Il discorso sullo stato dell’Unione: la fragilità della vita

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Il Covid-19 e la fragilità della vita

Quanto sia fragile e incerta la vita ci è stato sbattuto in faccia da un virus più piccolo di un granello di sabbia”. A questa conclusione sembra essere giunta una delle personalità politiche più importanti: Ursula Von der Leyen, attuale presidente della Commissione Europea. Proprio lei, dall’alto della sua posizione, ha incentrato il suo discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre sull’incertezza e la fragilità della vita. Ma anche sulla capacità di ricominciare e migliorare. (Ecco dove leggerlo interamente https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/ov/SPEECH_20_1655)

Un momento difficile – stato dell’Unione

“… sa foi inebranlable dans la force cachée de l’esprit humain”

Comincia così il suo discorso sullo stato dell’Unione, citando Andrei Sakharov (fisico e premio Nobel per la pace) e la sua fede nella forza nascosta dello spirito umano. Ed è questo ciò in cui lei confida. Comincia rendendo omaggio ai medici, agli infermieri e a tutti quelli che hanno continuato a lavorare in prima linea per il bene comune. Quel bene comune in nome del quale gli stati dell’Unione condividono la sovranità e cooperano tra di loro. Continua esponendo quanto questo momento sia difficile per tutti: un periodo di ansia per la salute della propria famiglia, per il futuro del lavoro (per chi ne ha ancora uno), o semplicemente la preoccupazione di arrivare a fine mese. Sembra un discorso che potremmo sentire in fila alle poste, o in coda al supermercato. E invece è la donna a capo di una delle più grandi istituzioni al mondo a pronunciare queste parole.

I progetti dei prossimi 12 mesi

Ma è fiduciosa, e del resto come potrebbe non esserlo? Lei è qui a illustrare i progetti dell’Unione per i prossimi 12 mesi. Vuole dare una spinta all’Europa: è il momento di mettersi al lavoro. Bisogna offrire stabilità, creare opportunità. “Mai come ora ce n’è bisogno”, continua nel suo discorso. Si parla della pandemia, dell’importanza di continuare a proteggerci, dei “miracoli” fatti dai sistemi sanitari nazionali, dell’impegno a produrre tutto ciò che è necessario. Ma anche lei, in un discorso così speranzoso, si rende conto che forse tutto ciò non è bastato. È  molto chiara, anzi cristallina la necessità di creare un sistema sanitario europeo ben più forte, sostiene. I numeri hanno parlato. Lo sa anche lei, Ursula, che i numeri possono risalire da un momento all’altro. Le proposte sono due: rinforzare l’Agenzia Europea per i Medicinali e la creazione di una Agenzia per la ricerca e lo sviluppo biomedico (BARDA), in grado di fronteggiare situazioni di emergenza. Nei progetti della Von der Leyen c’è anche un vertice globale sulla sanità, proprio in Italia.

Il lavoro e il salario minimo

Non solo salute ma anche lavoro: bisogna proteggere i lavoratori. E come farlo? Attraverso il salario minimo. Solo tramite questo strumento potrà essere garantito a tutti che il lavoro paghi. Il salario minimo funziona e, attraverso un gioco di parole, il lavoro deve pagare, dice la Von der Leyen (“Minimum wages work – and it is time that work paid“). Strumento volto alla stabilità, ulteriore promessa in questo discorso. Ed è l’incertezza del virus che richiede questi progetti: un’Unione che deve mantenere il proprio supporto agli stati, che deve essere presente ora più che mai.

L’Europa e l’ambiente

L’Europa deve tornare a reggersi sui suoi piedi, ma non bisogna dimenticare l’impegno nella protezione e nella salvaguardia del pianeta. La Von der Leyen non vuole vedere gli incendi in Oregon o lo scioglimento dei ghiacciai sempre più inesorabile. Vorrebbe vedere la natura tornare a vivere. Ne parla come di una necessità per la nostra salute, anche mentale. E del resto dopo mesi chiusi in casa una passeggiata al parco, lungo un fiume o al mare la desideravamo tutti. Il Green Deal è il punto di partenza per il cambiamento. Il cuore del progetto della presidentessa è quello di diventare entro il 2050 il primo continente climaticamente neutro e di ridurre le emissioni al 55% entro il 2030. Ma c’è bisogno di agire velocemente. E del resto lei è fiduciosa: le nuove tecnologie ci aiuteranno. “It is about building a stronger world to live in.

L’odio e l’essenza dell’umanità

Il mondo in cui vogliamo vivere è un mondo in cui salvare vite nei mari non è opzionale: un approccio umano è quello auspicato da Ursula Von der Leyen. Perché nell’incertezza e nella fragilità della vita non c’entra solo una pandemia ma anche conflitti, guerre e rivolte. L’Unione deve garantire asilo a chi ne ha diritto, ma anche integrazione. Deve garantire il futuro.
Dov’è l’essenza dell’Umanità”, dice la politica tedesca citando David Hume, se l’odio imperversa nel mondo. E non è banale in un momento storico come questo: uomini uccisi per il colore della pelle, ragazze ammazzate a causa del loro amore per qualcuno giudicato sbagliato da altri. Si tratta dell’odio che la presidentessa della Commissione vuole rendere un crimine: il progetto è quello di punire ogni forma di crimine o discorso “di odio”, che sia per razza, religione, genere o sessualità.

Il mondo che vogliamo

È questo il mondo in cui Ursula Von der Leyen vorrebbe vivere, cominciando dalla sua stato dell’Unione Europa. Un mondo in cui nelle incertezze e nella fragilità della vita si trova la forza per cambiare, in cui ci siano vitalità, opportunità, in cui l’odio non esista e il futuro sia garantito a tutti. Un mondo in cui durante un lockdown due ragazze italiane continuano a giocare a tennis sui tetti; in cui l’instabilità e la delicatezza della vita spingano a migliorarsi e non a peggiorare.
Saremmo davvero all’altezza del compito?  

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