Daniela Dada: body positive, i tatuaggi e il pink

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Quando ho incontrato Daniela, parecchi anni fa, non mi è mai sembrata stravagante o esibizionista

C’era qualcosa che mi spingeva a guardare oltre quella patina rosea che la avvolgeva.
Ai miei occhi Daniela Dada era semplicemente una persona libera

Con lei ho deciso di affrontare temi importanti come il sex positive ed il body positive perché è stata la prima, che la mia memoria ricordi, ad averne parlato con sfrontatezza in una piccola cittadina del sud Italia.
Perché Daniela? Perché ne ha parlato attivamente, costantemente quando non c’erano neanche troppi studi e manuali scientifici a riguardo.

G: cara Daniela, sei stata una tra le prime che io conosca a mostrarti sensibile a tematiche come il body positive e il sex positive.
Prima ancora che ne parlassero personaggi di rilievo, prima che ci fossero manuali scientifici. Tu, cronologicamente sei prima, almeno all’interno della tua piccola realtà cittadina. Sicuramente la potenza della tua voce è iniziata ad aumentare quando altri in Italia hanno contribuito a questi momenti. Spiegaci un po’ questa evoluzione.

D: la mia prima vetrina, come sempre, è stata Instagram. Ci passo molto tempo e la uso anche come strumento di informazione.
La cosa che mi risulta forse un po’ strana, è che tutto ciò che per me era normale ora ha un nome, spesso inglese.
Il body positive è un movimento sociale creato per mostrare e far capire che tutti i corpi, specialmente quelli non convenzionali, sono belli e da amare. Già molti anni fa i corpi non convenzionali venivano derisi come fossero distorti nella mente dell’uomo. Bisognava nascondere o deridere ciò che era non convenzionale.


So che internet può essere utilizzato per fare cose belle e smetterla di stare gli uni contro gli altri; può aiutarci a capire quanto sia difficile per una persona in carne fotografarsi per intero e quindi, quando ha il coraggio di farlo, bisogna apprezzare, aiutare e non uccidere. Smetterla con tutte queste polemiche e al contrario vivere con rispetto per il prossimo. Ogni corpo è bello perché è pieno di vita e di amore. Considero solo poche le persone brutte, cioè quelle piene di odio e cattiveria.

Daniela e il body positive

G: in merito al corpo, da piccola cosa pensavi del tuo corpo?

D: ricordo che quando ero piccola, avevo una migliore amica molto più in carne di me e a dieci anni aveva le tettine. Io ero presa male perché le volevo anche io. Volevo essere come lei per mettermi i top “come le signore grandi”. Ecco, questo per me è un valido esempio di uguaglianza: non mi interessava essere magra, io volevo solo le tettine. Per me non è ammissibile discriminare qualcuno per la propria forma fisica o diversità, anche da piccoli. Apprezzo tantissimo le persone che si accettano per come sono e vivono a testa alta, senza nessun tipo di vergogna.

G: molti hanno criticato il tuo corpo, il tuo modo di apparire sui social troppo appariscente. Cosa pensi di queste critiche fomentate da stereotipi che avvolgono la donna?

D: credo che il corpo della donna ancora oggi sia sottovalutato ed usato, anche se vi è un accenno di miglioramento, in molti casi però deve essere represso dalla paura del giudizio. Molte sono le persone che ancora oggi non si comportano o non si esprimono come vorrebbero.
Il mio punto di vista è quello di una semplice ragazza del sud Italia, in cui prevale una maggiore concentrazione di persone piuttosto ciniche e maschiliste.
Ho sempre dovuto ascoltare “prediche morali”, dove si parlava di non vestirsi scollate o con gonne corte, non mostrarsi troppo, non ritirarsi fuori orario, non tatuarsi. Insomma, una serie infinita di NON….

Io ho iniziato a postare il mio corpo quando ho raggiunto una certa consapevolezza: mi amavo e mi vedevo tanto bella, soprattutto perché avevo iniziato a tatuarmi.
Esibirsi? Sì, ma solo quando si raggiunge un’adeguata consapevolezza della propria sessualità e del proprio essere.
In molti mi hanno giudicata senza conoscermi e senza capire la mia filosofia, ma la mia forza è stata proprio la coscienza pulita. Sapevo di essere me stessa e di non pubblicare nulla per bisogno di attenzioni e tutti i commenti negativi mi sono scivolati. Credo che sia questa la giusta tattica per iniziare ad essere sé stessi.

Il tatuaggio come mezzo d’espressione femminile

G: un’altra filosofia che hai citato e che sta diventando sempre più “normale” – se esiste una normalità – è quella dei tatuaggi come liberazione della propria arte interiore. Cosa significano per te?

D: Con il mio corpo ho un bellissimo rapporto, un rapporto nato soprattutto grazie ai tatuaggi. Ho un atteggiamento body positive.
Verso la maggiore età ho iniziato a vederlo già pieno di tatuaggi, idee che poi piano piano sono state realizzate. Più mi tatuavo, più mi piacevo, mi sentivo me stessa.
Il tatuaggio mi ha dato modo di esprimermi senza molte parole e credo anche che abbia abbellito le mie forme, proprio per questo ho iniziato a postare foto del mio corpo senza pensarci più di tanto.
Quando posto, non penso a quante persone o quanti like ci saranno sotto quella foto, ma penso di poter condividere con i miei follower un po’ di arte.
Per me il corpo della donna è questo: è arte, è vita vera, è natura, è madre, è forza…potrei continuare all’ infinito. Il titolo della mia tesi dell’esame di maturità era: “Il corpo della donna è un’altra forma d’arte”.

L’oggettivazione sessuale che ha subito Daniela

G: di queste tematiche ne parli molto anche su Instagram. Hai mai avuto paura della potenza di questi mezzi?

D: non ci avevo mai pensato finché non è successo…
Un bel gruppo di cervelloni trentenni aveva deciso di inviare una mia foto in costume nel loro gruppo man power su whatsapp, facendo un sondaggio: se volessi un pene o un’altra cosa.
Hanno deciso poi di postare questa squallida conversazione su Instagram e in pochi secondi mi sono arrivati un centinaio di messaggi, ovviamente da parte dei miei amici sconcertati.
Descrivere le emozioni di quel momento è davvero difficile: ricordo di essermi sentita spogliata delle mie certezze. Mai avrei pensato che qualcuno potesse commettere un gesto tanto meschino e maschilista.
Non mi sono persa d’animo, sono riuscita a convertire la mia rabbia in forza: li ho contattati uno ad uno, con tutta l’educazione del mondo. A tal punto che in pochi attimi hanno cancellato tutto e si sono scusati.

La filosofia pink e il body positive

G: ricordo che sul tuo profilo Instagram hai inaugurato l’inizio della tua filosofia pink. Cos’è e che significa?

D: ecco, filosofia è un termine che preferisco rispetto a fissazione.
Il rosa per me è tutto: è amore, serenità, tranquillità, pace interiore.
Il rosa sono i miei capelli diversi e luminosi, sono i fiorellini profumati della primavera, è il mio amico che si sente figo con la “camicetta pink” e la indossa libero dai pregiudizi. Insomma, per me il rosa è anche libertà.
È un colore che mi fa provare sensazioni ed emozioni: mi fa sembrare tutto al proprio posto. Quando mi vesto tutta in rosa, magari ho anche i capelli rosa vedo la gente che mi guarda tutta stranita e io mi sento così a mio agio, mi sento in una nuvola di zucchero filato che mi protegge dalla cattiveria del mondo. Come abbiamo detto, per me il rosa è filosofia di vita perché mi fa sempre essere in pace con il mondo e con gli altri.


Il rosa come consapevolezza di me

Ci sono arrivata man mano. Il rosa è il mio body positive.
A 14 anni usavo solo giacche di pelle e borchie appuntite, odiavo i brillantini. Forse, o meglio, sicuramente ero arrabbiata con la vita e così ho trovato conforto nel rosa, iniziando a cambiare i vestiti nel mio armadio. Ho aggiunto del colore nella mia vita, incominciando pian piano a stare meglio: acquisivo stima in me, vedendomi sempre più bella. E così il rosa è diventato gran parte della mia personalità, mi è servito per scoprirmi e sentirmi bambina figa sempre, come mi sento ancora oggi: SUPER PRETTY DOLL.

G: qual è il messaggio che daresti ad una persona che crede in quello che dici?

D: amatevi. Amatevi sempre, perché nessuno vi amerà più di voi stessi e nessuno vi guarderà come vi guardate voi con gli occhi che brillano…e di questo ne sono certa (ma spero di potermi ricredere un giorno).