Il premio Sakharov 2020 ai manifestanti bielorussi

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Il premio Sakharov 2020 ai manifestanti bielorussi

“E’ un onore annunciare che le donne e gli uomini dell’opposizione democratica in Bielorussia sono i vincitori del premio Sakharov 2020. Hanno dalla loro parte qualcosa che la forza bruta non potrà mai sconfiggere: la verità. Non rinunciate alla lotta. Siamo al vostro fianco”

David Sassoli

Con queste parole David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo annuncia che il premio Sakharov 2020, per la libertà di pensiero, va ai coraggiosi manifestanti bielorussi. Dedicato alla memoria del fisico sovietico Andrej Dmitrievič Sacharov (premio Nobel per la pace), spetta ad organizzazioni e persone che intendono e hanno inteso difendere i diritti umani, le libertà fondamentali, dedicando la vita a servire questo scopo. Nelson Mandela, le Madri di Plaza de Mayo, l’Onu sono esempi di vincitori di tale stesso premio.
La lotta non si ferma mai e bisogna sostenerla, questo il messaggio di un riconoscimento tanto importante. E l’opposizione bielorussa contro Lukashenko ne è un esempio. Donne e uomini che non si fermano da maggio. In questa premiazione c’è anche un altro messaggio importante: l’Unione Europea è dalla parte dei manifestanti, di chi si oppone alla dittatura. E li sprona a continuare in nome della verità e della giustizia. Anzi invita il presidente ad ascoltare il suo popolo.

Le ragioni del Premio Sakharov

Ma perché questo premio? Da cosa scaturisce la protesta? Il 9 agosto 2020 in Bielorussia ci sono state le elezioni e il presidente Lukashenko è risultato vincitore, per l’ennesima volta. Considerato l’ultimo dittatore d’Europa, governa il paese da 26 anni. Il suo governo è stato accusato di corruzione più e più volte. Ad aggravare la situazione c’è stata anche la cattiva gestione della pandemia da Covid-19.
Già alla fine di maggio i manifestanti erano scesi in piazza a Minsk (e non solo). Le proteste, inoltre, non si sono fermate soprattutto dopo le elezioni, considerate a dir poco controverse. Gli oppositori le hanno ritenute addirittura manipolate. Non a torto, considerando la vittoria con l’80% di consensi contro il 10% della sua oppositrice, Svetlana Tichanovskaja.
Cosa chiedono i manifestanti? Le dimissioni del neo rieletto presidente.
E come risponde il governo di Lukashenko? Arrestando e fermando i manifestanti, reprimendo una rivolta del tutto pacifica. Ed è proprio per questo che i “rivoluzionari bielorussi”, hanno ricevuto il premio Sakharov; la loro è una manifestazione non violenta e democratica contro un regime che soffoca ogni tipo di contestazione, che limita la libertà dei giornalisti, che arresta donne di qualsiasi età.

Le donne emblema delle manifestazioni bielorusse

Le donne sono divenute il simbolo delle manifestazioni in Bielorussia. Come mai? Il popolo si sente rappresentato dall’oppositrice di Lukashenko, Svetlana Tichanovskaja. Unica sfidante, sconfitta nel confronto, ha comunque il sostegno della popolazione e la rappresenta. Non solo ha sfidato il presidente, ma ha anche contestato il risultato elettorale. Dopo la sua fuga in Lituania, per paura di essere arrestata, ha incitato il popolo a continuare le proteste, a non fermarsi.
Un’altra donna è diventata emblema di questi movimenti: Nina Bahinskaja, 73 anni. Lei ha marciato insieme a migliaia di persone per la libertà del suo paese dalla dittatura di Lukashenko. Come molti altri la polizia la ha arrestata, rilasciandola poco dopo. Le forze dell’ordine non si fermano davanti a niente, nemmeno davanti ad una nonna.
Del resto, negli ultimi mesi, il presidente ha fatto arrestare migliaia di manifestanti, per il solo fatto di esserglisi opposti.

Il premio Sakharov 2020 ai manifestanti bielorussi: segnale dell’Unione Europea

Il segnale che il conferimento del premio Sakharov da parte del Parlamento europeo dà, è molto forte: l’Unione Europea non è dalla parte di Lukashenko. L’Unione non lo riconosce come presidente e insieme a Stati Uniti, Regno Unito e Canada, invoca nuove e più giuste elezioni. Non è solo il conferimento del premio ai manifestanti bielorussi a testimoniare questa direzione europea. Le istituzioni hanno già sanzionato la Bielorussia e molti suoi rappresentati: il primo ministro, ma anche la presidente della Commissione elettorale, sono solo alcuni dei funzionari direttamente colpiti. Tra le sanzioni, vi è il divieto di viaggiare all’interno dell’Unione Europea e il congelamento dei conti bancari.
La situazione deve cambiare, il popolo della Bielorussia sta cercando di farlo. Combatte pacificamente un dittatore che ha soffocato le manifestazioni democratiche, con atti di violenza ed incarcerazioni arbitrarie, che ha eliminato e messo a tacere molti dei suoi oppositori.
La dittatura deve cadere e dopo più di un quarto di secolo il popolo si fa sentire.
I Bielorussi difendono se stessi e i loro principi. Ma soprattutto combattono per i diritti umani e la loro lotta non può essere ignorata, ma solo ammirata e celebrata.

PhotoCredit: @HannaMirochnik

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