USA: caos e rivolte, due agenti feriti a Louisville

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Scontri nella notte in Kentucky tra polizia e manifestanti scesi in piazza per la morte dell’afroamericana Breonna Taylor. Due gli agenti feriti.

Stati Uniti incandescenti. Dopo le disastrose rivolte iniziate a maggio con la morte dell’afroamericano George Floyd, negli USA si allarga sempre di più il divario tra una parte della popolazione – le minoranze – e la polizia. Quest’ultima è stata al centro delle rivolte degli scorsi mesi. Dopo l’uccisione di George Floyd – morto per asfissia durante un arresto di polizia – sembra non esserci pace per il paese con le più evidenti disparità sociali dell’occidente. Due agenti sono stati feriti nella notte a causa delle rivolte scoppiate per un’altra esecuzione ai danni di una giovane afroamericana, Breonna Taylor.

Le rivolte della scorsa notte

Louisville, Kentucky. Lo scorso marzo, la 26enne Breonna Taylor viene uccisa per errore nella sua stessa abitazione. A ucciderla fu un poliziotto, che sparò all’impazzata durante una retata antidroga. È di ieri la notizia che ha agitato gli animi. Il Gran giurì (organo americano preposto a stabilire se le prove raccolte sono sufficienti per iniziare un processo) ha deciso di incriminare Brett Hankinson. L’accusa è di negligenza (per la quale rischia fino a 15 anni di carcere). Ma non è stato accusato per l’omicidio della 26enne afroamericana. Tra l’altro, è l’unico a essere finito sotto inchiesta per la morte della Taylor. Gli altri due agenti che si trovavano sulla scena del crimine, per ora non hanno ricevuto accuse formali.

La decisione ha lasciato tutti a bocca aperta

Cinque mesi dopo l’omicidio, la decisione del Grand giurì è la miccia che riaccende gli animi. Negli Stati Uniti post-covid e post-Floyd, la notizia dell’ennesimo omicidio di un afroamericano da parte delle forze dell’ordine e della mancata incriminazione dei colpevoli rischia di diventare benzina sul fuoco di una situazione esplosiva. Ieri sera a Louisville – la città dove la Taylor è stata uccisa – le strade si sono riempite di manifestanti, esasperati per l’ennesimo comportamento discriminatorio, in un contesto (quello americano) dove le divisioni su base razziale sono parte integrante della cultura yankee. E finora sono due gli agenti feriti nelle rivolte della scorsa notte.

Gli Stati Uniti sono oramai prossimi alle elezioni nazionali di Novembre. I due schieramenti principali esprimono la loro solidarietà alla famiglia della ragazza uccisa. Il presidente uscente Donald Trump definisce “una star” il procuratore del Kentucky Daniel Cameron, aggiungendo che “la giustizia non è facile”. Al contrario, il democratico Joe Biden, rammaricato dalle discriminazioni e dal crescente clima di odio e sfiducia nelle autorità, esorta però i manifestanti coinvolti a “non macchiare” il nome di Breonna Taylor con la violenza cieca delle rivolte.

Alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi, il rapporto tra cittadini e autorità si dimostra sempre più fragile. E mostra chiaramente i sintomi di un problema sistemico globale.

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