La Bielorussia: tra rivolte e donne al potere

La rivoluzione che sta avvenendo in Bielorussia, riguarda la violazione dei diritti umani. Una rivoluzione capeggiata da tre donne

Cosa sta avvenendo in Bielorussia?

Quello che si sta realizzando in Bielorussia, sembra riprendere i lineamenti di una rivoluzione sessantottina, o meglio una rinascita come quella che si realizzò con la Primavera di Praga.

Il movimento di liberazione contemporaneo ha coinvolto 60mila persone, ma non sempre i numeri bastano per legittimare la realtà.
E’ quello che accade in Bielorussia, che si ritrova al governo lo stesso capo di stato da oltre 26 anni.

Come è possibile?
Come hanno sempre fatto i dittatori: truccando le elezioni, modificando le leggi Costituzionali e creando leggi ad personam, ma soprattutto: eliminando sistematicamente ogni forma di opposizione.
L’opposizione che non accetta più bavagli troppo stretti sulla bocca e si ribella.

La Bielorussia e la politica del terrore

L’atmosfera che si percepisce dai giornali, dai racconti, dalle testimonianze, è quella di un clima e una politica del terrore.
Emblematico è l’episodio di giovani arrestati per aver scritto su un muro a Minsk: “non dimentichiamo quello che ci state facendo” per rievocare il motto per non dimenticare, dopo gli accadimenti della Seconda guerra mondiale.
Ai primi segnali di resistenza e di allusione ad una dittatura contemporanea, si passa all’incarcerazione.

Terrore che è quantificabile.
Nella giornata del 20 dicembre sono state arrestate 100 persone, per un totale di 30 mila bielorussi incarcerati dall’inizio delle rivolte, e 10 morti.
La paura è alimentata ogni giorno dal regime e quello che la popolazione teme, è un campo di concentramento nazionale.

L’opposizione e il movimento delle donne

Dopo aver silenziato con bavagli soffocanti qualsiasi forma di opposizione, è nato un movimento di protesta capitanato da donne: Svetlana Tikhanovskaya, Veronika Tsepkalo, Maria Kalesnikova.
Le prime due donne hanno deciso di proseguire la battaglia iniziata dai loro mariti che si trovavano candidati all’opposizione e poi imprigionati.
Le stesse donne al momento si trovano al sicuro all’estero, diversamente da Maria Kalesnikova, a capo del movimento, che è stata rapita per strada e imprigionata.

Affermano di non essere eroine, ma rappresentanti di tutte le donne bielorusse più volte umiliate da Lukansenka.
Il dittatore ha infatti espresso più volte la sua misoginia, ripetendo durante la campagna elettorale che la Costituzione non è roba per donne e che tutte le donne sono scrofe e ratte.
Le tre donne hanno solo dato il la ad una possibile rivolta, ed ora la rivoluzione c’è, sta avvenendo, è nelle teste delle persone e non può fermarsi.

Dopo le elezioni truffaldine di agosto, il popolo è sceso per le strade.
Le donne hanno organizzato una rivolta pacifica vestite di bianco, hanno sventolato piccoli e gracili fiori bianchi contro la polizia di Stato e hanno creato delle catene umane di solidarietà. Così strette da proteggersi da possibili attacchi.

Proprio come due avversari su un ring, la battaglia non finisce fin quando il dittatore non si dimetterà.

L’intervista a Veronica Tsepkalo

Durante l’ultima puntata andata in onda di Che tempo che fa, Fabio Fazio chiede Cosa può fare l’Unione Europea?, Veronica Tsekalo in collegamento, risponde decisa.
Ricorda che proprio mercoledì scorso, l’Unione europea ha assegnato il premio Sakharov per aver organizzato una forte opposizione democratica.
Sassoli rende omaggio alla Bielorussia e l’UE sceglie di non riconoscere Lukasenka come capo di governo.

Il non riconoscimento è un segnale chiaro: l’Europa si scaglia contro il dittatore e sostiene il popolo bielorusso.
La Bielorussia non è sola.

L’attivista chiede di lottare, continuare a lottare perché in un Paese vicino all’Europa non sono più garantiti i diritti democratici di base, per le molteplici incarcerazioni, le violazioni che si stanno consumando, per le condizioni delle carceri.

Cosa dobbiamo aspettarci?

Esiste un’altra battaglia che si sta realizzando: il sogno federale europeo contro i nazionalismi imperanti, a metà strada tra estrema destra e forme vagamente vicine alla dittatura.
Sono nazionalismo quelli in Polonia, Ungheria, Turchia, Russia.
Con gli avvenimenti in Bielorussia, che sembrerebbero seguire le orme della vecchia e temuta dittatura, anche l’Unione Europea ha deciso di pronunciarsi.
L’Europa ha lanciato un chiaro segnale politico e sociale, non lasciando sola la Bielorussia sul ring.

Le scrofe – così definite dal capo di governo bielorusso – hanno instaurato una potente rivoluzione per le strade e nelle menti.
I bielorussi stanno costruendo la via per una nuova storia del Paese, più democratica, più libera.
Durante le proteste, viene sventolata la bandiera rossa e bianca. Bandiera della Bielorussia indipendente, perché simbolo della nazione prima dell’instaurarsi della dittatura.


Per aria si vede la bandiera muoversi libera al ritmo del vento.
E’ segno che la nostra libertà, minacciata sempre da forme estreme di potere, resiste.
Libera al vento, in Bielorussia arieggia il cambiamento sia per le sorti della storia, sia per le donne che non accettano più i soprusi esercitati da un capo di stato che soffre di machismo.

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