Parigi e Ankara: le tensioni non si placano

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Francia e Turchia: le tensioni tra Parigi e Ankara non si placano

Le tensioni tra Parigi e Ankara, non si placano. Volano accuse da entrambe le parti e la situazione è sempre più tesa. Il presidente francese difende il proprio paese, la libertà di espressione e di “blasfemia”. Erdogan, dalla Turchia, accusa invece la Francia di “islamofobia”, di trattare i musulmani come gli ebrei alla vigilia della shoah.
I due paesi, forse troppo diversi sotto molti punti di vista, non trovano un punto di incontro e i loro alleati si schierano. Erdogan accusa, infatti, anche la Germania e tutta l’Europa: “l’odio verso l’Islam è la peste di tutta l’Unione”. E d’altro canto molti paesi vicini alla Turchia condividono questa posizione. Mentre invece la Merkel e Conte condannano le parole del capo di stato turco.

Il perché delle tensioni

Ma perché le tensioni non si placano? Un titolo basta: CHARLIE HEBDO.
Sì, ancora una volta è il giornale satirico più tagliente di Francia ad essere il punto di partenza. Da lì nasce la motivazione che ha spinto un diciottenne ceceno a decapitare un professore che, in una lezione sulla libertà di espressione, ha mostrato in classe le vignette raffiguranti Maometto. Questo evento è stato aspramente condannato da Emmanuel Macron che ha ricordato Samuel Pety e ha annunciato la necessità di combattere il fondamentalismo islamico. Ha inoltre sottolineato come il suo paese non rinuncia alla libertà di espressione e anche di “blasfemia”.
Ha parlato anche di una “crisi dell’Islam in tutto il mondo”.
Ed è forse questo che ha dato inizio alla “rappresaglia” da parte di Erdogan. Il presidente ha invitato a non acquistare e anzi a boicottare tutti i prodotti made in France. Ha inoltre accusato il capo di stato francese di avere problemi mentali e di essere ossessionato da lui, aumentando le tensioni tra i due paesi.

Erdogan su Charlie Hebdo e le tensioni tra la Francia e gli altri stati

Ma non finisce qui. Un’immagine vale più di mille parole. E come vediamo oggi Erdogan? Ritratto in mutande, intento ad alzare il vestito di una donna musulmana per vederne il fondoschiena, mentre esclama: “Ouh! Il Profeta!”. Il tutto accompagnato da un titolo: “Erdogan nel privato, è molto divertente”. La matita è inconfondibile: è quella di Charlie Hebdo. Ma ciò che disturba il capo di stato turco, non è questa “indegna vignetta” (come lui stesso l’ha definita), ma il modo di ritrarre il profeta Maometto. Accusa l’Europa di islamofobia, di astio nei confronti dell’Islam e accusa tutti i paesi europei, e soprattutto la Germania, di essere i nuovi fascisti.
E per sostenere la sua posizione, le piazze si sono animate: i manifestanti sono scesi in strada contro Macron, bruciando sue immagini e invocando il boicottaggio dei prodotti francesi. Dalla parte dei turchi vi sono il Bangladesh, il Kuwait e anche il Qatar. È proprio qui che è stata annullata la Settimana della cultura francese. Ma non solo: Algeria, Iran, Giordania e altri si sono affiancati in questo boicottaggio.

Tensioni Parigi-Ankara: difesa dell’Islam o altri interessi?

Ma il problema sta, davvero, solamente nella difesa dell’Islam? O c’è qualcos’altro? I due paesi sono molto diversi e non arrivano mai a un punto di incontro. Si trovano contrapposti su tutto: un esempio è il conflitto Nagorno-Karabakh. Qui i francesi sostengono gli armeni, mentre i turchi sono dalla parte dell’Azerbaijan. Le tensioni dunque non si placano mai.
Sicuramente, però, questo boicottaggio al di là delle implicazioni ideologiche vuole indebolire la Francia dal punto di vista economico: i prodotti francesi verranno tolti dagli scaffali dei supermercati, i grandi marchi non saranno più acquistati non solo in Turchia, ma in molti paesi dell’area del Golfo. Un esempio: le auto francesi, le più vendute nel paese di Erdogan, lasceranno il passo ad altre case automobilistiche.
Un colpo, questo per la Francia, non da poco, in un momento in cui il paese sta incontrando molteplici difficoltà e la cui economia è sempre più in bilico a causa della pandemia.
Ma Erdogan è deciso: si è fatto difensore e portavoce dei musulmani. Difenderà non solo il suo paese ma anche la sua religione. Lui che ambisce ad essere il punto di riferimento per tutti i musulmani. E in questo modo forse guadagnerà nuovi consensi.

Questo attacco sarà solo l’apripista per un conflitto con l’Europa intera o si potrà risolvere in maniera diplomatica?  

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