Bob Dylan: un “menestrello” che sarà studiato al Cambridge

Bob-Dylan

Bob Dylan rinnova il concetto di letteratura

Quando si ascoltano canzoni che mettono i brividi, la prima cosa che viene in mente di fare, è di definirle poesie. Dal 2016, grazie a Robert Zimmerman, o per meglio dire Bob Dylan, le canzoni d’autore sono ufficialmente entrate a far parte del macro-genere della letteratura.
In quell’anno, per la prima volta, il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato ad un cantautore per aver creato nuove espressioni poetiche nella tradizione della canzone americana. Dylan sembra aver dato un’aura di rinnovo alla letteratura e più in particolare alla poesia, che viveva un periodo di ristagno. Sto esagerando? Basta ricordare cosa disse Allen Ginsberg:

«Dylan ha portato la musica nei jukebox, questa è la missione che Dio gli ha assegnato»

Allen Ginsberg

Dylan: dal Nobel ai banchi di scuola

Il rapporto di Dylan con i banchi di scuola, non è mai stato dei migliori. Appena diplomato, all’età di diciotto anni, lasciò il college per salire in sella alla sua moto e vivere una vita da vagabondo. Non è necessario specificare dove questa vita da girovago abbia portato il menestrello.
Tra i vari tour e le pause lunghissime che si prendeva per schiarirsi le idee, nel 1970 fu investito della laurea ad honorem dall’università di Princeton. Nel 2004 arrivò la seconda laurea honoris causa in musica dal St Andrews college, in Scozia. Fino ad arrivare al Nobel nel 2016.
Il 2021 sarà l’anno in cui il menestrello di Duluth sarà studiato nei banchi universitari del Cambridge University. Il volume a lui dedicato “The World of Bob Dylan”, sarà una raccolta di studi di diversi critici che indagano i temi della musica della Dylaniana.

Il mito di Bob Dylan

Questi premi e riconoscimenti stanno letteralmente ampliando quello che sembra essere un vero e proprio culto del cantautore. All’università di Tulsa, nello stato dell’Oklahoma (USA), esiste L’Institute for Bob Dylan Studies annunciata nel Febbraio 2018 e nel 2021 verrà aperto il nuovo Bob Dylan Center. The World of Bob Dylan andrà ad aggiungersi a questo culto in espansione, con un’analisi sulle sue creazioni e sulla sua influenza nella musica e nella letteratura. Ma cosa ha contribuito a creare questo mito, soprattutto considerando che lo stesso Dylan ha sempre rifiutato qualunque forma di etichetta letteraria? La risposta non è semplice ed è ancora in corso la ricerca di una risposta che accontenti tutti. Il motivo principale del suo successo è però indubbio. Dylan è la voce di una generazione, ormai stanca delle guerre e delle politiche militariste e Dylan da voce alla massa ormai sofferente. Una voce che tutt’oggi sembra più che mai attuale.

Il menestrello profeta

Questo suo battersi per i diritti degli emarginati, dei diversi, lo ha elevato ad una sorta di profeta. L’influenza che sin da subito ebbe, fu incredibile.
Nel 1976 per esempio scrisse Hurricane, una sorta di ballata su Rubin Carter, un pugile professionista afroamericano che fu accusato ingiustamente di omicidio ed arrestato. Qualche tempo dopo, Dylan raccontò la storia durante un tour e riuscì, grazie ad essa, a scagionare il ragazzo e farlo uscire di galera. L’episodio è raccontato anche nel documentario di Martins Scorsese: Rolling Thunder Evenue (non ricorda per caso forme di razzismo attuali come l’omicidio di George Floyd in America?). Il documentario mostra l’omonimo concerto organizzato da Dylan ed altri artisti in piccoli paesi dell’America e come le sue canzoni, siano di influenza anche politica.

«Abbiamo un’America che, come dice Bob Dylan, è indaffarata a nascere non a morire.»

Jimmy Carter

Con queste parole Jimmy Carter durante un discorso presidenziale cita Dylan per ottenere consenso popolare.

Bob Dylan oggi

Tutt’oggi Dylan continua ad incantare e a far parlare di sé. A 79 anni suonati continua a ricevere riconoscimenti e a creare scalpore. Dopo l’annuncio di un volume a lui dedicato dal Cambridge University si è detto onorato, ma anche che non ha nulla a che fare con la poesia. Continua inoltre a ribadire che lui fa musica per lui stesso e non per il successo o l’essere seguito dai fan, soprattutto affermando che lui non è un profeta nel suo ultimo album che consiglio a tutti di ascoltare, poiché ha quel sapore di commiato verso la musica d’autore. Forse è proprio questa sensazione di possibile commiato nell’aria che ha convinto gli studiosi a dedicare uno studio universitario a Dylan?

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