La barriera idraulica: un amore non consumato tra due mari

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Accade nello splendido scenario ghiacciato del golfo di Alaska che due mari di diversa natura fisiologica non si incontrano mai. Due rette parallele che creano spettacolo agli occhi dei turisti

La barriera idraulica che incanta il mondo

Nel golfo dell’Alaska le correnti nordiche dei ghiacciai e quelle oceaniche si incontrano senza permettere il mescolamento delle due superfici marine. Il fenomeno naturale, è stato monitorato da molti scienziati ed istituti di ricerca nazionale e preso a modello per la salvaguardia dell’ambiente. La costruzione di barriere idrauliche artificiali rappresenta un programma eco-free per garantire il monitoraggio dell’inquinamento.

Cosa accade con la barriera idraulica

Il punto di incontro tra le acque nordiche ed oceaniche prende il nome di “fronte”. Nel punto centrale del baricentro, la zona superficiale delle due acque crea un flusso marittimo di contrasto che impedisce l’assimilazione. Il livello differenziato di salinazione e le diverse temperature delle correnti, scaturiscono una barriera che ne impedisce il toccarsi. La barriera idraulica non viene, invece, a crearsi nelle profondità dove tali parametri sembrano connettersi e permettere il mescolamento. Infatti, nei punti più profondi dei due mari si sviluppa una ricca vegetazione marina popolata da diverse specie di creature anfibiche.

Dove si verifica la barriera idraulica

La barriera idraulica è conosciuta come fenomeno naturale specifico del golfo dell’Alaska, ma non solo. Ci sono molte altre zone del pianeta in cui tale spettacolo della natura si materializza, anche se con minore intensità.
A Skagen, in Danimarca è possibile ammirare, per esempio, come il Mar Baltico incontra il Mar del Nord. Oppure, nelle lontane zone delle Bahamas, in cui l’Oceano Atlantico fa muro con le azzurre acque caraibiche.
A Cape Reinga, anche se più lieve ma non meno bello, il mare di Tasmania incontra l’Oceano Pacifico.

Perchè si creano barriere idrauliche artificiali?

Il nostro pianeta, come ben si sa, versa in uno stato di salute critico a causa dell’alto tasso di inquinamento presente nell’atmosfera e nei mari.
La barriera idraulica naturale, sembrerebbe una soluzione al problema per il deterioramento delle falde acquifere a rischio. Gli scienziati hanno immaginato la creazione di barriere idrauliche nelle zone più critiche della Terra, per impedire che le acque sporche potessero fuoriuscire in quelle pure. La progettazione per lo sbarramento idrico avviene nelle zone sotterranee delle correnti marittime con l’impianto di un complesso sistema di tubazioni. L’effetto ottenuto non è alla pari della barriera idraulica naturale, ma impedisce il diffondersi dell’inquinamento.

La barriera idraulica a Bagnoli

La prima barriera idraulica è stata sperimentata a Bagnoli. Il progetto naturale per la salvaguardia dell’ambiente e delle falde marine è stato varato nel 2002. L’aria marina interessata presenta una fitta canalizzazione di circa 31 pozzi idrici. La barriera idraulica ha la capacità di catturare nel sottosuolo le acque sporche in uscita e riversa in quelle già pulite correnti idriche epurate dalle scorie. Il risultato è un ambiente più sano e vivibile. Sembrerebbe, ormai, che la barriera idraulica si possa presentare come il più efficiente dei sistemi “elimina inquinamento marittimo” creato dall’uomo per la salvaguardia dell’ambiente.

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