Bill Hayes, How We Live Now: scene dalla pandemia

Bill Hayes

Bill Hayes studia, analizza e racconta con occhio acuto la pandemia nel suo nuovo fotolibro How We Live Now

Bill Hayes nel suo nuovo libro con pensieri quotidiani e foto descrive la routine in pandemia.

Un anno fa varie nazioni nel mondo entravano in lockdown, furono prese le prime misure drastiche. Siamo ancora qui ed è ormai pensiero di tutti che il Covid non è un avversario labile. Tutti noi abbiamo dovuto adattarci e stravolgere le nostre abitudini.

La scelta di raccontare la realtà quotidiana

Bill Hayes è un fotografo e scrittore statunitense, che collabora spesso con il New Yorker, il New York Times e Vanity Fair. Autore dell’acclamato libro Insomniac City, in ricordo del suo amore per lo scrittore Oliver Sacks.

Il massimo che possiamo fare è scrivere – con intelligenza, creatività, senso critico e in modo evocativo – di come sia vivere nel mondo di questi tempi.                                                    

di Oliver Sacks

Proprio da questa frase del suo grande amore, nasce l’ispirazione di Hayes per How We Live Now. Iniziato a metà marzo del 2020, quando New York era appena entrata in quarantena, lo chiude circa 100 giorni dopo con un post-scriptum alla vigilia di una riapertura generale.

Bill Hayes e la fotografia di strada in pandemia

Spesso i piccoli aneddoti sono accompagnati da foto scattate prima e durante la pandemia, per sottolineare le differenze quotidiane. Come scrive Hayes nel libro la fotografia può documentare al meglio la rapidità dei cambiamenti, soprattutto la fotografia da strada, da lui sempre praticata, che forse non sarà mai più la stessa.

Ho sempre voluto scattare foto. Ma questo non ha fatto di me un fotografo. New York – che è, e i newyorkesi che erano aperti a permettere a un perfetto sconosciuto di scattare loro rapidi ritratti sul posto – mi hanno reso un fotografo.

di Bill Hayes

In parte memoir, in parte diario

Nel libro attraverso le sue foto e i suoi pensieri da diario, racconta la sua routine durante la pandemia, che è simile a quella di tutti noi. Passa il lockdown da solo nel suo appartamento a New York, uscendo raramente e con molta preoccupazione.

Ricorda ad esempio l’ultima volta in cui ha preso un aereo o un Uber senza farsi prendere dal panico. La sua lista di cose da fare stilata con tanta enfasi e con la stessa facilità rimasta incompiuta, così come i suoi buoni propositi di allenarsi in casa. Scrive di come una sua frequentazione appena iniziata, sia stata forzatamente interrotta. Le sue piccole ed eccezionali uscite mettono in luce come tutto in città sia mutato e di come tutte le attività siano chiuse o trasformate, come il ristorante sotto casa o la sua libreria preferita in centro.

Un mix di speranza, malinconia e realtà

Le descrizioni della città vuota, non sempre hanno un’accezione negativa. L’autore, infatti, nell’assordante silenzio scopre dei dettagli della città, che erano sempre stati nascosti dal traffico e dalla folla.
Le sue piccole annotazioni, che saltano tra periodi ante e post Covid, servono a ricordarci come si viveva prima, con la speranza di poter presto ritornare alle nostre vite.

Questo libro è forse uno degli scritti più realistici e rassicuranti di questo periodo. Mostra come per quanto ognuno sia diverso, siamo tutti stati travolti insieme dagli eventi e messi in pausa. Per quanto assurdo possa sembrare, ognuno di noi nell’intimità delle proprie case compiva le medesime azioni. La bravura di Bill Hayes sta proprio nel trasformare le sue personali annotazioni e le sue foto in un diario collettivo.

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