Beppe Grillo sull’accusa al figlio di stupro: la sconfitta di un padre e di un personaggio pubblico

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Le parole di Grillo fanno arrabbiare, specie in un 2021 puntellato da un numero di episodi di violenza di genere impressionante

È molto triste la vicenda che coinvolge il figlio di Beppe Grillo, figura di spicco dei 5stelle. È molto triste la reazione di Grillo arrivata attraverso un video su Facebook. Il fatto risale all’estate del 2019 quando il figlio di Grillo, Ciro, durante un soggiorno in Sardegna, assieme a degli amici avrebbe fatto violenza su una coetanea. A fare scalpore sono state le affermazioni del padre che, con fare riottoso e polemico, avrebbe negato l’accaduto. È chiaro che si tratta di una vicenda spinosa e che la vita di una donna potrebbe essere stata rovinata irrimediabilmente. Proprio per questo le parole di Grillo stridono tantissimo, sia con l’immagine pubblica di riferimento che dovrebbe assumere posizioni più lucide ed adeguate, specie a indagini in corso e in un 2021 puntellato da un numero di episodi di violenza di genere impressionante; sia con la figura di un padre che, nonostante il dispiacere per un’accusa tanto pesante, infondata o no, avrebbe forse il compito di farsi delle domande e non aizzare polemiche sui social.

Il video “incriminato”…

Il video “incriminato” mostrerebbe un Beppe Grillo particolarmente alterato che si scompone, anche eccessivamente.
Una delle frasi impiegate, che più ha turbato, in effetti, è formulata malissimo e attacca la vittima della violenza. Nel discorso Grillo dice, testualmente:

“Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo 8 giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. È strano“.

Ammettendo che forse la colpa è della giovane, che non avrebbe denunciato l’accaduto entro un tempo stabilito (ma stabilito da chi?) e questo sarebbe prova inconfutabile della falsità delle accuse mosse ai danni del figlio. Ora, ancora una volta, che la violenza ci sia stata o meno, sarà dovere delle autorità accertarlo e metterlo agli atti. Sarebbe, però, giusto interrogarsi sul perché ogni volta, davanti ad un episodio di stupro, si tenda spesso a spostare l’attenzione su chi subisce e mai su chi fa. Quasi a riprodurre una colpa che scalzi quella del colpevole. Oltre il danno la beffa se uno ci pensa.

E l’importanza delle parole

Ancora, il dispiacere è legittimo; ma non si dovrebbe mai correre il rischio di strafare con le parole. Da una situazione brutta si rischia di farne venire fuori un’altra peggiore, dove i ruoli si invertono e ciò che è giusto diventa un compromesso di pensieri e supposizioni.