Anoressia: disturbo del materno o del paterno?

La bibliografia sull’anoressia si arricchisce a favore della figura del padre, in passato più oscurata

Fino a pochi anni fa, le ricerche e gli studi clinico scientifici, ponevano la figura della madre in una posizione assolutamente di rilievo rispetto a quella del padre, satellite che orbitava più da lontano attorno al mondo psichico della figlia. La centralità del padre rispetto al disturbo alimentare dell’anoressia, è stata recentemente “riabilitata”.

Poche parole sull’anoressia

L’anoressica -si parla spesso di anoressiche proprio in virtù della più alta incidenza nelle donne- attua importanti restrizioni alimentari, controllando tutto ciò che ingerisce e contandone le calorie, controlla eccessivamente il suo corpo (body check) ed è anche eccessivamente influenzata da esso.

Riecheggiante è la parola controllo. Queste persone, il più delle volte perfetti e accondiscendenti figli, iniziano a percepire di non poter aver pieno controllo su ogni aspetto della vita. Attraverso il controllo sul cibo si affermano quindi con gli altri, ma soprattutto con loro stessi, secondo questo preciso dogma: “Se non posso controllare tutto, controllerò almeno il cibo”. Inizia così l’ascesa verso il potere a cui l’anoressica vuole accedere, bramando un desiderio di onnipotenza che si attesta ad ogni kilo perso.

L’anoressica insomma, vede nel peso che cala sempre di più la sua gratificazione più grande in quanto, se può arrivare a 38 kili ed essere ancora viva, è invincibile. Pericolosamente, questa sensazione onnipotente la spinge nel sentire di poter fare di più, arrivando così a sfidare la morte.

Alcuni miti da sfatare

Contrariamente a quello che è l’immaginario comune, l’anoressica non si vede più grassa di quella che è. Non vede un’immagine completamente diversa rifessa allo specchio (strizzando l’occhio ad alcuni importanti spot di sensibilizzazione). In questo caso, si ha a che fare con un altro disturbo chiamato Dispercezione corporea o Dismorfismo.

L’anoressica, a differenza della bulimica, non vive con malessere la sua patologia, è infatti una malattia egosintonica; i sintomi sono in linea con il suo desiderio. I bulimici al contrario, vivono con grande malessere la loro condizione (disturbo egodistonico).

Le dinamiche familiari nell’anoressia

Il disturbo anoressico è spesso calato in una grave disorganizzazione familiare. Tutti i membri sono invischiati e troppo presenti nella vita dell’altro, a tal punto da non permettere di individuarsi e percepirsi in quanto distaccato dagli altri. Nelle realtà di matrici familistiche in cui la dinamica relazionale è fondata sull’intrusione e sul controllo, non è difficile immaginarsi i risvolti di cui sopra.

Chiaramente, ogni altro aspetto ha un peso nel determinare le sorti.
Fattori caratteriali e sociali, rivestono anch’essi un ruolo importante nel determinare lo sviluppo o meno della malattia (così come di altre).

C’è la madre ma anche il padre

Se fino a pochi anni fa la bibliografia rintracciava la natura dell’anoressia principalmente nella relazione madre-figlia in quanto legame di forte co-dipendenza che vede madre e figlia prigioniere l’una dell’altra; oggi il ruolo del padre è stato investito di altrettanta caratura.

In alcune storie di anoressia, il padre si dimostra una figura prettamente assente dal punto di vista emotivo, incapace di rispondere a quei fisiologici bisogni affettivi, delegando il carico alla madre che, in quanto portatrice di un peso morale enorme, probabilmente diviene la radice del rapporto fagocitante che si viene a creare con la figlia.

In ultima analisi, la fame di attenzione dell’anoressica che vuole essere vista al punto tale da sparire -nel suo paradosso-, potrebbe essere in alcuni casi (anzi è spesso) la fame della figura paterna.

https://dicanapoli.it/ruolo-del-padre/