Il caso “Biancaneve”: il politically correct cambierà la nostra storia?

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“E così il principe per salvare la principessa..*prese il defibrillatore!”

Excursus delle censure operate dal politically correct

Da qualche tempo a questa parte, stiamo assistendo ad un’ondata del movimento politically correct che si afferma con sempre più radicalismo e rigore. L’intensificazione di un fenomeno già presente, si può ricondurre alla morte dell’afroamericano George Floyd e del movimento femminista a seguito dei suoi recenti sviluppi. Da allora, la modifica e la censura di alcuni personaggi e, più in generale, di prodotti audiovisivi, ha avuto un’impennata. Fanno parte di questa ristrutturazione film come Via col vento, Grease, e Colazione da Tiffany. Ma è nei cartoni che si sono raggiunte alte vette di buonismo. Da Dumbo a Lilli e il Vagabondo agli Aristogatti e oggi, nella cronaca del giorno, c’è finita Biancaneve! Un buonismo, questo, che però non fa altro che nascondere polvere sotto al tappeto piuttosto che analizzare i problemi del passato, nella misura in cui sono in relazione con il nostro presente.

Cosa è successo a Biancaneve?

Da ieri c’è giunta la notizia da oltreoceano e che vede protagonista la fiaba trasposta nel 1937 dalla Disney di “Biancaneve e i sette nani“. Nello specifico sarebbe sotto accusa il personaggio del principe che, dopo aver trovato la sua bella giacere in una bara e quindi data per morta, fa come per salutarla con un tenero bacio. La polemica sarebbe nata proprio in seno a questo specifico episodio: il principe bacia Biancaneve senza il suo consenso.

“Un bacio che le dà senza il suo consenso, mentre lei dorme, il che non può essere vero amore se solo una persona sa che sta succedendo”.

Quotidiano del San Francisco Gate

Sempre in relazione a Biancaneve, si starebbe pensando addirittura di cambiare la frase pronunciata dallo specchio in risposta alla regina da “Sei tu la più bella del reame” a “Ognuna è bella a modo suo”; stravolgendo così l’intero significato insito nella storia, quello cioè della gelosia da parte della regina da cui origina il tutto. Ma tornando al bacio, più che polemizzare un bacio che altro non è che un espediente fantastico e magico per riportare “in vita con l’amore” la protagonista, ci si potrebbe interrogare e analizzare il ruolo centrale e quasi esclusivo che ricopriva l’amore per le protagoniste dei cartoni di allora. E anche in quel caso non avrebbe senso modificare o eliminare nulla.

É cosa buona e giusta?

Tutti i film, come tutti i fenomeni storici e culturali passati sono stati e sono, per l’appunto, figli dei loro tempi. Se è vero quindi che le parole assumono un peso ed un’importanza che non può e non deve essere ridotta, è vero anche che voler cancellare fenomeni che rappresentano e ci parlano di un periodo, appare come un tentativo di cambiare e cancellare un pezzo di storia. Tentativo fine a se stesso dal momento che la storia evolve, cambia, non di certo si cancella. Gli episodi vanno osservati nella loro cornice storica e quindi contestualizzati, solo così assumono un significato e possono essere sempre e comunque raccontati a tutti.

Se fino a pochi decenni fa alle persone di colore venivano riservati trattamenti diversi, questo atteggiamento era figlio di un periodo in cui le colonie di africani venivano sfruttate in America e i neri erano ridotti a schiavi; questo pezzo di storia non si può cancellare eliminando dal catalogo “Via col vento” . Ancora, sarebbe come rinnegare la storia che vede la presenza legittimata di fenomeni come la fuitina; ma quest’ultima è pur sempre figlia di un periodo in cui la donna subiva violenza ed era possibile riparare a ciò. Allora, per restare in tema, modifichiamo: Cenerentola, La sirenetta, La bella e la bestia, perché tutte figlie di un tempo in cui la donna aveva come unico obiettivo quello di venire scelta come oggetto d’amore. Questi accadimenti, però, ci parlano dei loro tempi e cancellarli o apportare modifiche sarebbe come cancellare fatti storici dai libri. E la storia non si cancella ma si evolve, cambia.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.