Italia volenterosa di rivalsa portarono in quei giorni all’allontanamento dell’ormai ex magistrato Luca Palamara dal Consiglio superiore della magistratura e sottoponendolo ad un iter giudiziario che continua tutt’oggi.

Il calvario giudiziario di Palamara

Il 19 Settembre 2020 Palamara diviene il primo ex presidente della storia dell’ANM ad essere espulso.

Il calvario dell’ormai ex magistrato prosegue, con la richiesta nella giornata del 9 Ottobre da parte del pg della Cassazione Perelli che chiede a gran voce, vista la gravità dei fatti, la radiazione definitiva dall’albo dei magistrati.

Radiazione che arriva e che permette all’Italia di sorridere, con la consapevolezza che questa possa essere solo la punta di un iceberg ancora tutto da scoprire.

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