Liceo Socrate: avere tra i banchi studentesse consapevoli

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Giovani ragazze in rivolta: la frase infelice della vicepreside che giustifica l’oggettivazione del corpo femminile

Studentesse del liceo Socrate, dopo la lunga assenza dalle aule scolastiche, gran parte degli studenti di Italia, sono tornati tra i banchi.

Ritorna viva, dunque, anche una questione da sempre dibattuta in tutte le scuole d’Italia, soprattutto nei periodi in cui il clima è caldo: l’abbigliamento.

“Al prof cade l’occhio”

Ormai sono davvero poche le scuole che adottano una divisa scolastica e, di conseguenza, diviene doveroso un controllo più intransigente sul modo di vestire di alunni e, perchè no, anche insegnanti.

In questo clima, diviene in poco tempo virale, una notizia, che arriva da Roma. Precisamente dal liceo Socrate, sito nel quartiere Garbatella.

A quanto pare, in questa scuola, i primi giorni sono iniziati con l’assenza di banchi monoposto.
Ciò ha destato la preoccupazione della vicepreside (e che sia donna è solo un’aggravante).
La donna, era impensierita poiché le giovani studentesse, senza banco davanti a loro, risultavano essere troppo in vista e, facilmente osservabili, da altri studenti e professori.

Da questo, nasce il raccapricciante discorso della vicepreside la quale suggerisce alle proprie alunne di indossare un abbigliamento che copra le gambe poiché, altrimenti: “al prof cade l’occhio”.

La reazione delle studentesse del liceo Socrate

Di tutta risposta, le studentesse, hanno scelto di presentarsi a scuola con le gambe scoperte, riempiendo la scuola di cartelli con lo scopo di combattere la cultura sessista.
Uno dei cartelli recita: “Non è colpa nostra se gli cade l’occhio”.

La vicenda ha destato particolare interesse sui social; tantissime le persone che hanno condiviso le studentesse.
Nel frattempo, il preside, dissociatosi dalle parole che hanno fatto indignare moltissimi italiani, ha promesso di fare i dovuti accertamenti del caso.

Il ruolo della scuola

Ciò che lascia sconcertati è che tutto ciò sia avvenuto proprio a scuola, luogo in cui si formano gli adulti del futuro.
Buon segno, però, che, a queste parole così superficiali, sia seguita una piccola rivolta.

Bisogna puntualizzare che, a scuola, è doveroso utilizzare un abbigliamento consono.
La motivazione, però, è decisamente diversa.

La scuola è un luogo dove è necessario indossare abiti consoni.
Questo, soprattutto, per il rispetto dovuto, ad un luogo, il cui fine non è il divertimento, ma, piuttosto, la formazione.
Ogni tipo di abbigliamento deve essere adattato al luogo in cui si deve andare e al fine che ha il posto nello specifico.
In chiesa, ad esempio, non ci si presenta in abiti succinti.
In tribunale, non è consono presentarsi in pantaloncini e con scollature inappropriate. Stesso discorso per le Istituzioni.
Persino, a certe cene, più formali, è richiesto un dress code.

Parliamo, semplicemente, di una questione di rispetto.
Di leggi sociali non scritte, ma appartenenti al buonsenso dei cittadini.

Contrastare logiche retrograde

Se a scuola ci si presenta in abiti non consoni, a prescindere dal sesso, è giusto che professori, e tutto il personale scolastico, intervengano.
Non bisogna permettere che l’istituzione scolastica perda la sua serietà.
La serietà, però, una scuola la perde anche se, all’interno di essa, si applicano logiche che dovrebbero essere state, da tempo, abbandonate.

Spiegando alle ragazze che, se vestite in un certo modo, i professori, possono avere degli sguardi maliziosi nei loro confronti, si giustifica un presunto atto, inaccettabile, che potrebbe essere compiuto da un uomo, adulto, e per di più, docente.

Questa logica, non si allontana di molto, dalla famosa frase pronunciata, purtroppo ancora spesso, da ominicchi e femminette: “è stata violentata perché aveva la gonna”, oppure :”prima si veste così e poi non vuole essere guardata”.
L’oggettivazione di un corpo va contrastata. Mai giustificata.

Inoltre, un giovane studente, che ascolta queste parole, pronunciate da una persona adulta e autorevole, alle proprie compagne, potrebbe formarsi l’idea che, sarebbe anche lui giustificato, qualora dovesse “guardare” più del dovuto. D’altronde, a quanto pare, vestendosi in tal modo, una ragazza è cosciente che il suo destino sarà quello di essere osservata in un certo modo.

L’orgoglio del liceo Socrate, le studentesse

La scuola, che ha un ruolo fondamentale, deve mostrare ai bambini e ragazzi, una realtà, procedendo di pari passo con i progressi del mondo. Mantenendo, una logica retrograda, la scuola perde, immediatamente, una delle sue utilità più importanti.
Non tutti i ragazzi, purtroppo, provengono da famiglie con mente aperta, e, la scuola appunto, deve servir loro a scoprire un’altra realtà.
Una realtà che li possa portare a scegliere di divenire adulti migliori.

Questa storia, avvenuta al Socrate di Roma è, però, una vittoria.
Una sconfitta, dalla quale imparare, invece, per l’autrice della frase infelice.
Ma un’enorme soddisfazione, per la scuola stessa e anche per l’Italia, che può vantare di avere avuto un esempio di giovani donne consapevoli. Che non abbassano il capo al maschilismo. Che hanno capito che devono farsi sempre rispettare. Che portano avanti, in maniera civile, le proprie idee.

Ragazzi giovani, che danno uno schiaffo morale agli adulti.
Una risposta per tutti coloro che non fanno altro che criticare, sempre, le nuove generazioni.
Le studentesse del Socrate, sicuramente sanno perché, dopo questa rivolta, è giusto tornare a scuola con le gambe coperte.
Avranno, però, una sicurezza in più: la consapevolezza di avere una voce, una mente, un senso critico.
Tutte cose, che hanno un valore inestimabile, e di cui, sicuramente, dovranno essere orgogliose.

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