O’ tiempo se ne va: addio ad Alfredo Cerruti, fondatore degli Squallor

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Dalla discografia alla televisione, passando dai lavori con Arbore fino alla sua relazione con Mina negli 70, per arrivare alla creazione del dissacrante gruppo napoletano; addio ad Alfredo Cerruti, fondatore degli Squallor

Addio ad Alfredo Cerruti, fondatore degli Squallor

Sono Alfredo Cerruti, ex discografico di successo, voce narrante degli Squallor e uomo fondamentalmente assai felice. Non covo invidie, non ho rancori, non ho neanche un cazzo di minuscolo rimpianto e non concedo interviste dal ’79

Così esordiva Alfredo Cerruti in una delle sue ultime interviste rilasciate nel 2014, al Fatto Quotidiano. È morto a 78 anni, mente poliedrica, artista a tutto tondo, uomo di cultura e gran professionista, con i crismi della rockstar.

La vita

Nato a Napoli nel 1942, ha lavorato come produttore discografico nella società Edizioni Adriatica. Dal 1970 è stato direttore artistico della casa discografica CBS (nel 1972 ne diventa produttore esclusivo) dove lavora fino al 1976, anno in cui passerà alla CGD, in cui rimane per sei anni.

Nel 1982 passa alla Ricordi, dove ricoprirà sempre il ruolo di direttore artistico fino al 1986.  

“io ero il direttore artistico della più grande etichetta italiana, con la Rca di Roma, e decidevo io se un brano funzionava o no, si trattasse di un artista al debutto o di un gruppo già affermato come i Pooh.

“Aveva un talento incredibile nello scovare gli altri talenti: persone come Gigliola Cinquetti o i Pooh furono sue scoperte”, dichiara un commosso Renzo Arbore all’ANSA. Lo stesso Renzo Arbore con il quale Cerruti ha lavorato a stretto giro in un’altra delle sue dimensioni, nelle quali ha sempre saputo distinguersi: quella di autore televisivo. Nel 1987-1988, i due saranno entrambi protagonisti di “Indietro tutta!“, programma cult nella televisione di quegli anni, nel quale Cerruti è la voce del Professor Pisapia ed una delle due voci dello sketch Volante 1 a Volante 2, passato alla storia ed interpretato insieme all’amico e collega Arnaldo Santoro.

C’è stata una tv migliore. Lavorai con Arbore a Indietro tutta. Era un mezzo capolavoro quel programma. Ci ritrovavamo a casa di Renzo con la mortadella e le michette. Poi, a pancia piena, ragionavamo. Certe indicazioni le davo direttamente dalla terrazza. Con Boncompagni, Renzo e Mario Marenco, ci siamo divertiti come bambini felici.

Gli Squallor: addio ad Alfredo Cerruti, fondatore degli Squallor

“Io e miei compagni d’avventura eravamo organici al mondo della musica. Avevamo a che fare con i cantanti e i cantanti sono degli scassacazzi senza eguali. Egotici, arroganti, autoreferenziali. Volevano questo e pretendevano quell’altro. Gente micidiale. Usciti dai nostri incontri quotidiani con le stelle della musica, eravamo neri come la notte. Allora pensammo di donarci un po’ di luce. Parodiammo il nostro universo e in quel modo ci salvammo l’anima.

Fu così che nacquero gli Squallor, progetto figlio della necessità di esprimere l’assoluta libertà di una parte della cultura degli anni ’70, andando contro perbenismo e ipocrisia.

Si creò una comunità di insospettabili che superava il conformismo e sembrava capire il senso del nostro esperimento. Quando con il secondo disco vendemmo settantamila copie intuimmo che il nostro passatempo non era più soltanto un hobby a cui dedicarsi nei ritagli di tempo. Nel non prenderci sul serio, nel ribaltare le consuetudini, nell’esagerare consapevolmente, nell’usare una volgarità apparente per dire qualcos’altro. Nell’Italia bigotta dell’epoca la libertà di espressione mancava come l’aria.

Fu proprio questa capacità di utilizzare il linguaggio di tutti i giorni, condito da qualche parolaccia anche oltre il colorito, che consentì al gruppo di diventare un fenomeno di massa dell’Italia di quel tempo, di giovani e meno giovani. Grazie alla necessità di prendere in giro ipocriti e benpensanti, essendo volgari ma mai sguaiati.

L’inizio e i successi

Ero rimasto colpito da un vecchio film inglese “Il mio amico il diavolo”. Uno dei personaggi interpretava una canzone che per buona parte alternava parti cantate a parte recitate. Provai a fare la stessa cosa utilizzando la base di Lady Barbara dei Profeti e in un giorno di caldo mostruoso, nacque il nostro primo pezzo, 38 Luglio. I miei amici ridevano. Gli chiesi cosa cazzo avessero da ridere. Non seppero spiegarlo. “Funziona Alfrè, che ti dobbiamo dire?“. Avevano ragione.”

Partì tutto così, per una intuizione, una voglia di evasione. Un progetto nato e portato avanti tra amici: Cerruti, Toto Savio, Giancarlo Bigazzi e Daniele Pace. Tutti artisti di un certo livello, che avevano già lasciato una traccia importante all’interno del panorama musicale italiano. Bigazzi e Pace, due grandissimi parolieri: a firma del primo successi del calibro di Rose Rosse, Se bruciasse la città, Gloria; a firma del secondo testi come E la luna bussò, In alto mare. Toto Savio, musicista e compositore sopraffino, padre di due pezzi come Maledetta Primavera e Cuore matto!.

“Con Bigazzi, Pace e Savio eravamo amici. A fine giornata, dagli uffici in Galleria del Corso a Milano, scendevamo al ristorante Santa Lucia, e lì facevamo tardi raccontandoci i fatti della giornata, mettendo sempre in mezzo chiunque in un clima di cazzeggio allo stato puro in cui non risparmiavamo neppure noi stessi, la regola era non prendersi troppo sul serio. Del resto, avevamo a che fare per tutto il santo giorno con quegli scassacazzi dei cantanti, con le loro assurde pretese, le gelosie e le ripicche, così compensavamo a tavola.”

Gli Squallor hanno segnato un’epoca ed hanno unito un’intera nazione, aiutando il popolo napoletano in particolare, ad identificarsi in quelle espressioni così dissacranti e forti che venivano inserite all’interno delle loro canzoni. Hanno dato aria, concedendo libertà d’espressione, a tutto lo stivale. Gli Squallor erano avanti anni luce e lo confermano le migliaia di ragazzi e ragazzi appartenenti alle nuove generazioni, che ancora portano avanti la loro eredità: siamo ancora qui ad intonare Curnutone, Va’ Fanculo Con Chi Vuo’ Tu, Chi cazz m’o fa ffà.

Canzoni diventate inno di un popolo, simbolo di riconoscimento al pari della pizza o della sfogliatella. Perchè gli Squallor siamo un po’ tutti noi: persone con la voglia di fuggire dalla opprimente realtà vissuta, che dedicano qualche minuto della loro giornata al libero cazzeggio.

In alcuni casi, se ti va bene, riesci a vendere anche 400 mila copie in soli 5 anni, come accaduto a loro.

Gli Squallor sono fenomeno artistico e culturale, patrimonio intera della musica italiana. Preserviamoli, condividiamoli, cantiamoli.

Ciao Alfredo, “si ‘stu core rimane sulo tu vafanculo cu chi vuò tu”

Photocredit: @IdentitàInsorgenti

Fonti:
http://www.squallor.com/rassegna-stampa/lintervista-di-alfredo-cerruti-al-fatto-quotidiano/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Cerruti
http://www.squallor.com/rassegna-stampa/intervista-la-verita/

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