Papere gonfiabili “protestano” a Bangkok

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Le papere gonfiabili “protestano” nelle piazze di Bangkok

Papere gonfiabili “protestano” nelle piazze di Bangkok.
Una pubblicità? Un flash-mob? Un’installazione artistica? No, una manifestazione per la democrazia.
Non si fermano le proteste in Thailandia. E anzi prendono forme sempre nuove. La democrazia accompagnata da papere gonfiabili: sembra una barzelletta, ma non lo è. Le motivazioni delle proteste fanno tutt’altro che ridere. I giovani thailandesi manifestano per la democrazia, per la riscrittura della costituzione e per la difesa dei diritti di ciascuno.
Sono uniti contro la monarchia.
In questi giorni migliaia di manifestanti sono scesi in piazza e si sono trovati a scontrarsi contro la polizia nel centro della città. La conseguenza? Una cinquantina di feriti vicino al Parlamento.
Vi è tensione nell’aria, soprattutto dopo il rifiuto di rivedere e riscrivere il testo costituzionale
. E le proteste non si placano.

Cosa c’entrano le papere gonfiabili con le proteste degli ultimi giorni?

Il 17 novembre 2020, i manifestanti thailandesi sono scesi nelle strade di Bangkok a farsi sentire: la protesta è finita male per cinquanta persone, ferite nello scontro con la polizia. E da qui la miccia: il giorno successivo, ancora più persone si sono radunate in un incrocio molto trafficato della città, Ratchaprasong Intersection. Il luogo non è stato scelto a caso: non solo vi si trovano molte attività commerciali, ma poco distante vi è anche il quartier generale della polizia.
Ma le papere gonfiabili in tutto questo cosa c’entrano?
Inizialmente i manifestanti volevano farle galleggiare sul fiume che si trova dietro al Parlamento, come atto di protesta per il rifiuto della proposta di riforma costituzionale, il People’s draft. Ma da oggetti simbolo si sono trasformati in scudi: coloro che si trovavano in piazza li hanno utilizzati per difendersi dall’acqua sparata dagli idranti della polizia contro di loro. Non solo getti d’acqua, ma anche lacrimogeni: queste le armi contro chi protestava.

L’inizio delle proteste

Da gennaio, i thailandesi sono scesi in piazza. Da quando un tribunale aveva reso fuorilegge il partito di opposizione Phak Anakhot Mai, il “Partito del Futuro Nuovo”. La risposta non si è fatta attendere: molti giovani hanno aderito a questo partito e dunque hanno deciso di far sentire le loro ragioni.
Dopo l’interruzione causata dalla pandemia da Coronavirus, a giugno i manifestanti hanno ripreso la loro attività, con richieste sempre più importanti. Lo scioglimento del governo di Prayuth Chan-o-cha (generale salito al potere con un colpo di stato), lo stop alle violenze contro i manifestanti e la riscrittura della Costituzione: questi i punti fondamentali, a cui si aggiunge la lotta alla corruzione.
Gli studenti vogliono le dimissioni del primo ministro, la cui elezione è sospettata di irregolarità. Ma non solo: si ripensa alla Monarchia.

Il premier scende a patti con i manifestanti… o forse no

Dopo mesi e mesi, finalmente il premier era giunto a patti con i manifestanti. Aveva concesso una sezione speciale del Parlamento per ascoltarne le richieste e si era detto disponibile a creare un comitato di conciliazione con diverse forze politiche.
Era stata presentata, inoltre, una proposta di riforma della Costituzione (People’s draft) da un gruppo di avvocati coinvolti nelle manifestazioni.
La riforma avrebbe dovuto privare il Senato del potere di eleggere il premier. I 250 senatori thailandesi, infatti, sono scelti tra le Forze Armate e il primo ministro è un generale. Cosa significa questo? Che Prayuth Chan-o-cha ha il loro sostegno (quasi) indiscusso.
La modifica di tale legge, avrebbe dovuto garantire una maggiore democrazia al governo, ponendo un freno ai poteri del premier.
Una maggiore rappresentazione del popolo, la possibilità di un dialogo tra le forze politiche: queste le implicazioni di tale riforma. Ma così non è stato.
Il Parlamento non ha voluto ascoltare e respingendo la proposta della gente ha scatenato di nuovo le proteste. Con o senza le grandi papere gonfiabili, i thailandesi tornano in strada a farsi sentire.