Anche nel calcio: la salute innanzitutto

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Anomale prevaricazioni o errate interpretazioni? Tutti hanno un’opinione, ma la situazione resta incerta; anche nel calcio: la salute innanzitutto

Anche nel calcio: la salute innanzitutto! Non seguo più il calcio, per quella di ieri e altre questioni. Nel tempo mi ha letteralmente nauseato, ma il colpo di grazia lo inferse un arbitro barlettano – tale Damato – in un Udinese-Napoli di circa un decennio fa. Trasformò un calcio di rigore, solare e indiscutibile, a favore della squadra azzurra in una espulsione a carico di Maggio.
Non ha importanza ricordare il risultato, quell’episodio mi disgustò definitivamente.
Da anni, inoltre, ho disdetto ogni tipo di abbonamento, con le varie piattaforme. Non ne voglio più sapere.
Se dicessi che, di tanto in tanto, non degno neppure di uno sguardo il mondo del pallone, direi una bugia. Vedo qualcosa, con disincanto e con assoluta distanza.

Tuttavia se questioni campanilistiche si fanno strada, è evidente che mi fanno piacere certi risultati.
Resta, indiscutibile, il vulnus come, ormai, siamo ad una sorta di circo.

Un fenomeno economico senza alcun barlume di attaccamento alla maglia

E’ un affare in cui entrano proprietà e dirigenze avulse da qualunque coinvolgimento passionale; caratteristiche straniere calate in realtà nostrane; interessi senza molte prospettive separate da bilanci e plusvalenze.
Un esercito di giudici; tre in campo coordinati da una supervisione tecnologica e da un quarto uomo. Impacciati soggetti, pervenuti alla massima scena calcistica, vestiti di giallo, di rosso, di viola o di nero, a seconda della scenografica cromatica delle squadre in campo.
Danni un po’ ovunque, in un mondo che vive nella propria dimensione e, a tratti, denotando perfino arroganza e autoreferenzialità, oltremodo sgradevoli.

Forza sulla inefficacia e sull’approssimazione

Si discetta su un protocollo che non si capisce bene quale contezza può avere: è come se un’associazione privata decidesse che tutti quelli con i capelli biondi, accedendo alla sede associativa, devono entrare a gattoni. Tale decisione, per quanto strampalata, può essere assunta in un contesto ristretto, ma all’esterno – appare evidente – se gli stessi associati dovessero procedere a “quattro-zampe”, di certo ci sarebbero interventi medici specifici.
Più o meno, mutatis mutandis, il discorso è abbastanza analogo. Un protocollo tra privati, senza avere alcuna considerazione delle normative nazionali e regionali – dice qualcosa il titolo V della Carta Costituzionale? – vorrebbe imperare su specificità e criticità assai gravi.
Siamo alle comiche finali?

La sensazione che qualcosa non giri per il verso giusto è storia antica, ma che si potesse arrivare a decidere di non decidere, per poi dover decidere qualcosa su cui un lungo iter burocratico potrebbe mettere in ridicolo l’intero impianto fin qui “raffazzonato”, è veramente oltre ogni immaginazione perversa  e scellerata.
Bastava, forse, attenersi alle competenze ed al buonsenso.
Adesso, quasi certamente, “balleranno” tre/quattro punti per cinque gradi di giudizio. In effetti, senza voler essere pessimisti, si può immaginare che la definizione della faccenda possa avere soluzione verso maggio 2021.
Auspicare un appianamento, basato su criteri di assennatezza e capacità, è forse troppo?

Intanto una “trottola” si è messa in moto; giudici di gara arrivati (a spese di chi?) per nulla; sceneggiata sul rettangolo di gioco in ottemperanza ad una farsa che era necessario evitare; dichiarazioni fuori luogo, riprese da telecamere “prezzolate” da cospicui introiti versati dai tifosi, amplificate da voci non sempre lucide, volendo far credere che anche nel calcio la salute innanzitutto
Credo che qualcosa di meno “stupido” si poteva e si doveva fare.

Un contegno da verificare, anche nel calcio: la salute innanzitutto

Il comparto, tutto, deve darsi una regolata. Il circo potrebbe trovarsi assai spiazzato.
Sarebbe sufficiente un accordo – forse impossibile e non attuabile – tra tutti gli utenti; un passaparola, una sintonia, una collaborazione nazionale. Per due settimane nessuno si sintonizza sulle reti calcistiche, in nessun caso  i tifosi frequentano gli stadi. Le interviste, le riprese all’arrivo, le telecronache, le sintesi, i commenti, tutti argomenti lasciati a se stessi ed a chi li  considera, essendo parte attiva. Dall’altra parte dello schermo nessuno.
Si annuncia una battaglia legale che, a mio sommesso avviso, non può che sfociare in una sola decisione.
Resta, forse, la speranza che qualcuno se ne renda conto e “blocchi” un altro disfacimento nostrano.
La salute innanzitutto? Aggiungerei che anche altri settori  dovrebbero avere la precedenza sul circo di cui sopra.