Trumpati o Bidentati?

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Gli americani alla scelta del nuovo Presidente

Cinquanta Stati ed un Distretto Federale si accingono a votare il 46° Presidente a stelle e strisce.

Un politico di lungo corso, con una già notevole esperienza nelle vesti di 47° Vice Presidente, quando l’inquilino della Casa Bianca dal gennaio 2009 al gennaio 2017 –  era Barack Obama.

Un esponente del Partito Democratico che annovera, all’età di 78 anni, una miriade di cariche rivestite. Oltre alla già citata Vice Presidenza, Joe Biden, è stato – da senatore dello stato federato di Delaware – Presidente della Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America; arrivando fino alla carica di Presidente del Comitato di Controllo sul narcotraffico internazionale.

Durante la campagna elettorale, per arrivare a sfidare il repubblicano Trump, ha lasciato sul terreno illustri partecipanti.

Le differenze politiche

L’attuale 45° Presidente USA non ha certamente lo stesso curriculum politico del designato sfidante e, tra l’altro, la pandemia – con circa centomila vittime – sembra averne minato molto credibilità e future ambizioni.

La situazione, alla luce dei sondaggi proiettati al prossimo 3 novembre, vede in vantaggio Biden, ma, è risaputo, il sistema americano è abbastanza “complicato” in sede di previsioni.

Nella passata competizione Hillary Clinton si affermò nel consenso popolare, ma le fu fatale il voto dei delegati statali che, con il loro peso decisivo, fecero pendere la bilancia a favore di Donald Trump.

L’affermazione dello sfidante democratico, appare più consolidata negli stati con una maggiore disparità del reddito e, inoltre, le caratteristiche sociali ed economiche del Paese dello “Zio Tom” hanno una valenza assai pregnante nell’esito finale.

Insomma, il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America sarà ancora un eclettico ed improvvisato personaggio, oppure un navigato uomo politico con ben altro spessore in materia?

Al momento il secondo appare in vantaggio, ma la partita appare ancora aperta.

Saranno, forse, i grandi elettori a decidere (Delegati), però, certamente, non è scontata la riconferma dell’uscente.

La popolarità è un fatto, la percezione negativa un altro.

Verso il rush finale

E’ una differenza assai reale; da una parte Trump si riafferma grazie alla propria notorietà, dall’altra perde colpi perché infonde una sensazione sfavorevole.

Un dato importante per Biden, lanciato verso l’ultimo scorcio della sfida con il favorevole vento delle argomentazioni sensibili e del settore industriale.

La California, con 55 delegati, relega Trump circa trenta punti dietro a Biden; il Texas, forte di 38 delegati, dà all’uscente un vantaggio di appena due punti scarsi sullo sfidante.

Quei territori potrebbero essere decisivi per il risultato finale?

Lo sapremo il prossimo 3 novembre.