Decisioni necessarie e improrogabili

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Dinanzi alle emergenze, non giova tentennare

In un contesto apparso, specialmente negli ultimi tempi, assolutamente fuori controllo, si comincia a comprendere che l’emergenza non è mai terminata; neppure placata, se proprio dovessimo essere estremamente obiettivi.

Le urgenze si contengono, ma se non opportunamente contrastate non scompaiono; resistono e persistono, con altri aspetti o  sotto mutate spoglie.

Sembrava ce ne fossimo dimenticati. Tra banchi semoventi, talebani da contrastare con voti su piattaforme, mandati da denominare zero al posto di uno, diatribe varie ed eventuali, lo stato dell’arte stava sfuggendo alla realtà di fatti e cose.

Età media in notevole diminuzione? Ne avevano già paventato il pericolo. Il contagio, con la bella stagione, avrebbe portato più di qualche preoccupazione. Accalcamenti e assembramenti; dai bagnasciuga ai locali, dalle piazze ai luoghi di ritrovo. I più giovani non hanno vita autonoma, tutti hanno una casa in cui convivono con genitori e, perfino, con nonni.

Il nocciolo della precaria situazione in essere, era abbastanza prevedibile.

Le mascherine, dalle 18 alle 6, nei luoghi pubblici, appare un provvedimento assai adeguato; così come, d’altra parte, la chiusura delle discoteche. I gestori denunciano che ci sono quattro miliardi di fatturato a rischio. Appare evidente che, a questo giro, l’esecutivo non potrà fare finta di nulla; il settore, come l’intero comparto turistico, abbisogna di sostegno e di fattivi interventi economici.  

L’ordinanza del Ministro Speranza, intanto, mette paletti chiari allo straripare di incoscienti andazzi.

Dal Veneto alla Puglia, nei giorni scorsi, non erano mancate le ispezioni e le contestazioni; in fila per entrare, in pubblici locali, senza distanziamento sociale e senza dispositivi di protezione individuali. Norme ignorate anche all’interno di alcune discoteche, con personale senza mascherina.

Insomma, il fatto che il rispetto delle regole fosse principio fondamentale per la riduzione dei rischi, pareva essere un insignificante dettaglio.

Le difficoltà e le complicazioni del leggere la realtà

Un uomo, assai ossequioso della fase costituzionale – non poteva essere altrimenti, dal momento che era docente di diritto costituzionale – aveva dato segnali assai chiari, già da allora, della situazione attuale. Evidentemente, e l’esegesi delle decisioni lo confermano, è necessario picconare, martellare, perfino alzare i toni, se nessuno ascolta e, quindi, per ricevere attenzione.

Francesco Cossiga, Ministro dell’Interno durante la drammatica “fase Moro”. Presidente del Consiglio e del Senato, prima di arrivare alla Presidenza della Repubblica. Si dimise il 28 aprile 1992 – con oltre due mesi di anticipo sulla scadenza del mandato – per evitare il “pericoloso traffico” della nascita della undicesima legislatura, con l’elezione del suo successore al Quirinale.

In fasi di conflitti e polemiche, specialmente nell’ultimo biennio della Presidenza, non le mandava a dire: le mitragliava.

Difendeva, a spada tratta, l’indipendenza e la democrazia italiana.

Insomma, al giorno d’oggi non sarebbe stato fuori dal mondo; neppure fuori luogo.

Eppure sono trascorsi dieci anni dalla sua morte, avvenuta il 17 agosto 2010.

Per essere fattivi, è chiaro a tutti, a volte si diventa scomodi e d’impiccio.

Sembra di viverlo oggi.

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