Caso Cucchi: celebrare per non dimenticare

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Dalla perquisizione all’incarcerazione, passando attraverso i 7 giorni della sua permanenza presso l’ospedale Sandro Pertini di Roma, per arrivare al tenebroso giorno della sua morte: ricordiamo Stefano Cucchi, vittima di pestaggio.

Caso Cucchi: celebrare per non dimenticare!

Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a furia di botte

Un Blasfemo-Fabrizio de Andrè

Caso Cucchi: celebrare per non dimenticare. E’ con la celebre frase di Fabrizio de Andrè appena riportata, che viene commemorato il supplizio di Stefano Cucchi, morto a Roma il 22 ottobre 2009, all’età di 31 anni. Pestato da Alessio Di Bernardo e Raffaele D’alessandro, i due carabinieri condannati a 12 anni dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma per omicidio preterintenzionale. Coinvolti in questa tragica vicenda furono anche cinque medici dell’ospedale Sandro Pertini: Stefania Corbi, Aldo Fierro, Flaminia Bruno,Luigi De Marchis Preite e Silvia di Carlo. Il reato impugnato era: omicidio colposo. La dottoressa assolta, fu Stefania Corbi e la formula utilizzata per il proscioglimento dell’accusa fu: “per non aver commesso il fatto”.

Chi era Stefano Cucchi?

Giovane geometra 31enne, affetto da epilessia e impiegato nello studio del padre Giovanni nel quartiere Casilino ad est della capitale. Appassionato di AutoCad: programma di disegno tecnico ideato nel 1982 dalla software house statunitense Autodesk. Passava la maggior parte del suo tempo sui cantieri e nei momenti di libertà praticava boxe.

Caso Cucchi: celebrare per non dimenticare. L’inizio della via Crucis:

Erano le 23.30 del 15 ottobre 2009, quando i due carabinieri fermano il giovane ragazzo romano insieme ad Emanuele Mancini al parco degli Acquedotti, in via Lemonia a Roma. Stefano fu portato alla Caserma Appio-Claudio e imprigionato per essere in possesso di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. “20 grammi di hashish, tre bustine di cocaina ed una pasticca per curare la malattia di cui era affetto.”

Cosa è successo il giorno dopo la sua incarcerazione?

Il giorno dopo la sua reclusione viene processato. Durante l’udienza di conferma del suo arresto, tenutasi presso il Tribunale di piazzale Clodio, Stefano si presenta con gravi ematomi agli occhi, dichiarando: “sono colpevole di detenzione per uso personale e non colpevole per quanto riguarda lo spaccio”. Al termine dell’udienza, le condizioni fisiche del giovane detenuto erano preoccupanti. Successivamente al suo ingresso al carcere viene visitato nell’infermeria di Regina Coeli, che dispone un ricovero immediato presso il pronto soccorso Fatebenefratelli per degli accertamenti; ricovero che Stefano Cucchi decide di rifiutare nell’immediato. Il giorno seguente le condizioni di salute peggioravano sempre più fino alla definitiva degenza nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove Stefano muore il 22 ottobre.

“Sulla mia pelle”: gli ultimi 7 giorni di una vita spezzata

Mi è sembrato di morire poco alla volta insieme a Stefano Cucchi

Alessandro Borghi

Magistrale interpretazione del noto attore Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi. Ha suscitato grande scalpore per la veridicità del suo personaggio: convincente, lacerante. Racconta proprio gli ultimi giorni di vita di Stefano: ricostruendo le vicissitudini tramite atti processuali, verbali e testimonianze di parenti e conoscenti coinvolti. Film uscito su piattaforme streaming italiane e su milioni di dispositivi abbonati a Netflix. Nel 2019 Alessandro Borghi riceve il premio di migliore attore e protagonista sul palco David di Donatello, aggiungendo:

“questo premio va a Stefano Cucchi e all’importanza di restare umani”

Il coraggio di non arrendersi: Ilaria Cucchi

“Mentre i Generali sfilano in udienza nel tentativo di giustificare , oltre ogni evidenza, il loro operato, io non posso non pensare che 11 anni fa queste erano le ultime ore di vita di mio fratello. 11 anni fa, Stefano è morto, nell’indifferenza generale di tutti coloro che lo hanno visto nei giorni del suo calvario. E nel quieto vivere di chi sapeva e non ha avuto il coraggio di parlare allora finchè si era in tempo, forse, per poterlo salvare”

E’ con questa frase celebre che Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ricorda attraverso il suo portale Facebook la morte del fratello avvenuta 11 anni fa. In memoria del suo coraggio, della sua determinazione e costanza, Jorit artista di strada le dedica un murales, aggiungendo:

“Non è solo la lotta di una sorella a cui hanno ucciso il fratello. La sua è una lotta di giustizia”

Stefano Cucchi porta alto il nome di chi come lui ha subito gravi pregiudizi da coloro che avrebbero dovuto tutelarli: Giuseppe Uva, Stefano Brunetti, Aldo Scardella e tanti altri.

“Non ci può essere un motivo valido per cui un ragazzo debba morire in un carcere o in una caserma. Non deve accadere, né deve accadere che l’opinione pubblica lo giustifichi come uno sgradevole inconveniente”.

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