Burocrazia: dalle origini ai nostri giorni

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L’evoluzione del potere specializzato

Il termine “burocrazia” risale alla metà del 1700; venne coniato da Vicent de Gournay, economista fisiocratico. All’epoca la fisiocrazia si opponeva al mercantilismo e si prefiggeva di risollevare le sorti economiche francesi.

Lo scopo di tale “termine” era quello di designare il potere di quel corpo di funzionari ed impiegati, dell’amministrazione statale, costituito, con mansioni precise e specializzate, sotto l’assoluta monarchia esercitata dal sovrano.

A tal proposito, non si può tacere la polemica sorta contro l’accentramento amministrativo e l’assolutismo, per comprendere come, sin dalla nascita, il termine sia stato connotato negativamente.

Così viene percepito, all’inizio del XIX secolo, in alcuni dizionari; romanzieri come Balzac lo diffondono in Europa e viene utilizzato, da liberali e radicali, per attaccare il formalismo, l’altezzosità e lo spirito di corpo della pubblica amministrazione nei regimi autoritari, in maniera particolare in Germania.

Il linguaggio comune del nostro tempo

Tale accezione è quella che maggiormente si è istituzionalizzata nel lessico, fino ad arrivare ai nostri giorni. Viene utilizzato, il termine in argomento, per fare riferimento, in maniera critica, alla proliferazione di norme e regolamenti, alla mancanza di iniziative semplici, allo spreco di risorse; in una parola: all’inefficienza di grandi organizzazioni. Pubbliche e private.

Un secondo significato, altrettanto negativo, è quello sviluppato dalla corrente marxista.

Sebbene Marx si fosse occupato solo marginalmente della questione, i suoi adepti – posti davanti alla problematica della costruzione del partito e dello stato socialista – si trovarono nella condizione di dover prestare una grande attenzione alle problematiche organizzative.

Soprattutto coloro che provenivano da una matrice sindacalista, percepirono chiaramente i pericoli insiti nell’esistenza di un apparato forte ed accentrato.

A tal proposito, Robert Michels, sociologo e politologo tedesco, ma naturalizzato italiano, riferendosi allo specifico caso del partito social-democratico tedesco, affermò che ciascuna organizzazione implica un’oligarchia.

Tornando alla tradizione marxista, quindi, i concetti di burocrazia vengono impiegati allo scopo di indicare una progressiva, fatale, rigidità dell’apparato politico e statale, a scapito delle più elementari esigenze della democrazia di base.

Il punto di vista giuridico

Nel corso del XIX secolo, tuttavia, si delinea un’altra concezione della burocrazia che impegna il termine in senso tecnico e non polemico.

Racchiude, tale punto di vista, il complesso di studi giuridici e di scienza dell’amministrazione teutonici, imperniati sul “Bureausystem”; quello che, in definitiva, partendo dall’esperienza prussiana, avrebbe sostituito i vecchi corpi amministrativi collegiali.

In base a questa “posizione”, tecnico-giuridica il concetto di burocrazia afferisce ad una teoria  ed a una prassi della pubblica amministrazione, considerata la più efficiente possibile.

Sorgono, così, le diverse dottrine; inefficienza organizzativa, anti-democrazia degli apparati e tecnica della pubblica amministrazione, entrano tutte nel vocabolario delle scienze sociali moderne, dando luogo ad uno straordinario diffondersi concettuale.

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