Amo il mio cane come fosse un figlio

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Amici a 4 zampe

Ormai la scelta di avere un animale domestico nelle famiglie è sempre più diffusa.

Secondo l’ultimo Rapporto Assalco Zoomark 2020, i cani presenti nelle famiglie italiane sono 7 milioni. 

Molti esperti, tra sociologi e psicologi, hanno sottolineato i benefici che gli amici a 4 zampe producono: accarezzarli e coccolarli riduce i livelli di ansia e stress, aiutano ad affrontare meglio la solitudine, favoriscono la socializzazione, incrementano autostima ed empatia. 

Non a caso, grazie alla presenza dell’animale, vengono attivati interventi terapeutici, educativi o ludici con bambini, anziani, persone con disabilità o disturbi psichiatrici.

Un amore morboso

Nonostante gli indiscussi effetti positivi che gli animali apportano alla nostra vita, ci sono persone che sviluppano un eccessivo attaccamento nei loro confronti, cadendo spesso nell’isolamento.

Alcune persone si considerano genitori del proprio cane o gatto, li trattano come bambini, li vestono, li chiamano con nomi di persona, dormono insieme nel letto, condividono il pasto facendo mangiare loro, spesso, alimenti non adatti.
Tutto questo potrebbe influire negativamente sulla psicologia e le abitudini degli animali.

Ci chiediamo, quindi: amiamo l’animale per quello che è o per quello che rappresenta? 

Single, anziani o persone divorziate molte volte decidono di prendere un animale per sopperire a una mancanza
Molte coppie che scelgono di adottare un cane sostituiscono nell’immaginario e nei comportamenti un figlio mancato, che non hanno potuto avere o perché hanno deciso di non procreare.
Così facendo, gli animali finiscono per diventare un supporto emotivo di cui non si può fare a meno, compensano frustrazioni, appagano i nostri bisogni di affetto oppure sostituiscono relazioni sociali più difficili da costruire. 

L’amore e l’impegno verso un altro essere umano è sicuramente più complesso, rispetto all’amore per gli animali che sono più docili, fedeli e accondiscendenti. Non chiedono nulla in cambio, se non essere amati.

Gli studi

Alcune ricerche hanno dimostrato che i cani provano sentimenti d’amore nei riguardi dei loro padroni: un sentimento corrisposto che scaturirebbe dal contatto visivo. 
Uno studio recente, eseguito in Giappone, ci spiega che è possibile amare il proprio cane come un figlio. Esso afferma che attraverso il contatto visivo e il contatto fisico si stabilisce un legame ed è in quel momento che il cervello rilascia ossitocina, l’ormone dell’amore, che si attiva in presenza di una relazione affettiva.

Questo avviene a prescindere dai soggetti dell’interazione, siano essi umani o animali.

Il professor Miho Nagasawa, del Dipartimento di Scienze Animali e Biotecnologie dell’Università di Azabu, ha condotto un esperimento a cui hanno partecipato 21 padroni con i propri animali: i ricercatori hanno misurato il livello di ossitocina nelle urine dei padroni e hanno scoperto che la quantità presente era pari a quella normalmente prodotta quando un genitore abbraccia il proprio figlio.

Considerare gli animali membri della famiglia e preoccuparsi per loro è del tutto normale, sebbene per qualcuno potrebbe risultare “ridicolo” ed esagerato.
Tuttavia pensare che siano umani e trattarli come tali, può essere negativo per loro.

L’umanizzazione è un atteggiamento diffuso a cui viene dato il nome di antropomorfismo. Vuol dire assegnare agli animali sentimenti o attitudini tipicamente umani e a loro estranei.

Clive Wynne, studioso del comportamento animale, ha rilevato che i cani sono molto infantili e hanno comportamenti tipici dei bambini, per cui chi se ne prende cura prova le stesse emozioni che si provano quando si accudisce un neonato.

L’errore di umanizzare

Per quanto ci piaccia pensare che il nostro cane sia un bambino, che sia più felice ad essere trattato al pari di una persona e che “gli manchi solo la parola”, finirà comunque per dare retta ai suoi istinti: di caccia, sessuali, di protezione, etc.

Quelle che per noi possono essere semplici manifestazioni di affetto, per loro risultano inutili e invasive, se non addirittura dannose.

Sentimenti eccessivi d’amore e umanizzazione non rispettano la vera natura degli animali, reprimono i loro istinti, le loro esigenze e potrebbero generare stress e nevrosi.

I bisogni di un animale sono molto più semplici: cibo, rifugio, amore e, soprattutto, regole. I limiti e le regole sono fondamentali per avere un animale sano e felice. 

Il cane, per esempio, ha bisogno di routine, prevedibilità e di una guida.
Il suo cervello e le sue modalità relazionali sono diverse.

Dal momento che ragiona per causa-effetto e, manca del linguaggio umano, non è consapevole di tutte le motivazioni comportamentali che guidano invece gli umani. Per esempio, accarezzare un cane che abbaia e ringhia, per noi significa cercare di tranquillizzare il cane, come faremmo con un altro umano; per il cane invece significa “bravo, continua così”. 

Stessa cosa abbracciare e stare vicino al proprio cane mentre prova paura dei fuochi d’artificio viene percepito come un rinforzo delle sue emozioni e quello che è portato a memorizzare è “va bene essere in ansia e mostrare questa emozione”. 

Per concludere…

Non si vuole mettere in dubbio che sia possibile amare un animale al pari di un essere umano o che sia sbagliato considerarlo parte della famiglia.

Per quanto possiamo amarlo, resta un animale con propri istinti e bisogni e lasciarlo dormire nella propria cuccia senza coperta o dar da mangiare solo croccantini non ci rende cattivi padroni così come viziarlo, coccolarlo e umanizzarlo non ci rende i padroni migliori del mondo.

Sarebbe opportuno cercare di instaurare un rapporto più naturale e spontaneo con i nostri cani e gatti per contribuire al loro equilibrio psicofisico e ad una vita serena e soddisfacente.

Sitografia

Trattare i nostri animali domestici come umani: perché facciamo loro un danno

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