Battiato, Israele, calcio: viaggio al termine dei social

battiato-israele-calcio-social

I social network attendono con bramosia ogni fatto di cronaca che possa permettere una spaccatura tra gli utenti

Una cosa quotidiana che non farò mai più. Svegliarsi al mattino imprecando contro la sveglia e il caldo che tarda ad arrivare. Dare una sbirciata con il viso corrucciato ad uno smartphone un po’ troppo luminoso. Correre in bagno per trovarlo libero e iniziare a pianificare la giornata. Sono azioni che passano inosservate, soprattutto perché, probabilmente, sono molto comuni. In Italia la più comune delle abitudini è, senza dubbio, la navigazione social. Circa l’80% degli italiani è iscritto formalmente ad una piattaforma social e i più visitati sono Facebook e YouTube che, rispettivamente, contano 38,8 e 35,5 milioni d’utenti. Numeri incredibili. E, negli ultimi giorni, il flusso di dati nei social ha avuto un incremento sensazionale, visti gli ultimi fatti di cronaca. Battiato, Israele, calcio: tutti argomenti all’ordine del giorno. Ma c’è qualcosa che non torna nella discussione mediatica.

Battiato, Israele, calcio, social: la discussione pubblica ai tempi della comunicazione digitale

La morte di Franco Battiato ha raggelato ogni amante della musica d’autore italiana. Sulle piattaforme social grondano epigrammi, dediche ed elegie funebri; da YouTube piovono condivisioni dei più conosciuti brani del cantautore siciliano e nei TG echeggiano le sue note. Eppure, è riuscito a spaccare gli utenti. Come avrà fatto? Beh, si sono divisi in quelli che rivendicano un diritto dinastico, una sorta di ius primae noctis del tipo: “sì, ma io lo conoscevo ben prima di oggi!”; e quelli che: “sì, ma io ho solo condiviso una canzone!”

La vicenda israelo-palestinese è una delle più complesse dinamiche di politica internazionale. Proporre un’analisi storico-etnologica di quanto accade oggi nel Vicino Oriente non è cosa da tutti. Eppure, sui social spuntano i filo-palestinesi che si scagliano contro i filo-israeliani. Utenti che si dividono quotidianamente tra il Grande fratello e la D’Urso, si improvvisano esperti di geopolitica pronti a strimpellare fino alla morte su una tastiera, pur di imporre la propria opinione.

Ma passiamo alle cose serie: chissenefrega di chi muore chissà dove e chissà perché quando c’è il calcio. L’utente social dismette le vesti di critico musicale e di esperto di geopolitica per indossare la tuta d’allenatore. E qui la guerra social diventa ancora più aspra: ne ho viste di amicizie saltare per una partita di calcio!

Sono i social che beneficiano di queste spaccature?

Nei “Viaggi di Gulliver” si davano battaglia due fazioni perché non trovavano un accordo su quale lato dell’uovo alla coque andasse rotto: Punta Larga contro Punta Stretta. Nella realtà che supera l’immaginazione, non ci siamo neppure accontentati dei no-vax, siamo andati oltre: ci sono gli astrazenechisti e i pfizeriani. E questo è solo un esempio dei tanti che potrebbero essere citati. La sensazione è che nei social ci sia la necessità di dividersi salomonicamente.
Gli algoritmi di rete convogliano gli utenti verso tematiche e ricerche che potrebbero interessare a chi cerca. Allo stesso tempo, però, indirizzano l’opinione di chi legge grazie a notizie chirurgiche che appaiono sullo schermo: un’informazione su misura per leggere ciò che desidera sentirsi dire.

Se, dunque, riceviamo dalla rete soltanto ciò che ci fa piacere leggere, diventa facilissimo convincersi della veridicità di un’informazione e, conseguentemente, della validità di un’opinione. Due utenti che non si conoscono maturano sullo stesso fatto di cronaca due opinioni completamente contrastanti perché partono da presupposti diversi: ecco i Punta Larga e i Punta Stretta di oggi, che battagliano a suon di randellate sulle tastiere. I social network spingono per le fratture nette, perché garantiscono interazioni. Inutile dire chi sia a guadagnarne e chi, invece, ne riceve scompensi. Interrogarsi sulla pericolosità dei contenuti informativi nei social network, deve diventare una materia a cui dare più ascolto.

stefano-popolo

A title

Image Box text

STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.